I, Iago

Uno sguardo intelligente e distante conduce la scena

“I, Iago”, performance di apertura della X edizione del NOpS festival – Nuove Opportunità per la Scena, pone al centro del noto dramma shakesperiano “Otello”, il punto di vista di Iago. La rassegna dunque apre alla grande, portando in scena un “classico” rivisto e abilmente reinterpretato

Il 19 giugno hanno preso il via le due settimane all’insegna di spettacoli ed estratti teatrali (di venti minuti) distribuiti tra il Teatro Tor Bella Monaca e l’Ex Mercato di Torrespaccata della capitale. Il decentramento ha così permesso alla manifestazione organizzata dal Nogu Teatro di gestire due luoghi periferici e farli fiorire dal punto di vista culturale: in scena monologhi e rappresentazioni corali assai dinamiche e versatili nel complesso, e dalle ambientazioni e caratteristiche differenti.

Andrei Zagorodnikov, attore e autore del monologo, ha tenuto a battesimo la rassegna. Fine e abile regista della tragedia del Bardo sul palco, attraverso la fisicità e qualche incursione improvvisativa, osserva i dettagli minuziosamente, manovra e muove le fila dei personaggi, richiamati in vita e reinterpretati con semplici e ingegnosi artifici scenici: l’attore infatti, si serve di un velo bianco per trasvestirsi da Desdemona, ed uno nero per impersonare Otello.

Sullo sfondo della scena troneggia una lavagna nera, simbolo della progressiva e inarrestabile presa di coscienza di Iago: il dramma comincia, prende corpo e culmina con scritte e disegni dapprima accennati, poi sempre più evidenti, a testimonianza del percorso interiore mentale e psicologico del personaggio contestualizzato.

Il disegno di un grande occhio racchiude in sé l’intera azione, per poi concluderla finemente. Lo sguardo del protagonista è acuto, intelligente, capace di abili intrighi e, infine, in grado di comprendere e di guardare tutta la vicenda con estremo distacco, proprio come un burattinaio che muove machiavellicamente dall’alto gli altri protagonisti (in questo caso astratti).

Pur se interpretato in lingua originale (inglese, per intenderci), il lavoro di Zagorodnikov si lascia seguire in modo fluido, perché la parola è perfettamente funzionale e aderente all’intera prova attoriale di Andrei: in platea, di conseguenza, giunge l’essenzialità trasmessa dal protagonista con energia ed espressività travolgenti, che non lasciano spazio al superfluo.

Le intenzioni, il percorso mentale e psicologico di Iago, il pensiero dei personaggi e le movenze, risultano comunque chiari ed evidenti. La riuscita della performance infatti è merito della capacità e dell’espressività corporea dell’attore russo, a cui va soprattutto riconosciuto il non comune pregio di avvalersi al meglio di pochissimi elementi per muovere la vicenda: ne viene fuori uno spettacolo semplice ma intelligente al tempo stesso, lontano dai soliti schemi e dai fiumi di parole, a volte inutili, che ogni tanto siamo abituati a vedere sui palchi.

Linearità, intelligenza e profondità rendono “I, Iago” una rappresentazione originale e non usuale.

Sarah Mataloni

 

 

 

NOpS – Nuove Opportunità per la Scena

X rassegna

Teatro Tor Bella Monaca

19 giugno

I, Iago

di e con Andrei Zagorodnikov

 

 

 

 

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