Timothy Martin & The Amazing Grace Gospel Choir

La musica che in-canta

All’interno del Teatro Marconi Festival, alla sua prima edizione, la sola serata del 7 luglio è stata dedicata alla musica Gospel. Il pubblico in sala, davvero entusiasta, ha risposto al coinvolgimento dell’Amazing Grace Gospel Choir con un risultato davvero sorprendente

Timothy Martin, tenore e performer americano, ha diretto il più importante coro gospel di Roma: composto da 34 cantanti è accompagnato da un ensemble di musicisti. Sax, batteria, tastiere e chitarra completano così l’insieme.

Il pubblico, completamente catalizzato, viaggia grazie ai ritmi propri del gospel, i quali si sono evoluti e perfezionati nel tempo, arricchendosi delle basi ritmiche del blues e del rhythm and blues. La divisione tra le due Americhe – bianca e nera – tra le due chiese e i due tipi di musica, infatti, tenne questi stili separati, mai incondizionatamente. Essi nascono da inni corali cristiani-metodisti afroamericani, nati conseguentemente da antichi canti spontanei degli schiavi durante le loro giornate di lavoro nei campi.

Si diffonde in questo modo la “modalitàsolo – contro – coro, ossia: ad una breve frase canora eseguita da un solo cantore, si alterna la risposta del complesso di voci.

Il gruppo di cantanti dell’ “Amazing Grace Gospel Choir” vive di suoni caldi e profondi: anche i solisti si susseguono durante l’intera esibizione, a seconda delle canzoni da eseguire che richiedono diverse tonalità, dalle acute a quelle blues. Le semplici coreografie, invece, seguono il ritmo anche con il battito di mani.

Assistiamo dunque a una sorta di preghiera e di elevazione, che dir si voglia. Il senso del concerto verte infatti verso una celebrazione, una festa, rimando di una felicità comune e condivisa.

Proprio per questo, il gospel (genere musicale nato negli anni ’30 in America), poiché deriva da generi melodici affini, l’uno legato alla musica religiosa, simile alla canzone corale spiritual (proprio delle chiese afroamericane cristiane-metodiste) e che mantiene la sua semplicità a livello musicale, mentre l’altro è annesso alle armonie religiose – diffuse e suonate in epoche successive da artisti di qualunque fede o etnia (soprattutto nel sud degli Stati Uniti) -, incentra le sonorità sulla sacralità.

I ritmi sincopati ai quali abbiamo assistito dunque, affascinano; i canti sono sempre rivolti al Signore e modulati dalla direzione di Martin. Con solo il movimento delle braccia egli riesce a guidare le voci in modo dinamico e coinvolgente: a farle arrivare forti, a noi.

Il termine inglese gospel, racchiude in se il significato di “Vangelo”buona novella – cioè “parola di Dio”: i testi dei brani, infatti, si ispirano alla Bibbia (soprattutto il libro dei Salmi) e sono cantati nelle chiese. Ma non sempre si segue questa linea, altre correnti gospel, per esempio, si esibiscono in contesti più laici.

Un excursus di brani più o meno conosciuti ci ha davvero entusiasmato: da “Down by the river side” a “Oh happy days”, da “When the Saints Go Marching In” a “Everybody Will Be Happy Over There”; infine le libere interpretazioni di “Hallelujah” (Jeff Buckley) e di “Like A Prayer” (Madonna) hanno sorpreso altrettanto, come tutte le emozioni che l’Amazing Grace – così generosa – è stata in grado di restituirci, rimandandoci la tradizione musicale afro-americana. Un punto di partenza sia per promuovere, sia per diffondere il genere musicale del gospel a Roma e in Italia.

Annalisa Civitelli

Foto: Civitas Creativa

 

 

 

 

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