Intervista a…

P. Cossa, F. Lobello, Max Vellucci, S. Augeri, C. De Maio, G. Giuntoli

“Resilienza: una riflessione artistica sulle infinite capacità dell’essere umano”

L’AST Company anche quest’anno al Teatro Stanze Segrete di Roma ha presentato lo spettacolo di Improvvisazione Teatrale legato al tema della Resilienza. Diretto da Giorgia Giuntoli prevede qualche cambiamento rispetto l’anno passato, in cui la scena era “giocata” da Patrizio CossaMax Vellucci (foto sottostanti) e Giorgia Calcari.

       

La versione 2018, invece, prevere l’implementazione di più attori i quali, grazie ai suggerimenti del pubblico avranno spunti per creare la rappresentazione ogni sera diversa ma, al contempo, avranno anche la possiblità di confrontarsi in scena, ascoltarsi e sfruttare ogni singola idea, che arriva sul momento per sviluppare la vicenda.

Abbiamo intervistato gli esponenti del gruppo che, proprio alle Stanze Segrete, si sono esibiti in “La Resilienza”, sia riguardo le modifiche della pièce, sia per capire quanto l’improvvisiazione teatrale risulti utile nella vita di tutti i giorni, per mantenere la mente allenata e dare sfogo alla propria fantasia.

 

E’ il secondo anno che lo spettacolo “La Resilienza” viene riproposto. Cosa significa per Voi questo stato, in cui le vicende negative vanno affrontate al meglio delle possibilità di ognuno?

Patrizio Cossa: “In un periodo di forte crisi come quello che stiamo vivendo negli ultimi anni, il concetto di Resilienza prende un valore molto alto. C’è bisogno di una rivoluzione interna, abbiamo la necessità di andare avanti e superare le piccole e grandi crisi che ci arrivano addosso. Essere resiliente vuol dire affrontare i problemi senza spezzarsi ma trovando gli strumenti per crescere e guardare più in là“.

Cristiana De Maio: “Lavorare sul concetto di resilienza per un improvvisatore è una sfida molto interessante. Il personaggio crea una verticale che affronta una problematica (quella data dal pubblico) e nella verità della sua evoluzione si scopre se è possibile essere resilienti. Una scoperta per il pubblico e per l’attore“.

Giorgia Giuntoli: “E’ per noi uno stimolo, una riflessione artistica sulle infinite capacità dell’essere umano di poter fronteggiare gli impatti e reagire agli urti che a volte la vita sottopone“.

Max Vellucci: “La resilienza è uno stato che si vive costantemente nell’ambito dell’improvvisazione teatrale. In questa forma d’arte, infatti, ogni errore o evento negativo (dal punto di vista tecnico) deve necessariamente essere sfruttato e utilizzato per fare in modo che lo spettacolo riesca. Questo fa sì che uno spettacolo come quello che stiamo portando in scena in questi giorni al Teatro Stanze Segrete sia estremamente in linea con la filosofia dell’improvvisazione. Essere resilienti quindi, è un modo di approcciare alla vita che può essere allenato e reso sempre più efficace, per fare in modo di vedere quanto ci accade intorno con lenti diverse“.

               

Giorgia Giuntoli e Cristiana De Maio (foto soprastanti)

Rispetto l’anno scorso è cambiato qualcosa nella proposta della rappresentazione?

Giorgia Giuntoli: “Sì, innanzi tutto il cast. Del vecchio sono rimasti Patrizio Cossa e Max vellucci. Abbiamo deciso poi di integrare e portare a cinque il numero complessivo degli attori coinvolti in questo progetto, in modo tale da avere ogni sera tre interpreti, che si avvicendano nelle varie repliche. Questo per dare più possibilità narrative ed espressive e poter usufruire di diverse e di differenti sensibilità artistiche nello sviluppo del dramma. Arricchire delle percezioni e sensibilità di più artisti può voler dire offrire differenti soluzioni e punti di vista“.

Max Vellucci: “Quest’anno siamo di più e si è evoluto il nostro modo di improvvisare. Portiamo quindi in scena un anno di ripensamenti e rielaborazioni rispetto a un’arte, l’improvvisazione, che non finisce mai di mutare e di stupirci“.

Patrizio Cossa: “Il cast si è modificato e allargato. Ogni sera, a rotazione, tre attori su cinque sono in scena per dare ancora più senso all’improvvisazione, perché oltre agli imput del pubblico anche gli attori, cambiando di volta in volta, possono contribuire alla trama dello spettacolo“. 

L’Improvvisazione Teatrale è un tipo di recitazione che nasce sul momento e induce a cogliere l’attimo, anche nella vita di tutti i giorni. Quanto, dunque, l’improvvisazione, stimola la fantasia delle persone?

Fabrizio Lobello: “E’ uno strumento utilissimo per imparare a far circolare le idee. I nostri spettacoli non nascono mai dalle intuizioni di una sola persona bensì, come improvvisatori, ci alleniamo a confermare quelle degli altri e a costruire a partire da quelle idee“.

Cristiana De Maio: “L’improvvisazione teatrale racchiude l’intero mondo della fantasia. Ognuno di noi può dare sfogo alla sua creatività restando in ascolto della libertà dell’altro“.

Giorgia Giuntoli: “Infinitamente. In tanti anni che dirigo il “Centro Sperimentale di Improvvisazione Teatro”, attraverso le decine e decine di corsi, stage e workshop, ho visto persone disparate, provenienti dalle più differenti realtà socio-culturali ed economiche, ampliare ed esplodere, in alcuni casi, la capacità di affrontare di impattare il reale. L’improvvisazione teatrale come tecnica dovrebbe essere insegnata ai bambini fin da piccoli, così come avviene all’estero, in particolare in America. Concede una visione laterale: un’infinità di possibilità vengono viste simultaneamente. Come in una sinestesia meravigliosa“.

Patrizio Cossa: “L’improvvisazione è nella natura umana. Tutti noi improvvisiamo ogni giorno solo che, molte volte, il giudizio personale e la paura di sbagliare ci frenano nel dire la prima cosa che ci viene in mente. Cerchiamo disperatamente di trovare la parola giusta da dire, quando invece ogni cosa è giusta, basta solo accettarla e farla crescere. In scena funziona così, ogni parola è importante e accettare le proposte dell’altro è alla base del nostro mestiere. Solo così si può creare una storia insieme“.

Stefano Augeri: “L’improvvisazione è forse lo stimolo principale alla fantasia. Ha la capacità di trasformare sia chi la fa, sia chi la vede nei protagonisti delle storie che sogniamo“.

Max Vellucci: “L’Improvvisazione Teatrale è una forma d’arte davvero straordinaria, che obbliga a metterti costantemente in gioco e ad affrontare paure e difficoltà. È un po’ come andare in palestra tutti i giorni ma, in questo caso, ad essere in costante allenamento è la tua mente che deve affrontare ogni volta sfide sempre nuove. Questo processo stimola necessariamente tanti aspetti, tra cui l’ascolto, la reattività, l’accettazione e, soprattutto, la fantasia. Ciò che rende l’improvvisazione davvero speciale però, è che il risultato finale nasce sempre da una creazione di un gruppo e non del singolo individuo“.

                

Fabrizio Lobello e Stefano Augeri (foto soprastanti)

Quale valenza conferite alla collaborazione tra di voi provenienti da differenti scuole di Improvvisazione Teatrale romane?

Cristiana De Maio: “Provenire da differenti scuole è un valore aggiunto per poter crescere e stimolarsi a vicenda. Essere diversi per gli improvvisatori è un dono“.

Max Vellucci: “Confrontarsi con diversi approcci è sempre positivo perché porta a una contaminazione di idee e di stili. Solo attraverso questi incontri si può mettere in discussione quanto appreso e magari andare anche in crisi per poi riemergere, in maniera resiliente, con un bagaglio di idee e di strumenti nuovi“.

Fabrizio Lobello: “Lavoriamo insieme da diversi anni e, nonostante apparteniamo a diverse scuole, ciò che ci unisce è il linguaggio dell’improvvisazione, e una visione artistica molto simile, oltre ad una grande intesa ed amicizia“.

Patrizio Cossa: “La commistione tra diversi passati è fondamentale per creare una miscellanea di idee e culture diverse da portare in scena. La lingua madre è sempre quella, l’improvvisazione appunto, ma i vari dialetti, se così possiamo definirli, aiutarno a colorire la storia e a darle quel tocco unico che portiamo in ogni spettacolo“.

Stefano Augeri: “E’ meraviglioso quando l’improvvisazione e la realtà si incontrano, perchè l’una vive nell’altra sempre. Sono due elementi sempre sovrapponibili. Noi tutti siamo resilienti, sempre“.

Giorgia Giuntoli: “Io in realtà sono un direttore artistico prestato all’improvvisazione. La mia formazione è assolutamente teatrale nel senso classico del termine. E posso dire che il gol della AST Company e del “Centro Sperimentale di Improvvisazione Teatro”, di cui la AS Company è una diretta espressione, sono andati oltre questa riflessione. È chiaro che ogni attore, come così ogni improvvisatore, provenga da realtà formative diverse. Anche nell’improvvisazione deve, ripeto deve diventare un accessorio da dove arrivi. Ciò che conta è lo sviluppo professionale di un artista. Vorrei che come nel teatro, così anche nell’improvvisazione, fossero i talenti e le abilità tecniche a parlare, non tanto la scuola di appartenenza. Così, ripeto, come accade nel mondo del teatro e del cinema“.

Quanto e come si evolve l’Improvvisazione Teatrale al momento, data la sua attuale risonanza?

Stefano Augeri: “Il momento è ottimo, specie per quel che riguarda la sperimentazione e la nascita di nuovi format. Le persone si avvicinano perchè è una disciplina affascinante“.

Giorgia Giuntoli: “Moltissimo fortunatamente. Oggi in Italia ci sono moltissime realtà di formazione. Buone, molto buone, meno buone. Ma il numero sta crescendo e questo è molto importante per creare, si spera, un pubblico sempre più attivo negli spettacoli di teatro improvvisato e persone sempre più interessati a conoscere l’improvvisazione come tecnica anche per migliorare la propria vita quotidiana e lavorativa“.

Max Vellucci: “L’improvvisazione teatrale è un oceano in continuo movimento, uno stormo di uccelli in cui una piccola variazione del singolo elemento porta a grandi variazioni di tutto il gruppo. In Italia questo fenomeno sta emergendo prepotentemente in questi ultimi anni perché, oltre all’aspetto puramente artistico, si sta apprezzando sempre di più la sua incredibile valenza formativa, tanto che mi auspico un futuro non troppo lontano in cui possa diventare materia di studio nelle scuole“.

Fabrizio Lobello: “E’ un momento molto interessante per essere un improvvisatore. Ogni settimana, infatti, in tutta Italia ci sono moltissime proposte formative, spesso con insegnanti che vengono da fuori Italia. Inoltre, è un momento interessante anche per il pubblico, visto che spettacoli di improvvisazione teatrale sono sempre più disponibili nei cartelloni dei teatri di circuito, dove normalmente si trovano spettacoli più “classici“.

Cristiana De Maio: “In questi ultimi anni l’improvvisazione teatrale in Italia sta cominciando ad avere una buona risonanza, che si allinea con il panorama internazionale“.

Patrizio Cossa: “L’improvvisazione negli ultimi anni sta avendo una impennata di conoscenza e di (ri)scoperta, visto che in Italia l’abbiamo inventata secoli orsono. Ma per come la studiamo e insegnamo noi oggi l’improvvisazione si sta facendo spazio in tutti i campi, dal teatro alla tv, alla radio alle aziende. Il gioco dell’improvvisazione permette di lasciarsi andare e di vivere le emozioni senza filtri, ma solo con la voglia di provare a vedere cosa succede dall’altra parte del burrone“.

Annalisa Civitelli

 

 

 

 

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