La fata matematica

Il numero è Re

Il quarto e ultimo appuntamento della rassegna teatrale al femminile organizzata dal Teatro Vittoria e ideata dalla Direttrice Artistica Viviana Toniolo, incentra il suo racconto sulla figura di Ada Byron Lovelace, la quale già nell’Ottocento pensava al computer, anticipando i tempi in campo informatico 

La regista, Valeria Patera, anticipa la performance con una breve esplicazione su ciò che il pubblico andrà a vedere, in quanto l’argomento non è così semplice come sembra. La pièce, progetto Roma Capitale – Eureka 2018, infatti, invita a pensare all’uso della tecnica nel periodo della rivoluzione industriale, e ai personaggi coinvolti tanto coraggiosi quanto precursori dei tempi, da invertire il loro punto di vista rispetto a chi li circondava.

Ci troviamo in Inghilterra, durante la prima metà dell’Ottocento, e proprio la rivoluzione industriale cominciava a mettere a disposizione di tutti nuovi mezzi di comunicazione e di trasporto. Ada Byron Lovelace, figlia del noto poeta Lord Byron, fu un’esponente considerevole di tale arco di tempo.

Figlia del noto poeta Lord Byron, ha inventato il software. Capace di chiedersi come il PC potesse processare le informazioni, riesce quindi a capire quanto il computer fosse uno strumento multifunzione e come le schede perforate, utilizzate nei telai per la stampa di fantasie jacquard, potessero anche rappresentare codici matematici anziché un disegno.

La brava Galatea Ranzi ci fa arrivare immagini e ricordi della scienziata grazie a una recitazione di tutto rispetto. Quest’ultima rappresentazione, infatti, è l’unica dai registri classici teatrali, esulando dalle precedenti letture. Affiancata da Gianluigi Fogacci, il quale impersona il collega Charles Babbage, l’attrice scandisce la sua voce con impeto. L’uso del microfono tuttavia smorza un po’ i toni dell’intera esecuzione.

All’interno di una scenografia essenziale, la Ranzi, vestita di un’elegante vestaglia di morbido velluto, incarna bene la figura dell’aristocratica Ada, grazie a un buon uso del corpo. La protagonista narra dell’atmosfera familiare e delle sue sofferenze: i rapporti con la madre troppo rigorosa; l’affetto della nonna; i figli non desiderati; la sua semi-infermità; l’immaginaria voce del padre mai conosciuto; il desiderio di volare; infine, il proprio senso di libertà contro l’educazione bigotta. Racconta inoltre, con entusiasmo, degli esperimenti, della musica – la sua vita – e della passione per numeri, forme e colori, in un testo ardito che mescola filosofia, poesia, concetti, vicende ed emozioni al contempo.

Nell’insieme si inserisce un sottofondo sonoro classico, in cui flauto, arpa e spinetta risaltano con i loro assoli. Un video alle spalle richiama dei pixel e disegni algebrici, mentre un altro in bianco e nero riprende la Byron e Babbage durante un incontro di lavoro. I punti luce sono ben posizionati: creano in ogni momento penombre dagli effetti fotografici evidenti.

“La fata matematica” è un quadro di una donna che, sebbene la solitudine, ha saputo sopportare il male grazie al suo costante impegno nel suo lavoro. Mai intera nel presente, è sempre andata oltre, quasi come una profetessa, vedendo di conseguenza il futuro.

Dal 1840, lo sviluppo delle sue idee, dunque, è giunto fino ai nostri giorni, grazie anche all’uso sensato che la Byron stessa desiderava per il mezzo di comunicazione computer. Lo spettacolo ci fa comprendere quanto la figura di Ada Byron Lovelace, attraverso la sua capacità visionaria e una straordinaria forza poetica, sia stata altrettanto potente nell’esprimere la sua scienza anche mediante l’ispirazione artistica e musicale, pensando appunto che matematica e poesia avessero una corrispondenza, perché entrambe trattano di simboli.

Annalisa Civitelli

 

 

Teatro Vittoria

15 e 16 maggio

La fata matematica

regia Valeria Patera

con Galatea Ranzi e Gianluigi Fogacci

spettacolo che presenta la storia di Ada Byron Lovelace, la donna che nell’Ottocento sognò il computer

 

 

 

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