Le altre

Il femminile nel mondo

Realtà artistiche e di vita vivono. Le donne. Nomadi, maghe, normali, mogli, prigioniere, lavoratrici, madri, sottomesse, sfruttate. Questione di scelte, sottolineando il dramma interno, come anche quel cinismo, che per necessità si manifesta nelle difficoltà.

Le streghe e le altre apre la rassegna Tre passi di donna. Rassegna di teatro al femminile dal 3 al 13 marzo al Teatro Furio Camillo di Roma. Gli appuntamenti, qui, non dovrebbero mai essere persi, ma sempre raggiunti con quell’urgenza sinonimo di qualità e di distinzione rispetto ad alcuni contenuti e altri contesti.

Nel foyer del teatro non si può non disattendere un’anticamera esperienziale, sensoriale e intima. Perché per ognuno è differente. Perché ognuno fa scelte diverse e le menti sono variegate.

Come d’incanto si apre un mondo fantastico davanti ai nostri occhi. Fattucchiere ci circondano stupendoci con i loro modi di fare, quasi ci ipnotizzano. Chi legge le carte, chi la mano, chi fa un test per evidenziale il profilo di strega che è in noi, chi legge le spezie scelte tra le tante, e ce ne spiega il significato, e chi leva il malocchio.

Un gran fermento curioso, nei volti delle persone, è davvero evidente. Risalta dai loro occhi inebriandoci di mistero. Tutto questo universo avvolge passato, presente, e futuro. Imparare a cogliere i messaggi giusti, saperli gestire, e quindi affrontare, significa portarli a termine con le azioni.

E’ un continuo muoversi intorno. Ma alle pareti qualcosa di statico appare dinnanzi a noi. La mostra fotografica Tre scatti di donna, dal 3 al 20 marzo, dedicata alla visione femminile della fotografia, a cura del CSF Adams di Roma.

Il visivo si confonde e si trova così tra interni e esterni, sfocature e dissolvenze. Persone. I loro profili, le loro espressioni, la loro anzianità, le loro mani, tra bianco e nero e colore. Indicano attese, panorami, il girovagare nel mondo, viaggiando di città in città, cime montuose e laghi e neve. E i ricordi e l’intimità sono l’emblema di stati d’animo descritti nel tempo di un click.

Sentirsi plasmati e coccolati da questa atmosfera affascinante, calma e divaga le menti. Da questa dimensione si passa all’altra e le porte del teatro si aprono, accogliendo gli astanti. Si prende posto e immediatamente l’ambiente zingaresco si palesa.

Una montagna di abiti coloratissimi è collocata al centro del palco. Due ragazze sono a destra e sinistra dello stesso, e una venere di spalle, contempla l’insieme.

Le altre, Altre voci di donne che qualcuno chiamerebbe streghe, di Marco Avarello, si apre in questo modo. Presentato dalla compagnia Arteinmovimento sarà in scena dal 3 al 6 marzo. La regia di Linda Di Pietro è semplice e di impatto. Dirige Antonella Civale, Marta Nuti e Tiziana Scrocca, con la partecipazione di Barbara Eramo, cantante e autrice.

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Un’ombra viene proiettata alla parete. La ragazza vestita di nero è un tutt’uno con il circostante. Una mano si muove sinuosa come quando si danza. Vocalizzi, musiche, e canti accompagnano le attrici nei loro monologhi.

Non sono importanti i loro nomi, neanche i costumi. Importa quanto, come e dove si trovano per comunicare con noi. Le loro espressioni, il loro mondo. Le circostanze e i comportamenti adottati per vivere e stare al mondo.

Luoghi specifici vengono mano a mano delineandosi, non convenzionali, ma che spiegano realtà carcerarie e della pena di morte in America. Attrazione verso i soldi per comprare droga e quindi commettere un omicidio. La misura del tempo sono gli orari, la stessa ora, gli stessi giorni per 15 anni. Dentro una tuta arancione le medesime azioni si mescolano nel contare i giorni, soprattutto nell’attesa de il giorno dell’Angelo. Quello decisivo, della condanna a morte.

E poi le donne, le fabbriche, l’accento spagnolo. Il loro trattamento, gli stupri, le uccisioni, la polizia silente e muta di fronte le angherie degli uomini verso di loro. La paura e il terrore di muoversi sole. Si sparisce, poi, per sempre.

E poi la Germania. Una guida turistica al campo di sterminio. Auschwitz. Combatte con sé stessa tra il sentimento materno e il lavoro. Spiega ai turisti le dinamiche della sofferenza che i tedeschi infliggevano alla razza ariana. Molte domande, una in particolare la colpisce: ‘Qualcuno si è salvato?’. Lo sguardo permette di riconoscere le vittime sopravvissute, quali ritornano per giocare con la dimenticanza dell’esperienza. Solo la speranza è aiuto necessario per fare passi avanti.

E poi l’Italia, le usanze, i costumi, le mode. L’approccio con gli uomini, il cibo, l’omologazione, il matrimonio, la morte, l’eredità. La solitudine, la compagnia, l’essere umano tra odio e amore. E l’ironia sottile, quella che stempera sul finale, con leggerezza, il dolore trascorso.

Uno spettacolo tutto al femminile grazie al quale linguaggi penetranti si incastrano lasciando, mediante il silenzio, riflettere le varie situazioni che nel mondo sono vissute. Una sorte di informazione quale, donata al pubblico, lascia tracce evidenti dei percorsi delle donne e della loro forza mistica e di identificazione.

Annalisa Civitelli

 

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Foto: Patrizio Cocco

 

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