Baldo Diodato – Opere dal 1965 al 2016

Il libero linguaggio dell’arte  

Nel presente confluisce il flusso del passato grazie alla sperimentazione. La scultura bidimensionale e interattiva, segno di movimento collettivo, l’artista la ricerca e pretende nelle sue opere: una non staticità incita ognuno a contribuire per una libertà comune di espressione artistica

Tre sale espositive accolgono la mostra di Baldo Diodato alla Gnam (Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma) dal 21 aprile al 29 maggio. A cura di Achille Bonito Oliva, comprende 32 opere e 4 video performance realizzate a Lucca, Roma e Napoli, con la partecipazione di Antonio Caggiano (musicista e compositore), attori, ballerini e passanti.

Il percorso parte dalle opere attuali fino agli esordi per comprendere il processo creativo dell’artista, il quale con abilità riesce a far dialogare diversi elementi materici: assemblandoli crea forme e immagini, partendo dalla tecnica del frottage.

Tecnica di disegno e pittura (intuizione dell’artista tedesco Max Ernst), si basa sul principio dello sfregamento. Sovrapponendo un particolare supporto liscio (carta o tela) a una superficie che abbia rilievi marcati (legno, pietra, e così via), mediante pastelli, gessetti, e carboncino, grazie allo sfregamento, i rilievi della base sottostante lasceranno affiorare disegni e textures in chiaroscuro.

Trittico - 1974/76

Trittico – 1974/76

Il frottage, oltre che produrre immagini grafiche particolari, sfumate, casuali e imprevedibili, permette di realizzare opere più elaborate. Questo il caso di Baldo Diodato, che si distingue grazie all’implementazione di questa pratica artistica, lasciando fluire il suo concetto dell’arte legato alla realtà e al movimento.

Il pubblico riesce a entrare dentro la contemporaneità influenzata dalla pop art e minimal art, dall’arte concettuale e performing arts, per vivere luoghi reali, eredità della vita di Deodato. Ama sperimentare, lui, accostando materiali quali rame, resine, acrilici, alluminio, legno, tessuti, cartone,  paillettes, plastica, fibre ottiche intersecate e incastrate a fattezze di diverso genere.

Cielo e Mare

Cielo e Mare

Un’osservazione a 360° della vita vissuta all’esterno, in quanto per l’artista il territorio è parte integrante: i nostri passi sono testimoni, seppure anonimi, fanno la storia. I nostri piedi battono le piazze che vengono documentate, duplicate, ricalcate. Spazio e tempo coincidono, e la collettività fa della scultura bidimensionale e interattiva un flusso visivo e sonoro, ove tracce iconografiche diventano passaggio tra il presente (ove confluisce il flusso del passato) e il remoto.

Ci inebriamo di una staticità meditativa di fronte al Tappeto in musica, mare di rame ossidato su telaio in legno (lo sfondo verde petrolio ammalia), ove lucidità e opacità di alcuni quadrati equilibra l’opera, donandole il senso caratteristico di traslucido che certamente cattura i nostri occhi. Dobbiamo solo immaginarlo a terra: provocatore di suoni grazie all’uso di martelli, dei passi di chi cammina e dalla musica circostante.

Tappeto in musica - 2010

Tappeto in musica – 2010

 

Piazza di Spagna – 2015/2016

 

Colori, luci e collage sono presenze costanti. In blue, giallo, rosso e argento vediamo rappresentati i sampietrini di Roma, impressi sulle lastre di alluminio e colorate di acrilico. Sono le Piazze della Capitale: Piazza Santa Maria in Trastevere, Piazza di Spagna e Stella Rossa (Piazza di Montecitorio), disposte in terra e alle pareti.

 

 

Ciottoli oro e blu - 2002

Ciottoli oro e blu – 2002

I Ciottoli oro e blu su pannelli rettangolari, lucenti ammaliano e, simili a Cielo e mare in alluminio, acrilici blue e bianco, e fibre ottiche, ci prendono per mano lasciando entrare leggere sferzate di emozioni, senza appesantire il giro all’interno delle sale.

 

 

 

La Matador - 1985

La Matador – 1985

 

Rapiti e discostandoci dal dipinto, notiamo La Matador (legno dipinto e paillettes), raffigurante un volto di una donna. Occhi neri e bocca rossa si palesano a noi con determinazione e passione. I colori denotano le caratteristiche proprie del quadro.

 

 

Interessante l’uso di fotocopie in The art market, su ferro smerigliato e resinato, mentre Still life by mail gioca sul collage su legno, rievocando le città di Napoli e New York ove Baldo Diodato è nato e vissuto.

L’azione delle persone, i loro passi, la loro partecipazione denota l’importanza concettuale di Diodato come in J.F.K. Square (Philadelphia) ove orme di piedi sono testimonianza dei passanti, mentre il modulo del quadrato viene ripreso oltre che nei Due cubi di legno dipinto (esposti alla Modern Art Agency di Napoli nel 1967), nei sampietrini e nei mosaici di Pompei (Mosaico Pompei).

Mosaico Pompei – 1975

Atre sperimentazioni alle pareti denotano un anticonformismo dentro il quale la modularità è padrona, andando di pari passo al principio della ripetizione, dimensioni delle nostre vite, conseguenze di tecnologia e standardizzazione degli oggetti di uso comune.

Nelle opere di Diodato non troviamo mai un punto di sosta, anzi, l’artista induce al movimento, alla dinamica psichica, esistenziale e sociale. Un invito, dunque, all’azione e guardarsi sempre intorno; non smettere mai di condurre passi, porci domande, darci risposte e soprattutto sperimentare per trovare direzioni e chiavi nuove attraverso un’apertura collettiva di libera espressione artistica.

Annalisa Civitellli

 

 

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