Intervista a Ars Nova Napoli

La cultura è un percorso di continua rielaborazione, da cui nascono cose nuove

Il 24 giugno è uscito il primo disco del gruppo Ars Nova Napoli ‘Chi fatica se more e famme’. Una produzione Apogeo Records, etichetta discografica indipendente, ricca di sonorità della tradizione partenopea e del sud.

Con ispiratori come la Nuova compagnia di canto popolare e gli artisti di strada degli anni ’80, gli Ars Nova Napoli propongono un’eccellente rivisitazione della canzone popolare arrangiando i brani in modo personale e innovativo.

Ogni componente degli Ars Nova Napoli, nei brani che suona, ci mette del suo: ciò che appartiene alle proprie radici e che sente dentro, per far sì che ogni canzone si distingua e assuma la caratteristica del gruppo.

Avvalendosi del suono acustico, sempre suonando per strada, gli Ars Nova Napoli viaggiano molto con i loro strumenti a seguito: violino, contrabbasso, fisarmonica, chitarra, mandolino e tamburi a cornice. Le loro esibizioni, sempre uniche, sono frutto di divertimento e gioia per il pubblico che assiste e l’improvvisazione è la chiave che adottano per farsi conoscere.

Andiamoli a conoscere più da vicino

foto Ars

“Chi fatica se more e famme”. Un ossimoro. Credete veramente che chi fatica possa morire di fame?

Ognuno può leggere in maniera diversa il significato del titolo dell’album, anche se il sottinteso è evidente. Fa pensare al paradosso per cui chi fatica di più o che magari è più onesto si possa trovare un gradino più sotto di chi ce l’ha già fatta, pensando all’attesa della propria conquista.

Ma “Chi fatica se more e famme” è anche una frase di una delle canzoni del disco, ‘Trapanarella’.

Artisti di strada. Vi piace coinvolgere i passanti e in che modo ne giovate?

Ci definiamo un gruppo di strada. Traiamo gioia dal nostro lavoro  e siamo contenti del divertimento che suscitiamo nel pubblico. Suonando per strada, l’interazione con il pubblico diventa più diretta, nulla viene costruito prima, ma è improvvisato all’istante. E lo scambio è reciproco.

Lo spettacolo è sempre diverso. La scaletta non esiste, e nel mentre si decide quale canzone intonare, si perde tempo e si scherza tra di noi, creando momenti goliardici anche con gli astanti.

Si tratta di un’estemporaneità insita in noi, come nella maggior parte degli artisti di strada. Se la gente sa “raccogliere” il nostro modo di porsi può apprezzarci ancora di più.

Avvertiamo il circolare della sincerità. Viviamo di un’originalità semplice e l’estemporaneità, se intesa come “linguaggio” musicale, può essere considerata come qualcosa di nuovo. A differenza di un concerto dentro una sala, in cui si ha una scaletta e un certo determinato tempo, nella musica di strada circola qualcosa di diverso: l’anima.

In questa modernità le sonorità popolari: perché?

La musica popolare è del popolo: del popolo e per il popolo. Alle persone arriva subito in quanto è di facile esecuzione. Con soli due accordi si canta sopra l’armonia e il divertimento della gente è immediato.

E’ un genere musicale per tutti: è molto più semplice di altri generi musicali e più diretto.

Ogni brano che proponiamo è rivisitato. Ogni membro del gruppo ha il suo stile di musica in testa, e un pezzo del sud Italia lo si mischia con altre sonorità. L’energia è la stessa, ma gli arrangiamenti sono differenti.

Dalla strada agli studi di registrazione per il vostro primo CD. Che cosa è cambiato?

Abbiamo già lavorato per 3 CD, ma autoprodotti. “Chi fatica se more e famme” è il primo CD propriamente compiuto. Abbiamo sentito l’esigenza, dopo 7 anni, di avere un prodotto originale e nuovo, e ben confezionato: con una copertina ben studiata e un libretto all’interno.

Dopo anni di viaggi, di esperienze e dopo aver conosciuto tante persone, questo album è una chiusura per aprire nuove strade.  “Chi fatica se more e famme” è una raccolta di 15 brani. Sono un emblema e rispecchiano avvenimenti particolari di questo lungo periodo lavorativo.

Non abbiamo inserito pezzi nuovi, ma gli stessi li abbiamo già suonati e continueremo a suonarli, e  rappresentano il nostro lavoro di questi 7 anni. Nel libretto ci sono le spiegazioni per ogni canzone: come le abbiamo imparate, da chi le abbiamo apprese, in che contesto, quando è successo.

Il CD contiene solo brani che già conosciamo della tradizione popolare meridionale. Come considerate, in futuro, l’idea di scrivere inediti?

Ce lo auguriamo fortemente. Già dall’anno prossimo vorremmo cominciare a scrivere qualcosa di nostro, dopo aver affinato la parola, alcuni concetti musicali, le note, la struttura dei pezzi e le tematiche dei brani.

Ora parliamo della realtà al di fuori di Napoli. Con il vostro CD avrete modo di farvi conoscere in altre realtà, diverse da quella partenopea. Vi spaventa non essere legati solo al vostro territorio?

Abbiamo sempre viaggiato, sia in Italia sia all’Estero, quindi siamo predisposti al movimento. Abbiamo un camper con il quale viaggiamo spesso per partecipare a sagre e festival.

Molte le tappe, tra le quali Venezia (per il carnevale), Grecia, Svizzera e Barcellona. Se il tragitto è lungo, per esempio, da Napoli alla Svizzera, le tappe intermedie sono d’obbligo (Roma, Bologna, Padova).

Dato che le nostre performance avvengono sempre per strada, non notiamo le differenze tra il pubblico italiano e quello straniero. Anzi, in questo tipo di musica l’approccio è lo stesso. Anche gli stranieri riescono a comprendere il linguaggio che proponiamo, come per esempio gli svizzeri che sono molto attenti. A volte è lo stesso pubblico che ci chiede di spiegare lo spettacolo in italiano, e di conseguenza si diverte insieme a noi.

Ci sentiamo sempre ben accetti ovunque andiamo.

I vostri occhi osservano la società. Quale contributo pensate di poter dare per un miglioramento della vostra città-territorio, grazie al vostro lavoro?

Stando per strada siamo diretti, tocchiamo con mano la società. Non stando su un palco vero e proprio stiamo a contatto con molta gente. L’artista di per sé già porta un grande contributo ovunque vada. L’artista di strada vale tanto quanto un artista che si esibisce in un teatro.

L’artista di strada porta un contributo maggiore in quanto costretto in ogni caso a richiamare il pubblico, mentre chi si esibisce in teatro ha già un pubblico pagante. In ogni caso pensiamo che l’arte di per sé è sempre un contributo all’umanità.

cover CD

Parliamo del progetto grafico. A noi piace molto il vostro logo. Oltre a essere lineare e semplice, vi distingue. Ogni strumento rappresenta ognuno di voi, quello che suonate. Invece, a proposito della copertina del CD, perché la scelta delle corna? Pura scaramanzia?

Nel libretto all’interno del cofanetto raccontiamo come il pezzo è arrivato a noi e poi come è stato registrato su CD. Ogni brano racconta una storia.

La grafica l’ha curata il fratello del nostro percussionista. Appena ci ha proposto l’immagine delle corna ci è piaciuta immediatamente, prima di tutto perché è divertente. E’ stata una scelta istintiva, di pelle. Le corna possono essere segno di spregiudicatezza, ma tutto dipende dall’occhio di chi legge l’immagine: ognuno può trovarci il significato che vuole.

Prossimi programmi?

A parte Festival di artisti di strada in Italia (Mercanzia – Cettauro), c’è un piccolo tour in Svizzera per due-tre Festival di artisti di strada. Poi abbiamo molti ingaggi per matrimoni nel mese di settembre. Stando per strada riusciamo a ottenere molti ingaggi, la vetrina diretta ci permette di accettare lavori per il futuro.

Annalisa Civitelli

 

prova

Componenti del gruppo:

Carlo Guarino (chitarra e voce), Marcello Squillante (fisarmonica e voce), Michelangelo Nusco (violino), Vincenzo Racioppi (charango e mandolino), Bruno Belardi (contrabasso), Antonino Anastasia (percussioni)

 

Track list:

  1. Regina De Lu Cielu
  2. Lu Cunigghiu
  3. Trapanarella
  4. Tarantella di Sannicandro ( O’ rre O rre)
  5. Japri ssu barcuni (calabrese)
  6. Lu Cardillo
  7. Virrinedda
  8. Mmbraccio a mme (Tore e partuto)
  9. Auciello Grifone
  10. Mazurka Siciliana
  11. Pizzica di Torchiarolo (La Zamara) FARE FADE
  12. Sott’ a sta finestrella
  13. Tammurriata
  14. Pizzica
  15. Tarantella del Gargano

Il disco è registrato e missato da Rosario Acunto 

 

 

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