Ci chiamarono tutti Alda

Si è poeti per indole, non per educazione

Al Roma Fringe Festival 2017 anche la poesia va in scena. Bellezza e devastazione dell’anima, le stesse che vivono nelle righe della poetessa milanese, la quale ci ha lasciato un patrimonio letterario prestigioso

Descrivere la figura imponente di Alda Merini non è un’impresa facile. Il monologo scritto da Fabio Appetito, vincitore del Premio Internazionale Alda Merini nel 2016 e fondatore del collettivo Cardiopoetica, prova a raccontare la poetessa milanese tra versi e malattia: la schizofrenia ebrefenica.

Giulia Santilli ci prende per mano e, guidandoci all’interno di un viaggio simbolico e suggestivo, ci lascia attraversare righe, parole, vuoto, bellezza e crudeltà, che compongono le liriche così palpabili e reali che la Merini ci ha lasciato in eredità.

“Ci chiamarono tutti Alda” è una rappresentazione ardita e forse pretenziosa, con dei guizzi interessanti ed alcuni fuori contesto. La Santilli rappresenta una portavoce della Merini: accademica nella sua declamazione, completa il quadro coinvolgendo chi ama la poesia, dunque riesce a far arrivare al pubblico il dolore come i pensieri, l’amore ed i sentimenti della poetessa, in cui, vitali, risiedono sesso e passione.

La narrazione delinea stati d’animo, agitazione, ardimento, metafore ed osservazione della realtà in ogni suo dettaglio, strumenti utili e cari alla Merini per raccontare di se e degli ambienti, “centri di igiene mentale”, in cui i malati hanno subito elettroshock e desideravano la morte.

A metà tra performance e spettacolo teatrale, l’insieme viene completato dal tappeto musicale, con brani classici, lirici e tipici degli anni ’60.

Annalisa Civitelli

Foto: Civitas Creativa

 

 

Roma Fringe Festival 2017Villa Mercede

Palco C, 17, 19 settembre ore 19:30

Palco B, 18 settembre

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Ci chiamarono tutti Alda

di Fabio Appetito

regia Marco Guadagno

con Giulia Santilli

collettivo Cardiopoetica

 

 

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