Generazioni

Il Roma Fringe Festival 2017, alla sua VI edizione, ha ospitato “Generazioni”, il confronto-racconto di una nonna, una madre e una figlia. Portato in scena dal regista Mario Umberto Carosi, lo spettacolo vanta l’interpretazione di Alessandra Cappuccini, attrice capace di occupare il palcoscenico con vitale energia

Sin dai primi attimi di percezione si colgono i ritmi ben orchestrati della messa in scena. Tutto comincia con un’atmosfera simile a quella creata da un carillon in cui la voce della protagonista canta lievemente mentre si accinge a lavare delle lenzuola. In seguito però il ritmo si accende e la stessa voce trascina uguali note e parole in un altro mondo: un luogo dove tutto risulta più gridato, più stanco, più annoiato di svolgere sempre le stesse mansioni ripetutamente.

La rappresentazione, infatti, vive un’alternanza di tempo continuo: dal dolce al più cadenzato, dal nostalgico all’amorevole, in cui memoria, ricordi, paure, ma soprattutto il sentimento dell’amore vengono messi in luce. La routine è dunque rotta daI “triplicarsi” dell’attrice, la quale impersona tre donne, descrivendoci così tre diverse epoche. Rosina, Margherita e Giulia, ognuna con le proprie evoluzioni personali, prendono vita.

Sono gli anni segnati dalla guerra, dal progresso, dall’invenzione del televisore e dell’elettricità; sono anni in cui una donna, che sa a malapena firmare il suo nome, desidera e sogna l’istruzione di sua figlia. Margherita si ritrova così nel bel mezzo delle manifestazioni studentesche e operaie.

Uno striscione, in questo caso, occupa il fondale della scena attraendo l’attenzione su di sé: “La storia o la fai o ti travolge”. Questo pone un interrogativo immediato: “Cosa facciamo noi per cambiare il mondo?”.

Tutta la narrazione è affiancata dalle prestazioni canore dell’interprete: una voce a tratti ferma e di grande effetto (soprattutto se si considera lo spazio aperto in cui viene lanciata), a tratti emozionata e vibrante, come si conviene alla parte recitata.

Sebbene la drammaturgia possa sembrare semplice, essa stessa riesce invece a solidificare ogni immagine in una stasi di memorie personali che tuttavia si possono adattare ad un pubblico molto ampio: ognuno non può non riconoscersi in almeno una delle protagoniste.

La Cappuccini, infatti, grazie alla sua gamma vocale ed espressiva recita in dialetto: interpreta così anche altre figure, come per esempio quelle maschili. Si muove sul palco con dinamicità, esprimendo passione e candore al contempo, attraverso gli elementi di scena a disposizione ed i colori: il bianco e l’arancione, che contestualizzano il cambio generazionale.

L’attrice ci presenta delle maschere: Giulia è quella che conclude la pièce. Figlia del nostro tempo risponde alla sua esigenza di fare l’attrice a modo suo. Senza opportunismi e senza falsità si mostra ai provini per quella che è, con la sua chitarra da “menestrello”. Non ricorre infatti a trucchetti o mezzucci, a costo di sacrificare la potenziale parte desiderata.

Non mancano i momenti divertenti ed esilaranti, né quelli poetici, tutti incastonati nell’atmosfera aperta di Villa Mercede dove l’attrice riesce a dare magicamente voce a tre generazioni: ciascuna con le sue regole, dunque con le conseguenti ribellioni.

Cristina Fusillo

Foto: Civitas Creativa

 

 

Roma Fringe Festival 2017 – Villa Mercede

Palco C, 30 agosto e 1 settembre ore 21:00

Palco B, 31 agosto ore 21:00

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Generazioni

regia Mario Umberto Carosi 

di e con Alessandra Cappucini

 

 

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