Anamoni

Primo studio di uno spettacolo di teatro-danza

Spettacolo

Anamoni stimola la mente dello spettatore con una miriade di suggestioni sonore e visive tratte dall’immaginario del mare; se la musica è avvolgente e penetrante, la scenografia è pervasiva dello spettacolo e la coreografia racconta l’universo dell’attesa

Anamoni è la nuova produzione della compagnia Matroos di Lisa Rosamilia su musiche originali del compositore Michele Sganga, evento ospite, in anteprima assoluta, alla terza edizione del DOIT Festival il primo e due aprile presso l’Ar.Ma Teatro di Roma.

Una performance sull’attesa dove il personaggio in un minuzioso e continuo lavoro di creazione e di sfacelo dei gesti quotidiani e delle aspettative, sullo sfondo di un mare intensamente blu, si amalgama incastrandosi nell’articolata rete scenografica.

In questo personaggio si nasconde il ricordo di Penelope che, nell’attesa del ritorno di Ulisse, inganna i Proci – suoi pretendenti – tessendo la grande tela di giorno e di notte disfacendo il lavoro diurno. Vi è quindi una certa somiglianza tra Anamoni e Penelope, se entrambe creano di giorno e di notte distruggono ciò che hanno creato, entrambe esitano e indugiano di fronte al mare. Nel mito greco la regina di Itaca attende il rientro di Ulisse, in Anamoni la protagonista rimane sospesa verso un cambiamento trasportato dal rumore delle onde marine. La risoluzione sembra proprio la speranza di un qualcosa che interrompi l’infinito movimento circolare che la danzatrice instaura con la scenografia.

Quest’ultima, esteticamente curata, è l’altra protagonista: una struttura imponente composta di materiali poveri e di riuso. Vecchie finestre di legno trovano una nuova vita in armonici incastri diventando un grande telaio, in cui l’ordito e la trama sono corde e reti da pesca. La scenografia, proprio per questa sua forma così composita, si trasforma da fortezza, luogo sicuro, a navicella, casa galleggiante in balia delle onde, fino a grande intelaiatura.

La coreografia nasce dalla ricerca delle possibilità del movimento insieme alla costruzione stessa. Se nella prima parte questa grande parete è una roccaforte dalle cui aperture la figura umana si affaccia fugacemente, questa diventa una nave che lentamente si trascina dentro le reti dopo una pesca infruttuosa. Le movenze della danzatrice ci raccontano la storia; la fisicità di Lisa Rosamilia le permette di scalare in altezza la parete, di attraversarla in stretti pertugi, di muoversi in equilibri precari su di essa con leggerezza.

Uno studio del movimento, dunque, che porta alla scrittura di una coreografia incentrata sulla ripetizione, come un’onda marina, e sulle sue possibili variazioni: dal cercare di sfuggire alle corde al rimanervi intrappolati fino allo scioglimento; il movimento della tessitura assume sempre nuove sfumature in un crescendo che va dalla delicatezza fino all’isteria. Proprio l’intensità di questi gesti, che incidono l’aria come una sferzata di vento sul viso, raccontano il mondo di questa attesa.

Nello spettacolo il concetto dell’attesa è sviscerato in ogni sua sfaccettatura; si passa dalla devozione speranzosa della fine, alla tortura dell’impossibilità di fare altro. Il tempo dell’attesa è ingannato dal gioco di chi danza che, a sua volta, viene illusa e intrappolata nella ripetizione dei movimenti e nella struttura stessa.

La musica originale di Michele Sganga è fondamentale per “vivere” il mondo di Anamoni: ci guida nell’architettura della scenografia e ci narra l’evoluzione della protagonista. Questa colonna sonora, nata dalla sintonia lavorativa tra la Rosamilia e Sganga, unisce la musica concreta alla partitura classica, creando la voce di Anamoni con gli strumenti del pianoforte (Michele Sganga) e del violino (Lia Tiso) che donano allo spettacolo un afflato epico.

Lisa Rosamilia in Anamoni rimarca la sua linea estetica: scenografie molto presenti e centrali negli spettacoli costruite proprio per essere attraversate. Come non ricordare Cute, spettacolo vincitore della categoria Special Off al Roma Fringe Festival 2015, ma anche Chorisia andato in scena al Teatro Studio Uno di Roma nella stagione 2015/2016.

Anamoni è quindi uno spettacolo di una donna che assurge ad essere simbolo di una femminilità universale in continuo contrasto tra un lasciarsi andare e un riprendersi nel limbo dell’attesa.

 

DIBATTITO

Condotto da Angela Telesca e Cecilia Bernabei si avvia sul constatare il grado di maturazione della rappresentazione sebbene sia solo un primo studio; ciò che colpisce è l’armonia tra musica, coreografia e scenografia.

Il musicista Michele Sganga spiega come il lavoro di preparazione sia stato lungo e a stretto contatto con la scenografia e le indicazioni di Lisa Rosamilia. Il compositore racconta proprio il lavoro di ricerca di un tema principale che viene ripetuto e variato nelle diverse scene, amalgamando così la scrittura musicale alla campionatura dei rumori della scenografia. Molti commenti sottolineano, infatti, come la musica sembri proprio la voce della pièce e di conseguenza dello “sfondo architettonico“: risulta palese, dunque, la compiuta sinergia tra il musicista Michele Sganga e la danzatrice Lisa Rosamilia.

Non sono mancate riflessioni sulla scenografia che impressiona per la sua composizione così eterogenea ma armonica. Apprezzati tutti i dettagli, soprattutto il lavoro autonomo della coreografa nel ricercare i materiali, nell’ideare e progettare la struttura fino alla sua realizzazione. Sembra emergere  – dalle domande del pubblico – che Anamoni sia la costruzione stessa e che abbia vita e voce propria; al contempo è anche la donna che vive in essa attraverso questa.

Non sono mancate le riflessioni intorno alla presenza costante del mare che accompagna lo spettacolo attraverso delle video proiezioni: proprio in relazione con esso emergono le caratteristiche di un movimento fluido, in continuo andare e venire come un’onda marina.

Il dibattito si chiude sulla domanda: “Cosa aspetta Anamoni?”. Non esiste risposta. Le congetture sono innumerevoli e animano la curiosità del pubblico. Come ha sottolineato la danzatrice l’esibizione rimane aperta. Ogni spettatore può scorgere qualsiasi cosa dietro al volto pieno di speranza di Anamoni che sia l’arrivo di una persona o di un cambiamento. Nella ricerca di questo qualcosa si evolve il primo studio dello spettacolo diventando opera compiuta.

Alessandra Battaglia

Foto: Sergio Battista

 

 

Anamoni – Primo studio di uno spettacolo di teatro-danza

Ar.Ma Teatro

DOIT Festival 2017

1 e 2 aprile

Produzione Compagnia Matroos – Lazio

ideazione, regia e coreografia Lisa Rosamilia 

musica originale composta e diretta da Michele Sganga 

pianoforte Michele Sganga

violino Lia Tiso

riprese audio e sonorizzazioni Matteo de Rossi

postproduzione Studio Sonicview Roma

 

 

 

 

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