Donne a raggi X …

  Marie Curie e Hedy Lamarr, ve le racconto io

Due menti a confronto

Il 7 novembre 2017 il Teatro Sala Umberto di Roma ha ospitato lo spettacolo “Due donne a raggi X, Marie Curie e Hedy Lamarr, ve le racconto io”. Con la regia di Giampiero Ciccò ha preso forma l’intrattenimento di Gabriella Greison

È esistita un’era in cui, per una donna, fare la scienziata era un azzardo. Come diceva Rita Levi Montalcini, essere una scienziata equivaleva quasi ad essere un’artista: non si era pagate quanto un uomo, non si era rispettate quanto un uomo, né si avevano gli stessi diritti di brevetto rispetto a un uomo.

La prima domanda che sorge spontanea è: perché si sceglie di portare in scena una tematica come questa, ad un primo impatto poco allegra? La risposta è giunta durante la narrazione, ovvero perché quell’era non sembra tanto distante dalla nostra e sebbene un poco lontana, anche oggi ci si aspetta che una donna sia innanzi tutto una brava madre e una brava moglie. Prima che ogni altra cosa.

Dobbiamo sicuramente liberarci di questo retaggio, anzi quello che stupisce è che non siamo ancora riusciti a farlo: abbiamo imbrigliato l’atomo e fatto numerosi passi in avanti in campo scientifico eppure non siamo riusciti ancora a fare questo ulteriore avanzamento culturale.

Diventato chiaro il motivo per il quale lo spettacolo è stato portato in scena, è giunto il momento di parlarne più diffusamente: esso ha messo in primo piano la vita di due donne dalla formidabile fama. Da una parte la donna di scienza: Marie Curie; dall’altra l’attrice Hedy Lamarr.

Nelle peripezie di vita della prima si intreccia l’adolescenza della seconda, presente ad una lezione accordata al suo liceo e presenziata proprio da Marie Curie. Ci si chiede quanto quella ragazzina sia riuscita ad assorbire dalla lezione della geniale chimica e fisica polacca.

Sicuramente fu una giornata incisiva, se si considera che Maria Slodowska (questo era il suo vero nome) era vincitrice di due Nobel. Uno per gli studi compiuti insieme al marito sulle radiazioni e uno per la sua scoperta del radio e del polonio. Siccome era cresciuta nella Polonia russa, dove le donne non erano ammesse agli studi superiori si era trasferita a Parigi e si era ‘laureata in fisica e matematica’ alla Sorbona.

Hedy Lamarr invece, dopo l’esordio nel cinema austriaco, si era trasferita a Hollywood per allontanarsi dal nazismo dove divenne un’icona di bellezza. Di rado viene ricordata come inventrice, invece brevettò un sistema per trasmettere informazioni su frequenze radio. Praticamente ignorato durante la Seconda Guerra Mondiale esso è alla base della tecnologia di trasmissione usata nella telefonia e nelle reti wireless.

È imbarazzante scoprire come Marie Curie e Hedy Lamarr si siano ridotte nell’ultima fase delle loro esistenze: la prima alla continua ricerca della perfezione estetica, lei che non si era mai curata di simili frivolezze; la seconda a rincorrere brevetti e riconoscimenti, forse perché nessuno aveva mai ricordato i suoi studi a vantaggio della sua bellezza.

Probabilmente gli autori volevano darci una chiara prova del fatto che non si sa mai bene come vivere la propria femminilità senza diventare eccessive, in un senso o nell’altro. Eppure siamo stati di fronte a delle donne che ebbero da dire la propria in fatto di innovazione dei tempi.

Cristina Fusillo

 

Teatro Sala Umberto

7 novembre

Due donne a raggi X, Marie Curie e Hedy Lamarr, ve le racconto io

di Gabriella Greison e  Giampiero Cicciò

regia Giampiero Ciccò 

con Gabriella Greison

 

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