Van Gogh: L’uomo, l’opera, il tributo alla fotografia

Ritratto di un artista a tutto tondo

Si può parlare di arte a teatro? Grazie alla fotografa Patrizia Genovesi scopriamo di sì. Una rivisitazione della vicenda umana ed artistica di uno dei pittori più importanti di tutti i tempi: Vincent van Gogh. Il tutto con un taglio tecnico, ma appassionante ed originale

Grazie a Patrizia Genovesi al Teatro Palladium di Roma il 26 ottobre abbiamo assistito ad un interessantissimo viaggio nella vita e nell’opera pittorica di Vincent van Gogh. Data la pluriennale esperienza della Genovesi in campo fotografico, il percorso ci ha permesso di apprezzare e conoscere il mondo del pittore olandese da un inconsueto ed originale punto di vista: quello del rapporto con la fotografia.

Mezzogiorno – Riposo dal lavoro

Ovviamente non è mancato un approfondimento della vita e del contesto artistico del pittore. Uno spettacolo che, grazie all’uso di slide proiettate sulla scena, si è sviluppato con linearità e chiarezza catturando l’attenzione del numeroso pubblico intervenuto.

Ecco quindi il ritratto di un artista straordinario e molto prolifico: in una carriera concentrata in un solo decennio (1880-1890) Van Gogh ci ha consegnato ben 900 dipinti e una quantità sterminata di disegni. Un pittore, però, come sappiamo, anche sfortunato, sia per la sua vicenda fisica (soffrì di disturbi mentali e attacchi epilettici e finì i suoi giorni in un manicomio), sia per il mancato riconoscimento della sua opera (in vita riuscì a vendere un solo quadro).

Dopo un accenno all’ambiente familiare (il padre era pastore protestante)  e in particolare al fratello Théo (che lo sostenne economicamente e con cui ebbe un rapporto molto stretto e costante grazie anche al nutrito scambio epistolare), il discorso si fa subito tecnico incentrandosi sul tema del colore all’epoca di Van Gogh. Come già si era fatto nel Seicento e come già avevano fatto gli Impressionisti, scopriamo che anche Van Gogh compì studi sul colore e li applicò nei suoi quadri: ad esempio, impiegando i colori complementari e  riuscendo così ad ottenere quell’effetto di luminosità e chiarezza che tanto lo contraddistingue. Ma Van Gogh va anche oltre: nell’uso di colori forti cercò di esprimere il suo senso di angoscia e di oppressione. Pur rimanendo fedele al mondo reale, volle sempre comunicare la sua “sensazione della realtà” (come nel celebre Il caffè di notte del 1888).

Il caffè di notte

Altro legame con la pittura impressionista Van Gogh lo rivelò nel suo rapporto con la fotografia. Già gli Impressionisti, infatti, in un’atmosfera che non prevedeva barriere tra le arti, avevano dialogato con la fotografia, trovando spesso nella nuova invenzione spunto per le loro realizzazioni. Scopriamo che Van Gogh procedette su questa linea, utilizzando la fotografia come ulteriore supporto tecnico e stimolo alla sua ispirazione.

Ovviamente nel corso dell’incontro abbiamo avuto modo di ammirare una notevole quantità di capolavori del Maestro, alcuni anche poco noti. La dissertazione, pur caratterizzata da molti momenti tecnici, si è svolta in maniera piacevole grazie anche alle notevoli doti comunicative della divulgatrice.

Analizzando la celebre Notte stellata abbiamo poi avuto modo di soffermarci sulla tecnica dell’artista, caratterizzata dalla ricerca del contrasto ottenuta grazie all’uso dei colori complementari (in questo caso l’arancione e il blu) e dalla sensazione di movimento data dalla pennellata circolare e dall’uso della pasta spessa.

La notte stellata

Si è avuto quindi modo di risolvere i dubbi circa le capacità tecniche di Van Gogh, da alcuni messe in discussione asserendo che non sapesse disegnare. Grazie a molti disegni proiettati abbiamo constatato come l’artista fosse un abilissimo e precisissimo disegnatore e come nei suoi primi dipinti riproducesse fotograficamente la realtà.

Ovviamente il suo percorso pittorico lo ha portato poi al superamento del disegno e della riproduzione fedele del soggetto: la forma perderà sempre di più i suoi contorni per lasciare spazio al colore, il tutto a favore di una tensione emotiva che diventerà sempre di più preponderante nella sua opera.

Ne è uscito il ritratto di un artista continuamente insoddisfatto dei suoi dipinti, sempre assillato dal tarlo del fallimento. Ed è questa una caratteristica fondamentale dell’arte di Van Gogh: mentre notiamo un’esplosione di vitalità contemporaneamente siamo richiamati a un senso di decadimento.

I mangiatori di patate

Patrizia Genovesi si è soffermata su moltissimi aspetti della vita dell’artista, alcuni veramente particolari. Ecco quindi la sua passione per gli ultimi, immortalata ad esempio ne I mangiatori di patate, in cui sentiamo tutta la vicinanza dell’artista al misero mondo dei contadini. Si è parlato della sua sfortuna con le donne e del suo unico legame con una prostituta (più volte rappresentata in modo dimesso), relazione contrastata dalla sua famiglia. Ma si è parlato anche di un tema insolito ed interessante come la calligrafia di Van Gogh: analizzando le sue lettere si è notato come, se nella perfetta tenuta del rigo ritroviamo un carattere disciplinato e tendente all’ordine, nella pressione discontinua avvertiamo tutta l’irruenza dell’indole dell’artista.

E’ stato poi dato notevole spazio ai ritratti, eseguiti dal pittore con l’intento non tanto di raffigurare, quanto di restituire un’emozione, una “apparizione”. Moltissimi anche gli autoritratti, realizzati durante tutto il suo percorso da un artista che, pur sentendosi sempre inadeguato, ha sempre creduto nelle proprie capacità.

Abbiamo quindi assistito ad un incontro dall’alto valore divulgativo, che dimostra, come detto anche da Patrizia Genovesi, che l’Arte non è fatta per i critici, ma per tutti. Ed è grazie ad eventi come questo che riusciamo a comprenderla meglio.

Francesco Rinaldi

 

 

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