Giorgio

La rappresentazione delicata e divertente al tempo stesso mette in luce, attraverso una crisi di identità personale, quella di un’intera generazione, con l’esigenza di re-inventarsi continuamente

“Giorgio”, in scena al Roma Fringe Festival 2017, per la regia di “Nexus” è un coinvolgente monologo che analizza il delicato rapporto padre-figlio in diverse fasi della vita. Infanzia, adolescenza e maturità di Giuseppe sono costellate da ricordi, memorie, divertenti episodi di vita quotidiana col papà, un uomo di poche parole ma a suo modo molto presente nella vita del figlio.

Giorgio è un uomo inquieto, eccessivamente dinamico, dedito ad attività adrenaliniche e ad alto rischio, per la salute e per il suo equilibrio psico-fisico. Giuseppe, in bilico tra l’adorazione di modello di uomo a cui fare riferimento e la ribellione a quel modello stesso, lo osserva, a volte in modo distaccato, altre volte invece si lascia coinvolgere dalla frenesia paterna e dall’energia che riesce a liberare.

Il mondo dei due è fatto di battute di caccia, sale giochi e film anni 90, un universo pieno di giochi, tenerezza e ovviamente una punta di incapacità comunicativa dovuta alla diversità generazionale.

“Giorgio” è un viaggio verso la maturità che avviene per Giuseppe nel momento della perdita del papà: una crisi reale e personale che diventa necessità di crescita e bisogno del fatidico salto verso quel mondo adulto che tanto spaventa e terrorizza.

Il salto non è solo personale, ma investe una generazione intera: nelle parole del protagonista si avverte una sottile nostalgia nel ricordo di lunghi interminabili pomeriggi di chiacchiera con l’amico fidato, nell’entusiasmo di trascorrere un pomeriggio al cinema col papà a vedere pellicole indimenticabili, da “Roger Rabitt” a “Terminator”, nel sogno di rincorrere amori così vicini, per la compagna di banco, ma che allora sembravano così difficili da raggiungere.

Gli anni ’90, che appaiono così distanti, sono veicolati in modo originale, trasversale e poetico: lo spettacolo è equilibrato, fatto di perfomance, insatallazioni e parola, in cui essa va a ritmo con i passi in stile “rap”. L’interprete, in tal modo, riesce a raggiungere il pubblico grazie ad un messaggio semplice, ma trasmesso nelle giuste modalità.

Giorgio“, a tratti commovente, a tratti ironico, altre volte drammatico, riesce a coinvolgere gli astanti anche  grazie, e soprattutto, all’utilizzo di registri comunicativi diversi e alla capacità di saper utilizzare gli oggetti scenici non solo come utensili, ma come un vero e proprio immaginario simbolico, capace di riconciliare il passato con un futuro incerto e traballante.

Lo spazio scenico non è quindi un semplice palcoscenico dove poter raccontare e condividere una storia, ma diventa un “luogo condiviso e conflittuale dove poter rinegoziare il passato e reinventare il futuro”. Possiamo dunque considerare la rappresentazione una delicata storia della crisi di identità generazionale, sempre alla ricerca di un mondo per re-inventarsi continuamente.

Sarah Mataloni

Foto: Civitas Creativa

 

 

 

Roma Fringe Festival 2017Villa Mercede

Palco B, 11 settembre ore 19:30

Palco A, 10, 12 settembre ore 21:00

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Giorgio

Garofoli / Nexus

regia Laura Garofoli e Claudia Salvatore

scenografia Andrea Simonetti

 

 

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