Blues in sedici

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Nel panorama teatrale romano oltre ad affacciarsi un nuovo spazio, sta emergendo anche un po’ di contemporaneità. Questo è l’esempio di “Blues in sedici” andato in scena il 6 e il 7 aprile all’Alrove Teatro Studio, in zona cipro della capitale

Per la regia di Ottavia Bianchi la rappresentazione vede sul palco, oltre la stessa regista, anche Giorgio Latini, Alessandra Mortelliti e Stefano Vona Bianchini, i quali, all’interno di una scenografia essenziale e tutti vestiti di nero, creano un connubio interessante tra letture, canto e musica.

L’opera di Stefano Benni, che entrambe le serate era in sala ad assistere alla pièce, grazie al suo peculiare stile di scrittura ha reso possibile la messa in opera del suo testo grazie ad un’interpretazione carateristica e peculiare.

Le quattro differenti voci – vibranti, calde, acute, limpide – leggono, cantano brani blues, interpretano con ritmo e sonorità la scrittura poetica, surreale, visionaria e atmosferica di Benni, che ci arriva vivida e lascia immaginare dimensioni, situazioni, caratteri dei personaggi, sofferenza, emozioni e sentimenti.

La nevroticità delle metropoli, della vita persa davanti ai video giochi, di realtà familiari, sono un insieme in cui l’accompagnamento della chitarra elettrica suonata da Giacomo Ronconi segue ogni andamento della storia. A volte però i suoni striduli disturbano le letture, ed è un vero peccato.

Si susseguono così i racconti con equilibrio ricercato; gli interpreti infatti prestano le loro voci a ogni personaggio del versatile testo di Benni: L’indovino; Il padre (Stefano Vona Bianchini); La madre (Ottavia Bianchi); Il figlio (Giorgio Latini); Lisa (Alessandra Mortelliti); Il killer (Stefano Vona Bianchini); e di nuovo L’indovino; infine, Le stagioni; Il figlio (Giorgio Latini); Lisa (Alessandra Mortelliti); Il killer; Il teschio (Giorgio Latini).

Si respira con vivacità qualcosa che può appartenere a qualsiasi città anche in versione notturnaSuoni e odori sono finalizzati a indurre lettore e spettatore nel riflettere sulla mancanza di lavoro, l’inquinamento, la malavita, il malcontento generale sulla società che viviamo attraverso metafore e rime distinguibili, come per esempio “nuove sporche” oppure il “nero nei polmoni“.

Una critica sociale dunque si inserisce tra le righe di “Blues in sedici”, sofisticato esempio di teatro contemporaneo. Un insieme evocativo e sensoriale composto da un flusso di parole reso con leggerezza, calma e cadenza dalle voci degli attori, che riescono a tutto tondo a donarci scorci metropolitani tanto vicini quanto lontani alla vita di ciascuno di noi.

Annalisa Civitelli

Foto: Andrea Samonà

 

 

Altrove Teatro Studio

6 e 7 aprile

Blues in sedici 

di Stefano Benni

Lettura per Coro e Voci Sole e Musica dal Vivo

regia Ottavia Bianchi

con Ottavia Bianchi, Giorgio Latini, Alessandra Mortelliti e Stefano Vona Bianchini

Giacomo Ronconichitarra

 

 

 

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