Ute Lemper – Songs for Eternity

Ute Lemper canta la vita oltre gli orrori dell’Olocausto

Lo sterminio di sei milioni di Ebrei diventa musica per la memoria: un modo per non dimenticare il passato grazie ai canti scritti durante la loro prigionia nei lager nazisti. Melodie struggenti attraverso le quali la morte e il dolore si sublimano e diventano vita e presenza per l’eternità 

Per la prima volta al Teatro Brancaccio di Roma, il 27 maggio Ute Lemper si è esibita con lo spettacolo Songs for Eternity, un recital sulle canzoni scritte nei lager da musicisti ebrei. Una vera e propria missione dell’artista tedesca, legata indissolubilmente alla tragica storia dell’Olocausto sia per le sue origini, sia come moglie di un uomo ebreo. Un senso di responsabilità e di dovere etico la portano a rispettare la memoria del genocidio, stimolando il dialogo su tale orribile passato.

Grazie alla ricerca del poeta partigiano Shmerke Kaczerginsky, nel 1946, e del musicologo Francesco Lotoro, negli ultimi trent’anni, siamo entrati in possesso di un immenso “corpus” musicale legato alla vita degli Ebrei nei ghetti e nei campi di concentramento, in particolar modo quello di Terezin, dove furono rinchiusi numerosi artisti cui dobbiamo la presenza di queste tracce d’inestimabile valore.

Sublime e ieratica narratrice degli orrori della deportazione, grande signora e interprete appassionata, Ute Lemper incanta e ipnotizza la platea con melodie yiddish composte, tra gli altri, da Victor Ullmann, Willy Rosen, Johanna Spector e Ilse Weber. Non poteva mancare Lilli Marleen, il tributo a Kurt Weill con September song e un richiamo al razzismo contro i neri d’America nell’intensa e perfetta interpretazione di Strange fruits di Billie Holiday.

I musicisti (Vana Gierig al pianoforte, Daniel Hoffman al violino, Lucas Frontini al contrabbasso, Victor Villena al bandoneon e Gilad Harel al clarinetto) accompagnano l’artista con equilibrio, compostezza e profondo rispetto. Performer di altissimo livello, tutti e cinque respirano con lei, in un’atmosfera sospesa tra sogno e realtà. Ute Lemper dà prova di grande abilità nell’utilizzare una vocalità dalle sonorità jazz e blues, giocando, con grande eleganza, anche con “scat” e onomatopee.

Nel suo lungo abito nero, l’artista si muove sul palco con leggerezza e sinuosità, avvolta da un eccellente disegno luci in cui ogni variazione cromatica è sempre piena, carica di colore e molto efficace nell’accompagnare ed enfatizzare i differenti livelli di pathos. Generosa nel dialogare con la platea, spesso si avvicina al sottopalco, soprattutto quando racconta le storie narrate in ciascun brano, introducendo e spiegando i testi in tedesco anche in italiano.

In scena dal 2015, la Lemper definisce Songs for eternity un viaggio assolutamente necessario, iniziato in un giorno d’estate che sa d’inverno. Una storia da tramandare di generazione in generazione attraverso la musica, che diventa musica per la memoria: un luogo dove la morte e il dolore si sublimano e diventano vita e presenza per l’eternità.

Se solo le pietre conoscessero gli errori dell’Olocausto, le stesse pietre piangerebbero: così recita un vecchio detto. Di fronte a tanto orrore, l’unica cosa che possiamo fare è ascoltare in silenzio e pregare. Ascoltare le voci di quelle anime, che un tempo erano persone vive, e concedere loro la speranza di non essere dimenticate, sepolte dalle ceneri e dal fumo della nostra indifferenza.

Elena D’Elia

 

 

 

 

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