Teatro Furio Camillo

Per conoscerlo, questo teatro va vissuto

Anche quest’anno la presentazione della nuova stagione teatrale 2016/2017 ha riservato ricche sorprese per gli astanti. Come sempre l’anticamera del teatro sono le foto, che accolgono i presenti con le loro sfumature, i loro colori e i loro B/N.

A cura del CSF Adams vediamo quindi esposti gli scatti di Emanuele Peschi, Franco Gerino, Gaia Recchia, Federica di Benedetto, Stefano Iogan, Alessandro Tragani e Matteo Nardone. Le foto racchiudono le luci, le acrobazie, le attese e la fatica del percorso degli spettacoli di acrobazia finora rappresentati a teatro, che faticosamente e con coraggio Roberta Castelluzzo porta avanti con la sua Materiaviva.

Siamo stati deliziati dal suono di un’orchestra clownistica composta da un ukulele, un clarinetto e una minibatteria. Di seguito, mentre alcune persone erano immerse nel percorso sensoriale – un vero e proprio viaggio esperienziale – il pubblico attendeva di entrare all’interno del Teatro.

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Il programma è stato presentato da Paolo Scannavino, Roberta Castelluzzo e Linda Di Pietro. Potremo così vivere di intensità emotiva, qualità che al Teatro Furio Camillo non manca mai, e vivere un anno all’insegna dell’attenzione sul corpo e sui sensi.

Molti i corsi previsti, tra cui quello inerente il teatro classico, tenuto da Gianluca Riggi, e quello sul corso di yoga, tenuto da Silvia Antonelli e rivolto anche al lavoro propedeutico dell’acrobatica aerea, in quanto lo scopo è quello di lavorare e collaborare tutti insieme: maestri e allievi.

Paolo Scannavino, invece, intratterrà i suoi alunni nel corso di Teatro Comico. Il Percorso Sensoriale (di nuovo il 10 ottobre) sarà una vera esperienza dedicata a pochi spettatori alla ricerca di indizi per stimolare la propria curiosità. Nato da un’idea di Vargas, antropologo e regista, trova l’interazione tra lo spettatore e gli abitanti della casa, ossia gli attori. Un percorso adatto quindi a chi vuole approfondire la poetica dei sensi.

Battiti, la rassegna di Circo Teatro, aprirà le porte dalla metà di novembre per tre settimane, mentre Tre Passi di Donna, quest’anno, durerà solo tre giorni e sarà dedicata al teatro danza al femminile.

La compagnia teatrale Macondo racconterà Milton, una drammaturgia originale di Emilio Bonone con musiche originali di Francesco Pecchia. Tra parola e suono ci si inoltrerà in territori nuovi.

Tutte le domeniche alle 11:00 i bambini, invece, saranno accolti negli spazi teatrali con spettacoli a loro dedicati.

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Nel 2016 nasce l’Accademia Materiaviva di arti performative rivolta sia agli amatori, sia ai professionisti, con corsi interessanti: acrobatica aerea; corso di recitazione e interpretazione del testo; teatro comico; corso di teatro sensoriale; yoga.

Due workshop sono inseriti nel programma: La regia del circo, tenuto da Gilles Defacque e Clown, e Identità Comica del corpo, tenuto da Andrè Casaca. Altri corsi intensivi saranno introdotti durante il corso dell’anno: danza contemporanea ed espressività corporea; uso della voce; acrobatica; palo cinese; intensivi su tecniche di acrobatica aerea; clown; regia per circo e teatro; danza verticale; manipolazione di oggetti e giocoleria.

Un appunto bisogna farlo. Il discorso ben mirato della Castelluzzo ha contribuito, speriamo, a far svegliare le coscienze. Il verde, colore secondario e protagonista lo scorso 30 settembre, è stato riconosciuto come colore rappresentativo della rabbia. Essendo il Teatro Furio Camillo un teatro indipendente, non vive di finanziamenti pubblici: in questo modo si è voluto sottolineare il rancore contro la voce dei giornalisti che pecca non divulgando, non andando a teatro e non scrivendo le notizie di propria iniziativa, per un copia e incolla dei Comunicati Stampa ricevuti. Il pubblico, pertanto, è stato invitato a farsi portavoce delle iniziative teatrali: “siate voi l’informazione”, è stato consigliato con ardore.

Fortunatamente non tutti i giornalisti sono indifferenti alle notizie, e differenziandosi riescono a esprimere il loro pensiero. Sosteniamo quindi questa idea, perché chi opera all’interno della struttura non crede che fare cultura debba essere proprio di un’élite, bensì un atto di coraggio, di verità e di orgoglio per la società.

Annalisa Civitelli

Foto: Matteo Nardone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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