Marilyn: donna, mito, manager

Marilyn Monroe e Norma Jane: la stessa persona?

Fino al 30 luglio il Palazzo degli Esami di Roma continuerà a ospitare la mostra sulla celebre diva del cinema holliwoodiano con il patrocinio dell’Assessorato alla Crescita Culturale del Comune di Roma. L’esposizione vanta un nutrito gruppo di oggetti privati, “messi in teca” grazie a un’operosa collaborazione tra le nostre istituzioni e Ted Stampfer, collezionista privato

La vista del visitatore all’ingresso è immediatamente abbagliata da una serie di abiti da sogno, collocati anche sulla scalinata antistante la biglietteria. Ovviamente tutti indossati dall’attrice, si tratta di un espediente di grande effetto, anche perché lo sfondo nero delle pareti esalta i colori, le preziosità, l’atmosfera da fiaba (anzi da cinema) di tali vestiti.

La prima sala,infatti, ospita ancora tre abiti, simboli di tre film di successo (“Urban doll”, “Crystal sea” e “Gold rain”) ma anche rimandi a tre must del guardaroba di Marilyn: le trasparenze, l’amore per l’accostamento black & white e la seta.

Sin dalla prima ala il curatore italiano, Fabio Di Gioia, tiene a precisare che, mediante il personaggio messo in luce, si vuole porre l’accento sull’emancipazione della donna fino agli anni ’60. Se ne prende “una a caso” (nata nel 1926), che ha vissuto pienamente importanti cambiamenti avvenuti nella società americana.

Come spiega chiaramente Di Gioia non ci si vuole neppure concentrare esclusivamente sulla persona privata e sconosciuta. Si intende invece ricordare come questa donna sia riuscita, «attraverso l’uso consapevole del proprio corpo, a raggiungere l’indipendenza, a ribellarsi allo stesso mondo che l’aveva nutrita e a esercitare un’influenza formativa nei confronti di un vastissimo pubblico».

Viene infatti ricordato (anche tramite effetti di altre due dive, idoli di Marilyn: Jean HarlowMarlene Dietrich) che gli anni in cui nacque la protagonista dell’esposizione furono anni importanti e di transizione per le conquiste femminili: la corsetteria cominciò a non esser più obbligatoria e il look androgino ad esser tollerato. Inoltre, vennero ammessi tagli più corti per i capelli e si accorciarono anche le gonne. Seguì la concessione delle sigarette e altri oggetti, simboli di uno status che tuttavia era difficile da raggiungere veramente per le donne, perché troppo lontano dalla mentalità maschile, anche negli anni seguenti.

Eppure lei ci riuscì: da operaia con un’infanzia difficilissima e moglie di un certo Jim, Marilyn arriva a guadagnare da sé (nel 1952) 1250 dollari a settimana per la produzione di un film. Sposerà poi il celebre Joe Di Maggio, ma niente e nessuno supererà mai (e fra i suoi compagni capirà mai) il suo amore per il cinema. Già, perché non le bastarono le cifre esorbitanti, né la celebrità: lei voleva liberarsi del cachet basso che le avevano cucito addosso; desiderava una casa di produzione tutta sua. Aveva dei sogni grandi e nobili, sogni che cominciarono a trapelare a partire dalla “svolta” del 1954, che la condusse anche al “David” e al “Golden Globe”. Eppure con semplicità continuò ad affermare che… «date ad una donna la scarpa giusta e lei conquisterà il mondo».

Si ammirano così oltre 300 oggetti appartenuti alla star del cinema perdendosi tra fotografie, lettere-documenti, abiti, accessori (dall’infanzia fino all’età adulta), oggetti e cosmetici, che racchiudono in loro il senso del “lifestyle” della diva, ma ci fanno anche vivere il vero e proprio mondo “vintage”, ritornato in voga recentemente.

Si rievoca il dopoguerra, ma soprattutto le connessioni tra le produzioni cinematografiche italiane neorealiste e gli Stati Uniti, dove le influenze nostrane dallo stile asciutto e semplice, conquistarono il vasto pubblico americano.

E non solo: anche la moda fa parte dell’insieme suggestivo e incantevole. I grandi designer – da Dior a Tiffany, da Chanel a Cartier, a Pucci fino a Lazlo e Dom Pérignon – firmano i vestiti delle attrici. Travilla, lo stilista delle dive, ha disegnato il famoso abito bianco proprio per Norma Jane, quando fu protagonista nel film “Quando la moglie è in vacanza”.

La collezione risulta dunque ricca di fascino, oltre che per il valore degli effetti esposti, per i suoi molteplici obiettivi: molti di questi si è cercato di raccontarli, molti altri devono essere visti e vissuti, considerando che l’esposizione in questione non parla di morte, ma di vita.

Cristina Fusillo

 

Informazioni utili:

Imperdibile Marilyn – Palazzo degli Esami – via Gerolamo Induno, 4 Roma

Dal 17 maggio 2017 al 30 luglio 2017

dal lunedì al giovedì ore 10.00 – 20.00

venerdì e sabato ore 10.00 – 23.00, domenica ore 10.00 – 21.00

Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

Ingresso:

Intero: € 18,00; Ridotto 6-12, studenti; over 65, disabili: € 15,00; Bambini sotto i sei anni: gratuito
(accompagnati da un familiare); Ragazzi (7-13 anni) € 10,00; Famiglia: 2 adulti e 2 bambini: € 50,00; Maxi famiglia: 2 adulti + 3 Bambini: € 60,00

Per informazioni:

UTOPIA – Comunicazione e media relations
Mailto. arteecultura-ext@utopialab.it

 

 

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