Edipo – Il mito, nel teatro, nella letteratura, nella musica

Lezioni di letteratura greca 

Teatro Palladium di Roma. 7 marzo. Edipo Re. Due tempi, due mondi opposti e lontani: uno dei quali ci viene riproposto con vigore e passione. E noi non dobbiamo far altro che abbandonarci all’ascolto della poesia sublime di Sofocle, Cocteau, Durrenmatt, Seneca, e France, per capire le varie interpretazioni di Edipo re

Glauco Mauri e Roberto Sturno leggono vari capitoli ripresi dalle scritture dei suddetti scrittori: l’enfasi che rimandano ci viene donata con eleganza; la portata di voce cadenzata e ritmica, restituisce alla platea gli stati d’animo dei protagonisti della tragedia greca. Si vivono dunque il forte senso di orgoglio, di giustizia e dei valori a cui gli eroi greci ci hanno abituato.

Edipo il mito: nel teatro, nella letteratura, nella musica, lettura-spettacolo promossa dall’Università degli Studi Roma Tre e dalla Compagnia Glauco Mauri Roberto Sturno, non ha di certo disatteso le aspettative del pubblico. Musica, videoproiezioni, e parola sono le componenti di questo evento, qualitativamente valido e che risveglia il nostro sopire nei confronti della cultura in generale. La regia a cura di Andrea Baracco e dello stesso Mauri, si avvale di tocchi sofisticati che fanno si che la pièce sia perfetta e pulita, per come è stata presentata al pubblico.

I brani tratti da Edipo Re e Edipo a Colono, di Sofocle, La morte della Pizia, di Friedrich Dürrenmatt, Edipo, di Seneca, La guerra del Peloponneso, di Tucidide (libro II), La macchina infernale, di Jean Cocteau, subiscono una vera e propria interpretazione d’eccellenza. Intervallati dalla musica di formazione cameristica, sono una vera e propria lezione sia di vita, sia di letteratura classica.

Assistiamo dunque a una tragedia nella tragedia, condotta magistralmente da Mauri e Sturno, seguendo la poetica dei testi, essenza della letteratura greca. La vicenda di Edipo è di fatto molto conosciuta. Le immagini di sottofondo sono le vicissitudini di guerra, di vita, dei soldati, delle malattie (la peste), della poesia, della sofferenza: un insieme guidato dagli Dei e che mai corrisponde alle leggi umane. Viviamo dunque, attraverso due voci imponenti, monologhi e dialoghi in cui Edipo si confronta con il coro, con sé stesso, Creonte, il Messo, la Pizia, e Polinice, considerando anche la sua vita a Colono.

Viviamo quindi il tormento interiore del re, il quale appena conobbe la verità sul suo passato (uccise suo padre senza saperlo, e con sua madre generò dei figli) si accecò: maledetto dagli dei, perse il titolo di re di Tebe, e andò in esilio. Dalle letture emerge una forte pesantezza del vivere, presenza costante in tutto il corso dell’esibizione. Domande esistenziali vengono a galla: “viviamo o siamo nati nel luogo giusto?” o “perché siamo nati?”. Poiché, probabilmente non ci si sente idonei sulla terra che si abita. Dunque tutto ruota intorno all’esistenza della vita, quella umana, sebbene il regno degli dei sia molto influente e ha potere decisionale. Una lotta tra il bene e il male, che risalta tramite l’uso delle costanti metafore.

Gli interventi musicali, curati da Luca Aversano, si inseriscono alla parola con linearità, che rende tutto l’evento perfetto: il coordinamento – fra parola e musica – è affidato alla maestria di Andrea Baracco. Tratti dalle opere di Johann Sebastian Bach, George P. Telemann, Claude Debussy, Jacques Ibert, Maurice Ravel, André Jolivet, Nino Rota e Igor Stravinskij, la loro esecuzione è prettamente dal vivo: Marta Rossi al flauto, Lamija Talam all’oboe, e Raffaella Mattarelli all’arpa. Anche la musica, quindi, è stata influenzata dalla tragedia di Edipo, infatti Edipo Re è stato musicato da Igor Stravinskij, mentre altri grandi musicisti hanno scritto le musiche di scena per Edipo a Colono.

L’insistenza sulle insicurezze del re ci giungono vivide: egli si allontana dal trono perché ha paura di quello che potrebbe accadere e soprattutto di sé stesso. Di questo vagabondare esistenziale Edipo fa la sua vita: soffre del non sapere essere all’altezza o del non riconoscersi nel ruolo che gli è stato dato. Pur avendo ucciso il padre non sente alcuna colpa: il senso di giustizia è infatti forte, ma soprattutto è caratteristico di queste opere, e viene qui rappresentato molto bene.

Eccellenti le differenze di rappresentazione e di linguaggio che i due interpreti hanno adottato rispetto alla storia del re greco, facendoci così arrivare le diverse interpretazioni degli autori. La portata espressiva è intensa: comunica sentimento, trepidazione, dolore, e disperazione. La forza dei sentimenti e il senso di giustizia (molto desiderato) sono frutto dei pensieri dei personaggi, abitanti di Tebe, i quali si muovono in modo immaginifico. La lettura, quindi, gioca su differenti tonalità, soprattutto quella giocosa di Cocteau (1934) riesce a stupire e divertirci: nel dialogo tra Giocasta e Tiresia, il giullare-indovino è impersonato in modo perfetto da Roberto Sturno. La recitazione divertente e ironica, ritmica e calibrata, verso il finale è più mesta e calma, ammorbidendo così i toni iniziali, carichi e densi di pathos.

Ogni lettura viene introdotta da una video proiezione, la quale riporta il titolo e una frase emblematica di ogni capitolo; la scelta della grafica è inerente alla performance, infatti i caratteri  grafici (verdana – san serif) evidenziano il periodo storico contestualizzato. Le uniche due immagini rappresentano un uomo e una donna che si coprono gli occhi con le loro mani, identificando così il concetto che in vita bisognerebbe saper vedere, non essere ciechi, poiché si sarà sempre pronti a scoprire la verità. Scansare dunque quest’ultima non serve, almeno metaforicamente parlando.

Fermezza e orgoglio, dunque, a volte rovinano la persona: quel sapere, quella consapevolezza dentro di noi nascondono una conoscenza che va al di là di noi stessi, perché già la conosciamo. Con la morte di Edipo si conclude la ricca performance. Egli, in grado di capire che ha sofferto e può morire non più nel peccato, chiude il capitolo della propria angosciosa vita, trascinata e pesante, per scomparire del tutto.

Annalisa Civitelli

Foto: Sergio Battista

 

 

Teatro Palladium

7 marzo

Edipo il mito: nel teatro  nella letteratura  nella musica

reading di brani da Sofocle, Dürrenmatt, Seneca, Tucidide, Cocteau, France

interventi musicali a cura di Luca Aversano

musiche da Bach, Telemann, Debussy, Ibert, Ravel, Jolivet, Rota, Stravinskij

eseguite dal vivo da

Marta Rossi – flauto

Lamija Talam – oboe   

Raffaella Mattarelli – arpa

a cura di Andrea Baracco

produzione: Università degli studi Roma Tre e Compagnia Mauri Sturno

 

 

 

 

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