Intervista a Antonio Menichella

L’espressione contemporanea tra pittura, grafica e scultura

Un percorso artistico originale che tocca varie discipline. Colori, grafia e scultura sguardi sulla modernità e voci personali dell’artista Antonio Menichella. Particolarità, espressività e dinamicità le sue chiavi sul mondo.

Antonio Menichella nasce a Foggia, classe ’76. Da sempre si dedica all’arte, proseguo dei suoi studi artistici, i quali indicano la strada verso la Pop Art. La pittura è il linguaggio principale come la scultura con metallo e bulloni. Assai particolare e originale, Antonio Menichella, introduce la fotografia per lasciare testimonianza del suo lavoro. La grafica lascia un’impronta chiara, netta e pulita. Leggibile a tutti.

Credo proprio che l’arte contemporanea sia il messaggio del percorso di vita odierno su quell’insistente vincolo che compromette e porta tutti verso una comunicazione sfrenata.

Antonio Menichella, mediante la sua arte, è un portavoce di questi tempi sfrenati e le sue opere né sono veicolo.

Di seguito l’intervista, buona lettura

A seguito del tuo percorso di studi come/in che modo ti sei avvicinato all’arte contemporanea?

Il mio avvicinamento al mondo dell’arte parte da molto lontano, per la precisione dalla mia infanzia, quando mio padre mi diede la possibilità di aprire la sua valigetta di tubetti e pastelli ad olio. Da quel momento immagini e colori sono diventati il mio interesse principale. Negli anni questo interesse crescente mi ha portato a frequentare l’Accademia di Belle Arti e ad esporre i miei lavori in mostre e rassegne nazionali ed internazionali. Sinceramente non credo di saperti spiegare le modalità con le quali questo avvicinamento (se di avvicinamento si può parlare) all’arte contemporanea si è compiuto, ma una cosa è certa: bisogna innanzitutto studiare e mantenersi informati, credere nel proprio lavoro, promuoverlo nel migliore dei modi, farlo col sorriso sulle labbra, con i piedi per terra e nel rispetto del lavoro altrui. Tutto qua.

Che intendi esprimere con la fotografia? Quale è il tuo messaggio?

Beh, a dire il vero io ho una concezione molto personale della fotografia. La utilizzo prevalentemente come medium di supporto per le mie elaborazioni grafiche e pittoriche. La fotografia nella sua accezione classica non rientra nelle mie attività, anche se apprezzo molto il lavoro di chi ci si dedica con passione. D’altro canto viviamo nell’era della tecnologia sfrenata, nella quale le immagini stanno prendendo il sopravvento sulle parole. Ogni giorno il nostro immaginario si arricchisce di seicentomila nuove immagini, un numero apparentemente normale che, però, diventa impressionante se paragonato alle seicento immagini con le quali un uomo del medioevo si relazionava nell’arco della sua intera vita. Sempre più velocemente l’uomo moderno sta abbandonando la millenaria visione alfabetica per far ritorno alla primaria visione d’insieme, e questo grazie soprattutto ai media e alla tecnologia. Una ragione in più per educare le nuove generazioni alla lettura delle immagini.

Da dove parti per i tuoi progetti? Quale è l’ispirazione che scatta per prima?

Da una risata. Tutto nasce da una silenziosa risata che scatta nel momento in cui riesco ad associare immagini e parole, trasformandole in un messaggio credibile. A primo impatto l’impianto grafico deve risultare enigmatico, inquietante, ambiguo, instabile, quasi perso in un clima di sospensione, in modo tale da catturare lo sguardo incuriosito dell’osservatore. Solo in un secondo momento, a messaggio svelato, il progetto deve rivelare (anche attraverso il titolo) la sua vera natura, che, a seconda del caso, può essere ironica, critica, polemica, emotiva, ludica, ecc. Il progetto non deve mai assumere carattere descrittivo, ma limitarsi a dare delle indicazioni per interpretare gli stati d’animo che tanto caratterizzano la deviata società contemporanea. Immagini e parole, quindi, viaggiano sullo stesso binario e nell’economia dell’opera hanno pari valore.

Ho trovato il tuo messaggio grafico molto particolare e attento. Quale è il tuo modo di approcciarti a questo tipo di linguaggio?

Ti ringrazio per le belle parole. Mi fa molto piacere sapere che hai apprezzato il mio messaggio grafico. A volte essere semplici ed immediati non è affatto facile. Il rischio di risultare banali, scontati o (ancor peggio) furbi, è dietro l’angolo. Se aggiungi anche il fatto che un lavoro dal forte impatto grafico richiede molta attenzione e pulizia, capirai bene che le difficoltà aumentano in maniera esponenziale. Per quanto riguarda l’approccio al linguaggio tecnico-espressivo credo sia un processo alquanto naturale. Ci si arriva per gradi, sperimentando e cercando di fare proprie tutte le tecniche necessarie a raggiungere lo scopo prefissato, ovvero comunicare al meglio un messaggio. Una buona padronanza linguistica, anche in ambito grafico-pittorico, facilita notevolmente la comunicazione. E quando tutto va a buon fine ci si sente soddisfatti e sollevati.

Grazie ad Antonio Menichella per averci dedicato il suo tempo

Annalisa Civitelli

Articolo su Antonio Menichella

https://brainstormingculturale.wordpress.com/cultura/antonio-menichella/

Sito web di Antonio Menichella

http://www.antoniomenichella.com/

Intervista pubblicata su http://www.momentosera.it il 20 dicembre 2014

Antonio Menichella. L’espressione contemporanea tra pittura, grafica e scultura

 

 

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