Artemisia Gentileschi e il suo tempo

La pittrice dell’orgoglio femminile

Introduzione

All’interno del magnifico Palazzo Braschi, Roma ospiterà dal 30 novembre 2016 al 7 maggio 2017 una mostra interamente dedicata alla più grande pittrice italiana dell’arte moderna: Artemisia Lomi Gentileschi.

Artemisia Gentileschi e il suo tempo è un viaggio nell’arte e nella cultura italiana ed europea della prima metà del XVII secolo (dal 1610 al 1652), attraverso la vita e le opere di una donna autentica e talentuosa.

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Cento i capolavori appartenenti a lei e ad alcuni maestri del suo tempo, che hanno influenzato in qualche modo il suo operato: da Guido Cagnacci a Simon Vouet. Da un’idea di Nicola Spinosa, l’esposizione è curata dallo stesso Spinosa per la sezione romana, da Francesca Baldassari per la sezione fiorentina, e da Judith Mann per la sezione napoletana.

La mostra ripercorre l’intera esistenza dell’artista nel contesto storico in cui ha vissuto. Dagli esordi romani al culmine della sua vita artistica a Napoli, dove morì il 14 giugno del 1653.

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Artemisia, nota in tutto il mondo per la sua abilità unica nel ritrarre la figura umana, in particolare quella femminile, è considerata una delle pittrici più progressiste della sua generazione, proprio per la rivendicazione e la difesa di questo genere.  Artemisia conduce una lotta di autodeterminazione  in una società dominata prevalentemente da uomini. Nei suoi lavori, l’artista trasferisce il proprio vissuto travagliato e combattuto. Interessante è il capovolgimento del ruolo della donna in relazione all’uomo rispetto a quegli anni. Le donne, infatti ritratte in immagini stereotipate sono le protagoniste indiscusse dei dipinti di Artemisia.

Note biografiche

Artemisia Gentileschi nasce a Roma l’8 luglio del 1593, primogenita del pittore Orazio Gentileschi e di Prudentia Montone. Segue le orme del padre, nonostante non fosse semplice in quell’epoca, per una donna, emergere come artista. Accanto al padre, oltre a scoprire il proprio talento, la giovane pittrice conosce molti artisti, Caravaggio in primis e il nipote Michelangelo.

Mostra – Le sezioni

Artemisia a Roma: gli esordi 1606-1613

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E’ un ritratto della Gentileschi ad accogliere lo spettatore nel suo mondo. ArtemisiaSuonatrice di liuto.  E’ immediatamente palpabile il fascino della donna e l’intensità del suo sguardo accattivante e vivo. Il ritratto è l’emblema della persona di Artemisia arista a tutto tondo. Restiamo incantati e ipnotizzati davanti alla sua luce e agli effetti del chiaro-scuro valorizzati anche dall’illuminotecnica di tutta l’esposizione.

Proseguendo rimaniamo colpiti dalla sua prima opera Susanna e i Vecchioni (1610) – dove la scena raffigurata è tratta da un episodio dell’antico testamento. Possiamo osservare Susanna con indosso solo un asciugamano, durante un suo momento intimo. E’ impaurita da due uomini, amici del marito, che la stanno importunando. Disposti in posizione piramidale, i tre personaggi sono circoscritti all’interno di un ambiente architettonico, il cui gusto naturalistico-caravaggesco è visibile, senza però il tipico effetto del chiaroscuro.

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L’empatizzazione con la ragazza è immediata: da donna si avverte un certo disagio rispetto la situazione del quadro. Il fastidio è attutito dalla posa di Susanna, che emana un certo distacco dai due uomini attraverso le sue braccia. L’atteggiamento arioso e aggraziato, infatti sembra quasi una danza che la pone a un livello spirituale superiore.

La Roma della giovinezza di Artemisia era in fermento e richiamava molti artisti stranieri, come per esempio Agostino Tassi, un collega del padre di Artemisia, il quale aggredì e usò violenza sulla giovane artista nel 1616. Nonostante questo episodio spiacevole, a questo periodo risale la Danae (1612). L’opera prende spunto dalla mitologia greca, esattamente dall’episodio in cui Zeus si trasforma in pioggia dorata per unirsi alla Dea. Ci perdiamo nell’espressione di piacere che esprime l’incontenibile desiderio di incontrare l’amante. Il dipinto riflette uno spiccato realismo, visibile nei dettagli, come nelle pieghe del letto, così come la realizzazione del velluto di un rosso profondo in contrasto con il chiarore della pelle di Danae. Sullo sfondo, una pioggia d’oro (Zeus) distrae l’ancella dalle sue mansioni. La luce riporta ad un’atmosfera onirica e sognante dove gli elementi principali in contrasto tra di loro emanano magia pura.

La seconda sezione: Artemisa a Firenze 1613-1620

Dopo la violenza e il processo a Roma, Artemisia giunge a Firenze con lo sposo Pierantonio di Vincenzo Stiattesi, città in auge sotto Cosimo II de’ Medici. Artemisia si distinse per la sua persona, potette così confrontarsi con scienziati e artisti di altissimo livello. Risale a questo periodo l’ammissione come prima donna della storia all’Accademia delle arti e del disegno, nel 1616. Qui conobbe Cristofano Allori, inventore della “poetica degli affetti”, dal quale affinò tecniche pittoriche eleganti e decorative. Artemisia, inoltre acquisisce un suo stile, unico e originale diverso da quello del padre, grazie all’influenza di Michelangelo Buonarroti il giovane.

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Le opere della Gentileschi presenti nella seconda sala sono: La conversione della Maddalena, che raffigura una donna avvenente avvolta in un abito di seta, da cui sbuca un piede nudo simbolo della rinuncia dei beni materiali. Questi ultimi sono chiusi, con una mano, dentro un cofanetto coperto dallo specchio, mentre l’altra mano è posta sul seno, esprimendo un forte coinvolgimento emotivo che inebria la Maddalena, quando decide di affidarsi alla legge del cuore e dello spirito. Il viso della santa ipnotizza l’attenzione di chi guarda.La cura dei dettagli, come gli occhi incandescenti della donna ricoperti da lacrime di emozione, conferiscono suggestione ed esoterismo all’intero dipinto.

In Giuditta che decapita Oloferne (1612 – 1613), una delle tele maggiormente rappresentative della Gentileschi, è tangibile il desiderio di rivalsa per la violenza subita in gioventù.

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La scena cruda e drammatica mostra l’eroina biblica Giuditta supportata dall’ancella di fiducia, mentre decapita con la spada Oloferne, il feroce generale. La donna appare fiera, quasi compiaciuta. Lo sfondo scurissimo mette in luce l’omicidio che si sta per compiere. Si resta quindi coinvolti dalla trucidità dell’opera accentuata dal sangue e dall’espressione agonizzante di Oloferne.

Proseguendo vediamo Giaele e Sisara. Per chi non conosce il racconto dell’antico testamento, Giaele uccide il generale Sisara piantandogli un picchetto nella testa. Nonostante la brutalità del gesto, l’atmosfera è calma e l’uomo sembra assopito sul grembo della donna ritratta nel momento precedente l’inflizione. Il fondale scuro  mette in risalto i due protagonisti, magistralmente illuminati.

Presente in mostra, anche l’omaggio al grande scienziato Galileo Galilei. Nella tela raffigurante l’Aurora, trova il suo spazio sottolineando il legame di reciproco scambio tra Artemisia e i pittori fiorentini. La donna raffigurata sembra essere un tutt’uno con il cielo dove in alto a sinistra appare un angioletto dolce e rassicurante. Questo dipinto è una boccata d’aria e trasmette la passione della Gentileschi per il mondo astrale e per la scienza in generale.

Terza sezione – Il ritorno a Roma

Artemisia ritorna a Roma nel 1620. Viene nuovamente coinvolta nelle dispute familiari ma, distaccandosi, finalmente riesce a godersi la Roma antica e paleocristiana. L’artista che influenza maggiormente la Gentileschi in questi anni romani è Simon Vouet.

Di questo periodo possiamo osservare strascichi delle correnti caravaggesche nel Ritratto di gonfaloniere e nella Maddalena Penitente. Inoltre, presenti in questa sezione: Santa a mezzo busto; Ritratto di Gonfaloniere; Ritratto di dama con ventaglio e alcune opere di Simon Vouet.

Quarta sezione – Artemisia a Napoli

Dopo la breve permanenza romana si trasferisce nella città campana. Qui realizza l’Annunciazione e la Nascita del Battista. Nasce la collaborazione con Onofrio Palomba, per fronteggiare le numerosissime richieste di prestigiosi committenti, con il quale realizza il Trionfo di Galatea e la Susanna e vecchioni. In questa sezione si possono anche visitare Ester e Assuero; Lasciate che i pargoli vengano a me; Annunciazione; Cleopatra; Corisca e il satiro; Maddalena penitente e altre opere testimoni di un’epoca evocativa e frutto di nuovi linguaggi.

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Conclusioni

Le donne di Artemisia: Cleopatara, Lucrezia, Giuditta, Maria Maddalena seppur in un contesto stereotipato trasudano verità. Sono creature carnali e sinuose: passionali. Le troviamo in atteggiamenti affettuosi e intimi, ritratte in momenti di libertà. Esse, intense, beate e sognanti, esprimono grazia e candore. Ma sono anche vittime, suicide e guerriere vendicatrici e sofferte, sempre ricche di autenticità e naturalismo.

La donna è l’eroina sia del quotidiano, sia della mitologia. L’arte della Gentileschi è una lotta  a colpi di pennello per rivendicare i diritti e la dignità del genere femminile. Tutte le figure della Gentileschi sono profonde  e intense, vive e animate da sentimenti di amore o di vendetta.

E’ possibile così ammirare, fino al 7 maggio 2017, una carrellata di opere dove la donna è protagonista, e nel contempo è inserita al centro dell’universo, simboleggiata inoltre da donne forti e di potere, come Cleopatra, Medea, e tante altre. Va riconosciuto alla Gentileschi il suo costante impegno nella lotta contro il pregiudizio del talento femminile che ognuna di noi dovrebbe perseguire con determinazione e costanza nel proprio campo professionale.

Elisa Galletto

Foto: Elisa Galletto

 

 

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