Intervista ad Andrea Alessio Cavarretta

Andrea Alessio Cavarretta: “La scrittura ti nasce da dentro, sai che hai bisogno di scrivere per realizzarti, sai che mettendo le parole una accanto all’altra si compie il prodigio. Ma da qui a riuscire a farlo è tutta una salita”

Metti un giorno per caso, un incontro che poi si protrarrà nel tempo.

Laureatosi in Lettere e perfezionatosi in Editoria e Giornalismo, Andrea Alessio Cavarretta ha approfondito i suoi studi nel campo della linguistica. Si definisce “scrittore metropolitano” da attento osservatore della realtà qual è. Rivolge la sua versatile scrittura sia alle critiche teatrali, sia alla poesia, sia al continuo incoraggiare sorrisi e i propri sogni.

Creatore della corrente culturale Kirolandia, diventata sia per lui, sia per il marito Giovanni Palmieri, sia per chi lo segue, una “filosofia”, ha iniziato la sua formazione professionale nella teatroterapia per poi frequentare scuole e corsi di scrittura tra cui Rai Eri.

“Centrifugo senza rispetto” è la sua prima opera pubblicata. Uscita nel dicembre 2016 e alla sua prima ristampa, è edita da AughEdizioni. La miscellanea di racconti surreali e immaginifici è inserita nella collana Frecce (112 pagine).

All’attivo ci sono già state sei presentazioni del libro: a Roma (Gente di San Lorenzo; Centro Culturale Artemia; Saxophone Pub; Git Mondadori; Ibs+Libraccio) e a Pozzuoli (NA) alla Libreria Lanovecento.

Brainstorming Culturale ha partecipato alla piacevole e inusuale presentazione di Centrifugo senza rispetto  al Saxophone Pub, cogliendo così l’occasione di rivolgere all’autore qualche domanda.

 

 Quanto serve la fantasia oggi?

La fantasia è la risorsa più importante nella nostra vita, se non ci fosse non avremmo la possibilità di sognare e di creare nuove idee e possibilità. Da piccoli viaggiamo ogni giorno con la fantasia, poi… a poco a poco… ci ritroviamo incastrati in un ingranaggio che non permette più di liberare la nostra mente. Giustamente si diventa adulti, ma non dobbiamo mai lasciare che lo spiraglio creativo e vivificante della fantasia e del sogno si spenga, perché è la risorsa più importante per vivere e per supportare l’esistenza in qualsiasi circostanza

Quanto ti è costato esporti?

Molto. All’inizio non volevo aprirmi completamente, anzi avevo anche un po’ di paura, poi lentamente ho capito che dovevo espormi, fare partecipi tutti del mio mondo. Devo ringraziare mio marito, il pittore Giovanni Palmieri, con cui condivido ogni attimo di vita compreso tutto quello che facciamo per la cultura e l’arte sia nostra sia degli altri; è proprio lui che mi spinge da sempre a scrivere e a coinvolgere tutti con le mie parole.

Un libro ricco di elementi: gioca su un equilibrio narrativo mai stancante. Si viaggia tra metafore, romanticismo, metafisica, irrealtà, e l’osservazione del quotidiano. Quanto è importante, invece, improvvisare nella vita?

L’improvvisazione nella vita è fondamentale, bisogna essere pronti a tutto, bisogna sapersi confrontare con chiunque e in qualsiasi situazione, anche se richiede fatica, bisogna prendere la palla che ti viene lanciata e giocarci insieme. Nasco con l’improvvisazione: l’ho studiata per anni quando ancora ero alle prime armi, al Teatro Ateneo della Sapienza di Roma, eravamo un gruppo affiatato di attori, scrittori, artisti, e guidati dallo psichiatra Ferruccio Di Cori, calcavamo le scene, entravamo in ambienti insoliti per dimostrare la forza dell’improvvisare, bastava una parola, un cenno e …

Quanto è importante il dialogo dell’amore?

Fondamentale. Si sta perdendo completamente il concetto di dialogo, bisogna parlare, confrontarsi, conoscerci, anche scontrarsi per condividere le emozioni appieno

Davvero i sogni possono avverarsi e quanto si rischia di sé stessi per cambiare la propria vita?

I sogni si realizzano. Certo, non è assolutamente facile, anzi è difficilissimo, ma con la costanza e la forza di volontà si può riuscire a concretizzare i propri desideri. Ovviamente si rischia moltissimo, o meglio non si può avere tutto, ad esempio chi decide di realizzare la propria arte, deve confrontarsi con essa, e dedicarsi ad essa se non completamente, almeno per buona parte della propria vita e questo significa rinunciare a moltissime cose, ma le rinunce, in questo caso, vengono fatte sempre con il sorriso sulle labbra.

L’impronta teatrale è molto forte. Da dove hai attinto?

Da tutto. Il teatro per me, come del resto la scrittura, è vita. Sono nato nel teatro, i miei genitori, a cui devo tutto, mi portavano sin da piccolissimo a vedere il teatro, avevamo le sedie prenotate in un palchetto per tutta la stagione, un po’ laterale al terzo ordine, ti parlo del teatro Unione di Viterbo, la  città dove vivevo con la mia famiglia. Mi mettevo davanti per vedere bene e, fissando il sipario rosso ancora chiuso già sognavo. Quando entro in un teatro, piccolo o grande, ricordo sempre quegli attimi, e ripeto a me stesso, sono qui, questo era, questo è, perché è qui che vivono sempre le emozioni!

Studiare per migliorare?

Studiare sempre, leggere, fare corsi, documentarsi. Imparare, accrescersi, non si può rinunciare allo studio, perché la conoscenza rende liberi.

La scrittura: quanta fatica per conquistare la forma espressiva che ti distingue?

Tantissima. La scrittura ti nasce da dentro, sai che hai bisogno di scrivere per realizzarti, sai che mettendo le parole una accanto all’altra si compie il prodigio. Ma da qui a riuscire a farlo è tutta una salita. Scrivere è difficilissimo, il concetto ti sfugge di continuo e tu non fai altro che cercare di afferrarlo, affinarlo, levigarlo sino a quando non si presenta nella sua perfezione espressiva, almeno quella che intendevi tu. Il mio obiettivo è catapultare il lettore nella pagina e tenercelo dentro fino all’ultima sillaba, e per fare questo, come fa ogni altro scrittore, passo ore ed ore davanti al foglio, anche solo aspettando che la magia della scrittura si compia… per poi lavorarci ore ed ore, ore ed ore …

 Annalisa Civitelli

Foto: Barbara Marinangeli

 

 

 

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