La La Land

E’ inconsueto scrivere di film e per la prima volta ci cimentiamo. Quest’opera, infatti, suscita delle sensazioni da esprimere. Ciò che salta all’occhio sono i colori e il loro uso. Le tonalità accese e tipiche degli anni Cinquanta, riportano al retrò trasposto nell’attualità, tra macchine, cellulari, PC e videocamere.

Il sogno è il tema conduttore: l’obiettivo da inseguire per uscire fuori dal proprio stallo e cambiare finalmente vita. E l’amore è una barriera protettiva: un rifugio. Scritto e diretto da Damien Chazelle, la trama ruota intorno la storia d’amore tra un musicista jazz, interpretato da Ryan Gosling, e un’aspirante attrice, interpretata da Emma Stone. Rispettivamente Sebastian Wilder e Mia Dolan, due caratteri determinati a ottenere ciò che desiderano.

La regia si avvale di scene dinamiche e di primi piani, i quali evidenziano particolarità tipiche degli anni rappresentati: nelle espressione dei volti e nei balli soprattutto. Gli stacchi tra le varie situazioni sono scorrevoli e fluidi: il “panning” si inserisce senza troppo disturbo, inquadrando il panorama cittadino in cui si svolgono le azioni: Los Angeles. La La Land potremmo definirlo un musical a metà, il quale trova spazio nelle nostre multisale e rende omaggio alle grandi produzioni di Hollywood degli anni Cinquanta e Sessanta, a cui si è ispirato il regista. I balli, infatti, sono tipici delle atmosfere riproposte: rimandano a “Un americano a Parigi“, a “Cantando sotto la pioggia” e a qualche figura del cinema protagonista di quegli anni, come per esempio Gene Kelly.

L’attenzione ai particolari è determinante. Sia nelle minuzie, sia nel percorrere quelle strade larghe e caratteristiche dell’America, sia nel perdersi tra le palazzine basse in stile; anche il design degli interni (firmati da Sandy Reynolds-Wasco) è congeniale e inerente alle scene.

Jazz e swing sono i motivi portanti del film, e la particolare armonia del pianoforte, City of Stars – creata dal protagonista – ogni tanto emerge e per pochi minuti delizia i nostri canali uditivi. La colonna sonora dunque si inserisce nella narrazione con sofisticata attenzione, ed è di buon livello. Composta e orchestrata da Justin Hurwitz è molto orecchiabile. I testi sono scritti dai compositori teatrali Benj Pasek e Justin Paul, mentre Start a Fire, invece è scritto da John Stephens.

Il mondo della musica però ci catapulta in una contemporaneità che ci appartiene, infatti l’impostazione di alcune scene (concerti e interviste musicali) rientrano nel mondo attuale. Rompono, purtroppo, quello che di più intimo è della coppia: il brano dell’incontro viene donato alla folla, e gli strumenti sono quelli elettrici, che negli anni Cinquanta neanche esistevano. Al contrario, la fotografia, firmata da Linus Sandgren, è curata, ma solo a tratti si percepisce un’accurata attenzione alle immagini che riescono veramente a imprimersi nei ricordi.

Dinamico sotto certi aspetti, La La Land è singolare per alcune scene che mettono a confronto due generi di vita distanti tra loro, ma al contempo simili (tra lavoro e difficoltà economiche) e altrettanto esagerato in qualche breve tratto della storia. Suddiviso in “tempi” (quelli delle stagioni) riesce a far immedesimare gli spettatori all’interno della storia, facendoli innamorare di Mia e Sebastian, ma allo stesso tempo aiutandoli a comprendere quanto il distacco e la lontananza lascino cadere i rapporti, e facciano cambiare vita ai due. Inoltre, potremmo ancora descrivere il film come “la storia del caso”: e se le cose non fossero andate così come sono andate? Non sarebbe esistito il locale jazz, non sarebbe esistita l’attrice, ma il consenso dell’amore, come il consenso dell’ultimo sguardo tra Mia e Sebastian. Quel sostegno che, nel silenzio, vivrà per sempre nei due animi.

Il livello della recitazione è elevato. Sia i protagonisti, sia chi vive intorno a loro interagiscono tra loro con disinvoltura, e nell’ambiente circostante sono in perfetta sintonia. Le espressioni facciali e gli stati d’animo sono ben resi: anche la felicità evoca un forte impatto emotivo. Nei balli Ryan Gosling e Emma Stone sono capaci di farci rivivere le coreografie delicate dei musical vecchio stile.

Ottimo l’uso degli arredi e altrettanto ottima è la scelta dei costumi (curati da Mary Zophres), che nella loro complementarietà vivono di una vivacità e di un equilibrio sublime. Nostalgico e, appunto, colorato dona veramente una dolce pausa, per distaccarci dai ritmi moderni e inconsueti, mentre la scena che conduce al finale, connubio tra grafica, motion animation, disegni, modellismo e tempo reale, riesce veramente a rendere tutto più leggero e magico. Riprendendo la scia di Ginger Rogers Fred Astaire si danza tra le stelle.

Sarà per questo che La La Land si è aggiudicato parecchi premi nel corso del 2017 e soprattutto alla cerimonia degli Oscar?

Annalisa Civitelli

 

Premio Oscar 2017

Miglior Regia Damien Chazelle

Miglior attrice protagonista Emma Stone

Miglior fotografia Linus Sandgren

Miglior scenografia David Wasco

Miglior colonna sonora Justin Hurwitz

Miglior canzone originale City Of Stars

 

 

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