Il mio nome è Milly

Lo charme delle vedette anni Venti

Il teatro della Cometa, sito sotto il Campidoglio capitolino, dal 21 febbraio all’11 marzo, ospita Gennaro Cannavacciulo con il suo recital: “Il mio nome è Milly, una diva, tra guerre, prìncipi, pop e variété”. Un’altra possibilità per vivere atmosfere ormai lontane ma sempre affascinanti

Il suono del pianoforte introduce la rappresentazione, egregio esempio di teatro canzone in cui, questa volta, ci si trova ad assistere a qualcosa dai registri sobri e incentrati sul canto e sui brani portati in auge anche da Carla Mignone, in arte Milly.

All’interno di una scenografia essenziale composta da quattro pannelli che ritraggono la Milly dagli anni ’20 in poi, Cannavacciuolo dà risalto alla sua voce calda e profonda.

L’unica trasgressione che l’artista si concede, come da consuetudine nei suoi spettacoli, è un solo cambio d’abito, azione seducente che sarà svelata sul palco.

Egli così gioca con piccoli accessori e narra la vita di una Milly trasgressiva, mai banale, dal carattere indomito. Figlia di Teresa Monti cresce con due fratelli. La madre, sola, per sostenere la famiglia si esibisce per le truppe in guerra. Espressione che in seguito Milly fa sua.

L’atmosfera elegante disegna, oltre che suggestioni e aneddoti, stili di vita in cui la professionalità era di primo ordine. Dario Pierini al pianoforte, Andrea Tardioli al sax-contralto e Francesco Marquez al violoncello che, con ritmi andanti, jazz, swing, manouche, cadenzati, dolci e morbidi, accompagnano l’attore al canto.

Le melodie tipiche anni ’20/’30 pertanto disegnano il sottofondo di una serata nostalgica, in cui proprio un pubblico più adulto si può riconoscere, poiché ha vissuto quei tempi con spensieratezza.

Intorno dunque ad un contesto in cui si racconta anche l’amore della protagonista, allontanata dall’Italia a causa della relazione con Umberto di Savoia, poi vissuta sia a Parigi, sia negli Stati Uniti, si dipanano sistemi di vita semplice e, al contempo, scenari dell’avanspettacolo di allora. All’interno del varietà italiano Milly si aggiudica così una posizione centrale: rientrata in Patria, da cantante ad attrice teatrale, approda in TV sentendola però stretta rispetto al teatro.

Abbiamo avuto modo altresì di conosceretesti dei brani scelti: dallo sfondo sociale e amoroso (“Ma l’amore no”; “Lontano Lontano”; “Come pioveva”), ma anche dai toni ironici (“Surabaya Johnny”), raccontano della guerra, di viaggi, di paesaggi, di gente in movimento, di sesso  (“Si fa ma non si dice – L’amore e la guerra”).

Anche la città di Milano viene contestualizzata nella canzone “Stramilano”, in cui si descrivono un certo modernismo e una dinamicità, che fanno appunto pensare, già negli anni Trenta, all’avanguardia della capitale del nord.

Un personaggio privo di inibizioni“, così Cannavacciulo definisce la Milly che rievoca Marlene Dietrich, famosa attrice e cantante tedesca, denominata l’Angelo Azzurro.

Le canzoni qui sono protagoniste. Il resto è uno sfondo coadiuvato anche dal gioco di luci pulito e particolarmente fotografico, risaltando alcuni particolari momenti dell’esibizione, diversa dalle precedenti: “Il mio nome è Milly, una diva, tra guerre, prìncipi, pop e variété” è una rappresentazione di due atti (il secondo più efficace) e che Cannavacciulo costruisce su misura sulla sua figura, in cui voce e musica vivono un equilibrio perfetto.

Spettacolo meno serrato, infatti, mantiene però intatto lo stile ormai inconfondibile dell’autore che qui ama sperimentarsi nelle movenze. Una piccola coccola che ci si concede per ri-vivere quelle particolari atmosfere di un tempo in cui le affascinanti dive, eleganti e misurate, sapevano anche scherzare con i giornalisti, dissuadendoli con storie fantasiose.

Annalisa Civitelli

 

 

Teatro della Cometa

dal 21 febbraio all’11 marzo

Il mio nome è Milly, una diva, tra guerre, prìncipi, pop e variété

recital in due tempi di e con Gennaro Cannavacciuolo

Dario Pierini, pianoforte

Andrea Tardioli, sax-contralto

Francesco Marquez, violoncello

disegno luci Michele Lavanga

fonica Alfonso d’Emilio

 

 

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