Viviamoci

L’assenza del corpo nel teatro di intrattenimento

Frammenti comici vengono ricomposti per tentare di costruire uno spettacolo che vorrebbe essere di più ampio respiro e invitarci a riflettere sul valore dell’esistenza. Esso ci permette così di captare la forza dell’attrice, voce portante della gioia di vivere e del godere di quel che si ha

Giorgia Mazzucato è simpatica e piena di slancio personale. La sua enorme curiosità e fame di vita sono tra i fulcri di Viviamoci, pièce comica dal finale a sorpresa che l’auttatrice porta in scena al Fringe Festival di Roma firmandosi anche regista e accompagnandosi con le musiche originali di Roberto Vallicelli.

Viviamoci è un patchwork di idee, intuizioni, monologhi organicamente modellati nel tempo per costruire uno spettacolo che permette alla Mazzucato di sfruttare le proprie innate doti: la capacità eccelsa di giocare con le parole e i testi creando meraviglie dalle lettere; la straripante voracità intellettiva che la rende fruitrice di svariate forme di intrattenimento che riversa nei testi e nella recitazione; la simpatia innata che non trattiene e che la sostiene sulle scene.

La cornice dello spettacolo ha un sapore tragico: tre vite (Francesca, sua figlia Aurora, Maicol il meccanico) si intrecciano e il motivo per cui ciò accade è funesto. Maicol investirà, in preda ai fumi dell’alcool, il papà di Aurora prima che egli possa sapere che Francesca è incinta della loro prima figlia.

Lo spettacolo inizia con una prolessi, per cui solo alla fine scopriremo la struttura circolare drammatica che inanella e collega le tre vite: non a sproposito si parlava di cornice, perché la drammaticità è mantenuta solo ai margini dello spettacolo nel corso del quale la Mazzucato abbandona immediatamente la verve seria per dar spazio alla sua vera vocazione istrionica e comica.

I mille monologhi contenuti in Viviamoci sono presentati con le armi proprie del cabaret italiano moderno, in parte dell’improvvisazione teatrale e del one-man-show televisivo. Sia in questa parte sia nel racconto drammatico, che circonda i momenti più leggeri, l’autrice si rivela avida fruitrice di molte tradizioni in tal senso.

Dando molta importanza al testo partorito, dimentica la parte corporea, sofferente e statica (più televisiva che teatrale). La quasi assenza di elementi in scena (due cubi, un orsetto di peluche, un libriccino e un asciugamano) permette di focalizzarsi sulle capacità della giovane attrice che, per tale defezione corporea, non rende purtroppo sempre giustizia alle sue stesse molteplici trovate linguistiche che, invece di un sorriso, potrebbero strappare una risata.

Viviamoci è comunque un godibilissimo frutto di un ingegno guizzante e vivace, che regala ottimi momenti di serena leggerezza e, sebbene non centri l’obiettivo di far ragionare sul senso della vita e dell’importanza della stessa, permette di godere della trascendentale forza della Mazzucato che, in prima linea, si fa voce portante della gioia di vivere e del godere di quel che si ha.

Perché non goderne e mostrarsi negligenti, permettendo alla grettezza e alla noia di rubarci la voglia di stupirci e di ridere, significa uccidere quel mondo fantastico che l’autrice vorrebbe trasmettere in scena.

Maurizio De Benedictis

 

 

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