Bukowski – A night with Hank

Che ne sapete voi dell’amore

Insieme di malinconie, delusioni adulte e umiliazioni passate. Ricerca ruvida ma spasmodica dell’amore, ossessione persistente, al centro di pensieri e sfoghi rabbiosi. Ricordi e immagini non lasciano spazio allo stereotipo dell’artista maledetto, crudo, e affascinante.

Dopo numerose repliche in tutta Italia, Bukowski – A night with Hank, scritto da Francesco Nikzard e interpretato e diretto da Roberto Galano, è tornato a calcare le tavole del Teatro Planet di Roma, il 29 e 30 marzo, nell’ambito del DOIT Festival – Dramaturgie oltre il teatro.

L’originale testo di Nikzad, ipotizza una notte in cui lo scrittore dialoga con se stesso, tra presa di coscienza, ricordi, sfoghi di rabbia, nostalgia. In queste ore sospese nel tempo e nello spazio, Hank si racconta spogliandosi del “personaggio” da tutti conosciuto, lasciando intravedere la sua reale e nuda umanità.

L’atmosfera, onirica e surreale, viene resa perfettamente dalla scenografia: il protagonista, e l’essenziale arredamento di cui è costituita la modesta casa, sono circondati da semplice carta da pacchi; lentamente, gli oggetti  vengono scartati lasciando che un ricordo, una delusione, un illuminazione emergano dallo scrittore per raccontare la sua storia, quella personale ed umana.

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Un insieme di flash fatti di malinconie, di delusioni adulte, di umiliazioni passate, di una ricerca ruvida ma spasmodica dell’amore. L’amore, ossessione persistente, rimane al centro dei pensieri e degli sfoghi rabbiosi di Bukowski, che sembra cercare, ansiosamente e senza tregua, la sua Linda Lee. L’amante dispersa, forse in qualche bar di periferia, e intenta a bere interi boccali di birra, magari  in compagnia di un qualche  maschio senza spina dorsale.

Che ne sapete voi dell’amore” è uno dei provocatori interrogativi che Hank propone, a più riprese, al suo pubblico, forse per destare una reazione, per scuotere gli sguardi intorpiditi di un pubblico curioso che lo circonda.

Il Bukowski interpretato da Galano è ispido, magnetico, ma anche nostalgico e infantile: nel ricordo del padre autoritario che lo tratta severamente per un filo d’erba non perfettamente tagliato, e nella complicità nausebonda della madre (ha ragione tuo padre) emerge la fragilità e l’umiliazione non ancora protetta tipica dell’adolescente, che sente il bisogno, simbolico e materiale, di accucciarsi sotto un tavolo, per difendersi da un apparente forza che non riesce a contrastare.

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Tra ricordi, e immagini che lentamente Hank racconta, non c’è più spazio per lo stereotipo dell’artista  che odia l’umanità intera, e inveisce contro tutto e contro un sistema che non condivide.

L’artista maledetto, crudo, e affascinante, lascia il posto a un uomo senza fronzoli, istintivo, e spoglio di quella teatralità tipica del personaggio al quale siamo abituati. L’uomo Hank, infatti, a tratti si lega e più spesso combatte lo scrittore Bukowski, in un surreale duello notturno che non vede vincitori, ma solo l’emergere, reale e prepotente, di un dialogo con i propri fantasmi interiori.

Galano punta,  senza il bisogno di ciondolarsi a lungo nell’immagine anticonformista e sregolata del genio, e allo stesso tempo, senza rinnegarne la sua unicità, al disvelamento della persona e del suo mondo interiore, all’uomo Hank più che al maledetto Bukowski.

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E alla fine di questa lunga lotta con la propria coscienza,  il protagonista , sobrio da 4 giorni, non resiste al richiamo dell’alcool, e affoga i suoi pensieri in una vasca colma di vino.

 

 

Sarah Mataloni

Foto: Walter Mirabile

 

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