Roma è de tutti

Una sera “alla” radio

Le occasioni di solito non si dovrebbero lasciar fuggire. L’idea dell’ultimo momento diventa infatti un perfetto escamotage per rimanere incollati alla sedia, godersi un concerto all’apparecchio radiofonico e scrivere le proprie impressioni, istintuali. Si assemblano così due presentazioni dell’album che fotografa la città eterna attraverso contesti e sensazioni differenti

In questo istante (22:30) ascolto Radio 2. E’ la sera del sei aprile e chiudo una settimana di relax in bellezza. Luca Barbarossa è a “Radio 2 Live” e si racconta ai microfoni di Carolina Di Domenico e Pierluigi Ferrantini, lasciando dunque il suo ruolo da conduttore del programma del “Radio 2 Social Club” e vestendo i panni di cantautore, ciò che è sempre stato ma di nicchia.

Ha scelto il dialetto per la sua ultima fatica, “Roma è de tutti”, riportando in auge il romano. Un album venuto di getto, dalla struttura e dalla scrittura teatrale.

Come già raccontò lo scorso 14 febbraio alla Feltrinelli di Via Appia nella capitale è un disco il cui gergo rappresenta il suono della città, il modo di parlare quando si è rilassati tra amici, rubando qua e là anche i dialoghi ai vicini e nei cortili.

Un quadro dipinto da stornelli, storie e aneddoti tipici romani.

Sinonimo di tradizione, che rimanda alla dimensione ancestrale, in radio la presentazione di “Roma è de tutti” è intima, e proprio in questa “scatola” bisogna scandire le parole e dunque esprimersi in italiano perfetto.

“Roma è de tutti” è nato anche grazie all’esperienza lavorativa con l’orchestra di Ambrogio Sparagna, in cui la rivisitazione del repertorio popolare – folk del centro Italia riprende vita: le sonorità tradizionali sono di fatto protagoniste. Gli strumenti, come le zampogne, le percussioni e a manovella rimandano a danze e feste popolari. All’interno della libreria romana ci dona una serenata: “Notte di dolcezza”.

A Radio 2 Live, invece, il cantautore “traduce” al pubblico, sia a chi assiste in sala A della sede Rai in Via Asiago di Roma, sia a chi ascolta da casa, il gergo romanesco, perché all’interno dei suoi testi ci sono dei modi di dire propri della vera romanità. Per esempio, “na fojetta” è la foglia simbolo sulla  bottiglia di vetro tipica da osteria, che indica quanto vino va versato per un mezzo litro. E nel brano “Come stai” questa immagine è ben descritta.

“Passame er sale” apre la performance canora. Il brano si riconosce sin dalle prime note e dai giri di corde. I picchettati suggestivi sono protagonisti e le parole sono altresì evocative e poetiche. Un racconto familiare e d’amore soprattutto dedicato alla moglie, con la quale ha costruito un rapporto che dura nel tempo, consolidatosi sempre più: “Se semo amati, feriti, traditi e accarezzati; se semo presi, lasciati, pentiti e aritrovati; voluti, cercati, riconquistati e pe tigna mai perdonati; se semo persi, inseguiti, impauriti e in lacrime riconquistati; se semo offesi, difesi, colpiti e pe’ tigna mai perdonati“.

La presentazione radiofonica del disco segue con “La dieta”. Una canzone spiritosa e gioviale, in cui Barbarossa gioca grazie alla sua forza ironica. Spiega inoltre ai microfoni dei due conduttori quanto nella cultura popolare sia divertente giocare con il cibo; per alcuni modi di dire romani, infatti, i nomi degli alimenti si intrifolano allegramente tra le righe.

“Roma è de tutti” è la canzone che dà titolo all’intero album. Un tributo alla città, che in fondo amano tutti e “la bellezza ce la siamo ritrovata“, esprime il cantautore, il quale, nel CD, duetta con Fiorella Mannoia. Una poetica fatta di romanticismo e di immagini accompagnate da una sonorità che rispecchia quelle degli stornelli tipici romani. Strade, storia, cittadini, illustri e ignoranti, prigionieri, quartieri e bruscette, configurano lo sfondo narrativo.

I musicisti che accompagnano Barbarossa sono: Maurizio Mariani al basso; Francesco Valente  alle chitarre; il polistrumentista Alessio Graziani; infine, Piero Monterisi alla batteria.

“E penso a te” parla invece di un suicido in carcere. Triste, dal ritmo calmo e ben equilibrato, si amalgama a suoni armonici e orchestrali, cercando di non farci dimenticare le vite rinchiuse tra le sbarre. Un pezzo che suonato dal vivo diventa magico e solo chiudendo gli occhi la voce struggente di Barbarossa ce lo fa arrivare in modo intenso, mentre con la musica si vola. L’urlo è: “L’amore non poi tenello in gabbia“.

Conosciamo attraverso gli anedotti il Luca ironico e sempre pronto alla battuta, il quale simpaticamente risponde alle domande di Ferrantini e della Di Domenico. Racconta al  pubblico in sala e agli ascoltatori a casa “La pennica”, quella sacrosanta, che va rubata alla vita frenetica. Un’eredità del nonno, il quale gli ha lasciato scritte regole precise. Tipica usanza romana richiama un bel ritmo swing – blues che accarezza l’animo con leggerezza, mentre i glissati fanno qualche comparsa.

Madur (morte accidentale di un romano) racconta un’avventura spiacevole accaduta nella metro romana. Canzone in stile country – manouche, che verso il finale si amalgama al jazz. Nel CD è cantata con Alessandro Mannarino, il quale attualizza il linguaggio, sdoganandolo grazie all’egregia poesia.

Dedicata all’amico “tuttologo”, “Tutti fenomeni” verte invece sul sociale. Una critica in chiave sarcastica sulla crisi dei nostri tempi. Al ritmo che si accosta a quello di strada le incursioni del trombone ne fanno una cadenza davvero simpatica.

Interviene per un siparietto Andrea Perroni e di seguito Luca Barbarossa canta il testo scritto da Gigi Magni: “Via da Roma”. Una “condivisione” artistica che racconta la stanchezza dei ritmi frenetici della capitale. Le armonie composte da note nostalgiche descrive un viaggio fuori dalle mura romane. Ma poi, alla fine, Roma – madre e amante – aspetta sempre il ritorno di chi sceglie di andare via. Le sonorità sono dolci e la canzone sembra quasi una ninna nanna.

Arriva “La mota” scritta mentre Barbarossa andava in moto. Una storia di fantasia in cui il motociclista pare non si fermi mai, indicando infatti il tipico invasato. La musica modulata sembra quasi comica e fa riferimento ai chiari zig-zag nel traffico. Anzi li lascia proprio immaginare.

Sulle note di Brams, esattamente “Lullaby” il cantautore ha scritto una ninna nanna dedicata alla sua bimba di 8 anni: “Lallabai”. In questa occasione la canta solo accompagnandosi alla chitarra. Di una dolcezza infinita, Barbarossa ha registrato la “dedica” su whatsapp, affinché la figlia potesse ascoltarla, poiché quando ha scritto la lirica lei non era vicino a lui.

Un “concept”, questo è “Roma è de tutti” e non solo. Lo definisce così il cantautore quasi in chiusura dell’evento trasmesso da Radio 2. Attualmente nei suoi concerti unisce infatti racconti, episodi, canzoni di repertorio e nuove. Anche internazionale, per essere dunque consegnato al mondo come “word music”, in quanto i suoni all’interno sono universali.

Si entra poi nella storia con “Roma spogliata” che ci fa gonfiare il cuore di ricordi e di ritmi pop, caldi e blues, in cui le corde di un mandolino disegnano il sottofondo romantico. Il brano d’esordio con cui cominciò nel 1980 al Festival di Castrocaro.

“Via Margutta” segue con sonorità andanti e avvolgenti, che trascinano il nostro animo verso l’infinito. Quasi un abbraccio eterno; “Al di là del muro” del 1989 è presentata sempre come uno sfogo. Rock e cadenzata è un urlo contro la società ma rivolge anche lo sguardo alla paura di amare e di superare le difficoltà, appunto superando il famoso “muro“.

“Portami a ballare” chiude il concerto radiofonico con note dolci e delicate, in cui il pianoforte è un sottofondo straordinario. Il brano che vinse il Festival di San Remo nel 1992 e dedicato alla mamma, alla quale chiede di portarlo a ballare. Ci prende per mano, augurandoci una serena notte.

“Roma è de tutti” è un omaggio alla città più bella al mondo. Luca Barbarossa pensa appunto che “nessuno è più romano di chi romano ci si sente“, assorbendo così uno stato d’animo. E’ un’artista innamorato della sua città e in questo suo ultimo lavoro si percepisce chiaramente. Gli scorci fotografici delle MURA delle città italiane – come la copertina dell’album – inoltre, diventano un simbolo da immortalare per tutti, quasi fosse un “concorso“.

Annalisa Civitelli

 

Roma è de tutti

di Luca Barbarossa

Passame er sale; Come stai; La dieta; Roma è de tutti; Se penso a te; La pennica; Madur (morte accidentale di un romano); Tutti fenomeni; Via da Roma; La Mota

 

 

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