Kubric fotografo

Kubric fotografo. Ciò che si vuole catturare non può essere perturbato.

Solitamente quando si sente parlare di Kubrick se ne parla come regista di cortometraggi e di film divenuti famosi. Il suo percorso da fotografo dura cinque anni della sua vita, dal 1945 al 1950. Riceve in regalo la sua prima macchina fotografica, a 13 anni, dal papà, con il quale visita le mostre del Moma di N.Y. I primi scatti del 1943 sono per il giornale scolastico Howard Taft College. Nel 1945 muore il Presidente Roosvelt. Kubrick ruba uno scatto al funerale e la fotografia viene acquistata dalla rivista Look per 25 dollari; nel 1946 viene assunto da Look e nel 1949, Kubrick, dedica un reportage dedicato a Walter Cartier, pugile di pesi medi. Nel 1951 realizza il suo secondo corto ed intraprende, così, la sua carriera registica.
La mostra di Kubrick fotografo allestita nel comprensorio del Chiostro del Bramante, nel cuore di Roma, è un viaggio dentro le diverse situazioni della vita, locali jazz, interni della metropolitana, tram e bus; foto di fisici nel mezzo dei loro esperimenti. Concentrazione sui bambini, i loro sguardi, dedicando, anche, almeno 15 foto a Mickey, 12 anni di Brooklyn, dentro la sua vita di lustrascarpe. Kubrick ci fa entrare nella vita del Circo, che interpreta dal punto di vista dell’animale, facendo sentire l’uomo in gabbia. Una bimba che balla, equilibristi e addestratori. Si passa all’atmosfera Europea del Portogallo, dove, si coglie immediatamente la differenza dal clima americano. Dettagli di Paese, mare, esterni, donne tipiche vestite di nero, Moda sofisticata, gente di mare, interni di una camera di Hotel. Fotografie significanti dal sapore cinematografico, sguardo registico, tra pistole ed Paddy Wagon, trasporto prigionieri. Alcuni sguardi all’intimità e “click” su una modella ed un pugile per finire.
Il primo sguardo, la prima foto. Interno di un camerino, elegante, luce antica, quasi. Il mio pensiero è immediato, cogliere attimi, momenti di vita che ogni persona vive nei propri spazi. Esterni ed interni, ove le persone si ritrovano collocati in metropolitane decò, seduti sui tram leggendo quotidiani, cogliendo, poi, le differenze sociali. Gente di classe, vestita elegantemente che legge The New York Times, persone di colore, vestita in modo modesto che legge The Daily News. Amori sulla metro, attenzione a dettagli, scarpe, moda, cappotti, sorrisi e chiacchere.
Un uomo guarda fuori dal finestrino di un tram: desiderio di evasione e di pensieri; camminate di mondanità, solitudini di ognuno, concetto che Kubrick coglie sottolineando quell’individualismo anche all’interno di gruppi sociali. E che prende da esempio da Arthur Felling – Weegee (1899-1968), il quale espresse che: “L’arte del fotografo consiste nel mostrare come, in una città di 10 milioni di abitanti, le persone vivano in una totale solitudine”.
Altro punto di riferimento di Kubrick fu Walker Evans (1903-1975), per il quale le fotografie erano contenuto, potenza e qualità. Kubrick visitò la mostra di Evans nel 1938 al Moma, elaborando l’idea che: “Ciò che si vuole catturare non può essere perturbato”.
Mi sono sentita trasportata nella dimensione che Kubrick ha voluto trasmettermi in quel contesto. Un immedesimarsi all’interno dei quei luoghi, mezzi di trasporto per respirarne l’odore del legno che li distingueva.
Kubrick ha scattato con curiosità donando click di momenti jazz, appassionato di tale musica, all’interno dei locali ove impeto e ritmo risuonavano agli occhi senza esitazione. Ha immortalato l’attore cupo ed introspettivo Montgomery Clift, conferendogli un atteggiamento di abbandono, di persona distante dal mondo.
Altri scatti mi hanno incupito, evocando in me atmosfere di guerra, di soldati, foto rigorose. Stampe di fisici atomici della Columbia University che lavoravano agli esperimenti. Professori, figure serie e strutturate, in dialogo nei loro uffici e all’interno dei laboratori. Parate militari, ragazze in gonnella, giocando a scherma, saltando, quasi un divagare nello sport. Lo stile coloniale di un palazzo, foto che mi colpisce, strutturata, statica. Descrive scale, due persone su un gradino, eleganti, impostate, probabilmente perché “loro” dovevano mantenere una serietà dovuta al contesto.
Tra queste prospettive in bianco e nero, una donna scende le scale con una montagna di libri in mano, ripresa dal basso; uno scultore, visione di arte e lavoro con la pietra. Mi accingo, successivamente, a guardare i bambini, i loro sguardi, nei loro letti, assorti all’obiettivo; si passa alla vicenda di Mickey, già citato, lustrascarpe, realtà della strada, carico di responsabilità per aiutare i fratelli. Catturato con i suoi 9, tra fratelli e sorelle, nella N.Y. di tutti i giorni, e, poi, dentro la sua ricerca di libertà e di evasione con i suoi piccioni, che allevava nella terrazza. Foto a cielo aperto.
Verso la fine, dettagli interessanti nella lettura delle descrizioni delle foto, mi incuriosiscono. Lo sviluppo dell’idea che il ritratto diventa reportage, indispensabile, che con calma grandiosità e nobile semplicità è inquadratura. Una di queste è l’uomo del circo (1948), tatuato e con grandi piercing, messo a paragone con le foto degli emarginati di Diane Arbus (1923-1971). Già ci si avvicinava al cinema, con il close-up, tecnica di ripresa per un primo piano.
Nel 1948 Kubrick inquadra varie scene della vita di un Circo, tutto ciò che “noi” ignoriamo di tale realtà. Il concetto è curioso, Kubrick si concentra sullo sguardo, sul come si reagisce a ciò che si osserva, aprendo il varco alla responsabilità morale di colui che guarda, visione dell’opera filmica Eyes Wide Shut, il Voyerismo.
La fine è attenzione alla modella Betsy Von Furstemberg, tra vita mondana, da modella e lo studio di copioni ed il pugile Walter Cartier, ripreso sia in casa, nella sua intimità, sia prima di salire sul ring, negli spogliatoi e mentre combatteva.
Mi risuona tutto dentro, cercando di mettere ordine la visione mentale, un rewind dalla prima all’ultima foto guardata, impressa in memoria. Con un’interrogazione sul chissà come sarebbe stata la carriera di Kubrick fotografo e quale vie avrebbe intrapreso e sulla sua idea che “per realizzare un film da solo, come facevo prima, bisogna in effetti non avere nessuna conoscenza, tranne in materia di fotografia”.

Annalisa Civitelli

Licenza Creative Commons

Quest’ opera di

https://brainstormingculturale.wordpress.com/
è concesso in licenza sotto la
Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Unported

Based on a work at brainstormingculturale.wordpress.com

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...