Il Grande Inquisitore

La libertà può rendere felice l’uomo?

Al Teatro Vascello di Roma, il 24 e 25 ottobre, Cosimo Cinieri è Il Grande Inquisitore. Tra peccati e passioni, il passato ritorna attraverso un grande classico della letteratura. Il tormento dell’uomo che, per sua natura ribelle, cerca una redenzione spirituale, nella lotta eterna fra il bene e il male

La lettura tratta da I fratelli Karamazov, ultimo romanzo di Fëdor Dostoevskij, ci viene presentata da Cinieri guidato dalla maestria di Irma Immacolata Palazzo, che cura regia e drammaturgia dell’evento. Più sobria, rispetto le precedenti, ci investe catapultandoci su due piani: la destra e la sinistra del palco.

stimg_5049L’opulenta scenografia, composta da un tavolino, un sofà e due poltroncine di pelle nera, un separè dipinto, descrive un bar d’epoca ottocentesca; dall’altra parte, una poltrona rossa e rifiniture dorate, si accompagna a uno sgabello e a un leggio.

Il Grande Inquisitore (Cosimo Cinieri) si rivolge a un Dio Donna (Bibiana Carusi), soprano, che entra in scena cantando Voi ch’amate lo criatore, un’aria dal Laudario di Cortona; sulla destra, invece, i protagonisti del romanzo, Ivan e Aljoscia, dissertano sulle idee del poema che egli ha in mente.

Il ritmo è mantenuto dall’alternanza delle due scene complementari narrate tra pause e stacchi di luce e ombra. Mentre Cinieri (in luce) declama, Nicola Vicidomini e Roberta Laguardia (in ombra) rimangono immobili, e viceversa. Interpretano Ivan e Aljoscia, i quali, a volte, si sovrappongono alla declamazione di Cinieri, facendoci comprendere che qualcosa avviene nel momento in cui un’idea prende vita.

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Sullo sfondo scorrono le immagini di un video rielaborato: narra una Via Crucis (1981) girata in una periferia del Sud, in cui Cinieri impersona Gesù. I commenti della gente sono il sottofondo sonoro del lavoro oltre a essere molto interessanti: ognuno ha una propria visione rispetto la religione.

Pochi, però, i momenti attivi dello spettacolo. Un gran peccato, poiché in apertura l’energia ha veramente donato il timbro giusto alla connotazione dell’esibizione. Gli allievi della Scuola di Teatro Fondamenta entrano impetuosamente, dimenandosi con danze tribali, salti e piccole lotte, al ritmo di tamburi. Se fossero stati sfruttati di più, l’insieme avrebbe certamente acquistato carattere.

stimg_5038Un’interessante introduzione, dunque, che porta gli spettatori proprio dentro il tema preso in considerazione: la religione. Dostoevskij basa il romanzo sui temi che riguardano la filosofia morale e politica, della storia e della religione: accusa Dio, sostenendo di aver lasciato gli uomini in balia del libero arbitrio che, nella loro piccolezza, non sanno sostenere.

Dal pensiero dello scrittore si passa alla nostra visione, la quale non possiamo non far altro che contestualizzare al presente. Cosimo Cinieri, infatti, ci restituisce il capitolo de Il Grande Inquisitore con la sua caratteristica portata di voce, calda e accogliente, sempre pronta all’uso ritmico a cui viene sottoposta. La Spagna è il luogo dove si svolge l’azione: i tempi sono quelli della Santa Inquisizione.

stimg_5070Uno dei fratelli Karamazov, immagina il ritorno di Dio in Terra. L’Inquisitore ordina la morte di Dio, mettendo in discussione la sua parola e insinuando la sua ingiustizia verso gli uomini. Chi assiste si cala nell’ascolto assoluto che la lettura impone, perché in queste occasioni prestare attenzione è doveroso.

Si ripercorrono, così, storia e eventi, ma soprattutto molte le domande poste. Ci chiediamo se qualcosa è cambiato. Se sono servite la libertà di scelta e quella della propria coscienza. Se l’avidità dell’uomo si sia mai placata, se la debolezza denota inquietudine e smarrimento. La ricerca dentro noi stessi, ci fa comprendere dove risiede il segreto dell’esistenza umana, per scoprire che avere qualcosa per cui vivere sarebbe già abbastanza.

Un turbinio di immagini ci avvolge e, forse, il male lo provochiamo semplicemente senza accorgerci che inettitudine e depravazione, guerre e distruzione, non recano miracoli, ma sono l’altalena tra il bene e il male del nostro secolo.

Un’annotazione va fatta per le ottime scelte musicali che come sottofondo accompagnano la recitazione: Voi ch’amate lo criatore (Laudario di Cortona); Kyrie Eleison (Requiem di Mozart); Adagio per archi (Samuel Barber); The Gnome (da quadri di un’esposizione di Mussorgsky); Osbu wo die Citroen Bluh’n (Op 364 J. Strauss JR).

Annalisa Civitelli

Foto: Alessandra Notaro

 

Teatro Vascello

24 – 25 ottobre

Il Grande Inquisitore

con Cosimo Cinieri,

con Nicola Vicidomini e Roberta Laguardia,

la partecipazione di Bibiana Carusi, soprano,

Domenico Virgili orchestrazione e tastiere,

Paola Maffioletti coreografia

Esperimento Cinema montaggio video

Giannantonio Marcon contributi video.

E gli allievi della Scuola di Teatro Fondamenta: Roberta Anna, Michela Asiei, Antonio Balbi, Caterina Campisano, Claudia Cordovana, Sabrina D’Alonzo, Simona D’Ambrosio, Andrea D’Amico, Alessandro De Padua, Anna D’Ippolito, Simone Di Tommaso, Margherita Dioguardi, Alessandro Di Mieri, Erika Franceschini, Fabiana Gilardini, Andrea Lami, Eleonora Luneville, Giulia Malavasi, Mariano Matrone, Clizia Mencaraglia, Francesco Silecchia, Francesco Spadaro, Tiziano Taliani, Serena Tassan, Rita Tersigni, Cristian Zandonella

Scenografia: Fabiana Di Marco

Pittore: Giancarlino Benedetti Corcos

Costumi: Adelaide Innocenti

Foto di scena: Daniele Lanci

Dir. di scena: Damiano Francesco Palazzo

Drammaturgia e Regia: Irma Immacolata Palazzo

 

 

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