Intervista a bologninicosta – Produzione teatrale

Presentazione della Produzione teatrale bologninicosta

Nuove realtà teatrali germogliano sul territorio nazionale. Bologninicosta è una di queste. Produzione autogestita e indipendente, si occupa principalmente di arti performative. Un progetto di ricerca sociale e artistica nato grazie all’idea di Sofia Bolognini e Dario Costa.

promo bologninicosta

Entrambi laureati, l’una in Filosofia presso La Sapienza di Roma, l’altro in Psicologia della Comunicazione presso l’Università di Milano-Bicocca e Laura Magistrale con Lode in Sociologia e Ricerca Sociale presso La Sapienza di Roma.

Sofia, oltre che drammaturga, è attrice e regista; si specializza in teatro corporeo per condurre gruppi e tecniche di training fisico-emozionale. Dario, oltre che attore, è compositore e vocal coach. Elabora colonne sonore, compone musica elettronica live e sviluppa ricerche sociali.

La realtà di Bologninicosta abbraccia le tematiche degli studi svolti dai due giovani, prendendo in considerazione il sociale. Approfondendo indagini svolte sul campo, grazie a dati e interviste, le questioni civili diventano studio attivo sul territorio. Attraverso questa esperienza diretta con le realtà suburbane, esso amplifica e trasmette la voce delle minoranze.

L’espressione artistica è una ricerca di nuovi linguaggi, i quali, mediante spettacoli teatrali, live performances e installazioni audiovisive creano un tentativo di contaminazione e sfondamento per una nuova comunicazione con il pubblico, che passa dal teatro-danza alla sperimentazione sonora con sintetizzatori e drum-machines.

Questo nuovo processo ideato da Sofia Bolognini e Dario Costa possiamo definirlo un’officina creativa in cui vocazione e onestà artistica vanno di pari passo, per donare al pubblico spettacoli autentici, consapevoli e umani.

Chi si cimenta come attore, a favore di questo innovativo processo creativo – nelle opere di bologninicosta – sia su un piano registico sia di creatività attoriale lavora l’uno a vantaggio dell’altro. Si dà vita a un ambiente, definito sottobosco, ricco di potenzialità per mettere radici solide e fondamentali per la messa in scena.

Due sono le fasi del lavoro, imbuto ad aprire e imbuto a chiudere. La proposta di idee e di materiali, è finalizzata allo sviluppo dello spettacolo in sé. Gli attori elaborano una gabbia-sistema, per suddividere lo spazio in aree di interesse emotivo, così dette postazioni. Ognuna è pensata grazie a una propria dinamica evolutiva, e mediante un’improvvisazione specifica i performers coinvolgono corpo, voce e narrazione estemporanee.

Si sperimenta in 60/90 minuti; contemporaneamente il musicista, sempre in ascolto, crea una partitura elettronica lavorando sui sintetizzatori mentre le creazioni vengono filmate. Al termine – imbuto a chiudere – viene visionato tutto il materiale per giungere all’idea registica, congiunta al testo e al montaggio conclusivo.

Da tutto ciò subiamo grande fascino e curiosità. Siamo, così, chiamati a visionare le fatiche di bologninicosta al Teatro Testaccio di Roma dal 10 al 12 giugno, per due spettacoli: l’uno verte su tematiche sociali, sullo studio sull’omofobia e l’amore contrastato in difesa dei diritti degli omosessuali, RomeoeGiulio, mentre l’altro, La cattività,  è inteso come rinascita e resurrezione, dopo che l’autodistruzione ha condotto l’umanità al fallimento.

Abbiamo rivolto a Sofia Bolognini e Dario Costa alcune domande per comprendere meglio il loro processo artistico.

Di seguito l’intervista

 

L’intervista

L’era dello spettacolo dal vivo come occasione di svago è ormai tramontata. La nostra generazione non ha più voglia di scherzare. Abbiamo bisogno di risposte serie a interrogativi profondi, e non abbiamo tempo da perdere. Noi come Bologninicosta siamo nient’altro che comuni figli del nostro tempo. Offriamo occasioni di riflessione. Il pubblico non solo è prontissimo, ma ne ha assoluto bisogno.

L’improvvisazione teatrale pare essere il vostro punto di partenza. Che ne pensate dell’integrazione con il teatro classico?

L’improvvisazione è uno dei capisaldi del nostro lavoro, anche se esclusivamente in fase di studio (in scena mai nulla è lasciato al caso). Teatro classico è una definizione fraintendibile. In quanto artisti abbiamo i nostri gusti e facciamo le nostre scelte, prima, dopo e durante il lavoro. Non vediamo la necessità di integrare gusti e scelte differenti se non ci interessano.

L’improvvisazione teatrale sembra crescere sempre più come pare dialogare con il teatro così detto classico, per sviluppare spettacoli innovativi e integrare ciò che avviene in scena con il testo. Che ruolo assume l’improvvisazione per voi?

Come Bologninicosta in ogni momento poniamo al centro del lavoro l’attore-persona e l’attore-creatore. L’improvvisazione è il mezzo che utilizziamo per restituire dignità artistica all’individuo creativo. Solo in fase di studio, naturalmente. Con il teatro di improvvisazione non c’entriamo nulla.

Il vostro metodo imbuto ad aprire e imbuto a chiudere è un percorso ardito. Da dove parte l’idea?

Fantasia e immaginazione hanno bisogno di essere canalizzate per incarnarsi in una proposta strutturata. Noi abbiamo elaborato un nostro personalissimo metodo di conduzione affinché questo accada. Chiamiamo le nostre improvvisazioni strutturate circuiti immersivi di durata variabile, tra i sessanta e i novanta minuti, suddivisioni geografiche dello spazio in aree di interesse emotivo all’interno delle quali gli attori sono chiamati a improvvisazioni specifiche. Solitamente l’elaboratore musicale compone anche lui strutture sonore totalmente improvvisate, in ascolto con gli attori.

L’intero processo creativo viene filmato e poi visionato e selezionato per la fase di montaggio. Imbuto ad aprire e imbuto a chiudere è una terminologia che abbiamo preso in prestito da un grande maestro e consulente, Bruno Lomele, counselor e arteterapista.

Come gli alambicchi è un gioco di immissione e di scarto. Contaminazioni rivisitate che vi portano a sviluppare la vostra creatività sotto forme comunicative diverse e rimando della società attuale. Che pensate di ottenere con il vostro linguaggio innovativo?

Non pretendiamo di definire innovativo il nostro lavoro. Ci piace molto di più insistere sull’onestà di quello che facciamo. L’innovazione è una moda, l’onestà è un pericolo.

 Il teatro contemporaneo, secondo la vostra opinione, sarà riconosciuto e compreso, un giorno?

Il teatro contemporaneo è fin troppo compreso in Italia. Ciò che non viene riconosciuto, nel teatro come in tutti gli altri ambiti della società, è il lavoro dei giovani. Qualità e impegno non interessano a nessuno. Noi come Bologninicosta difendiamo totalmente la nostra categoria di giovani precari lavoratori dello spettacolo. Le amicizie di comodo non ci interessano. Siamo inadatti al compromesso. Ogni giorno otteniamo fiducia dai nostri attori e stima dalle persone con cui lavoriamo. Il riconoscimento ufficiale e mafioso può attendere.

Tutto scaturisce dai vostri studi. L’intuizione è stata implementare le vostre conoscenze e portarle sul palco per divulgare delle novità teatrali. Siamo veramente pronti ad accettare questo tipo di proposte?

L’era dello spettacolo dal vivo come occasione di svago è ormai tramontata. La nostra generazione non ha più voglia di scherzare. Abbiamo bisogno di risposte serie a interrogativi profondi, e non abbiamo tempo da perdere. Noi come Bologninicosta siamo nient’altro che comuni figli del nostro tempo. Offriamo occasioni di riflessione. Il pubblico non solo è prontissimo, ma ne ha assoluto bisogno.

Sviscerare l’amore. I rapporti madre-figlia, i rapporti omosessuali e altri tipi di relazione. Di questi tempi l’amore come lo si può definire? C’è una visione distorta? Come riusciamo a confrontarci di fronte questo sentimento?

Relazioni liquide, sfuggenti. Eppure tanta, tanta fame di incontro. Rispondiamo per immagini, perché la domanda porterebbe inevitabilmente ad un vicolo cieco. L’amore di questi tempi assomiglia ad una ignota, misteriosa forma di nostalgia. Grazie al teatro lavoriamo con l’energia dei corpi, questo a tratti ci fa sentire meno soli.

Riceviamo messaggi distorti e non chiari per via di …?

Pressapochismo, generalizzazione, una certa forma ruffiana di accomodamento.

La psicologia è uno studio metodico e scrupoloso. Per curare le menti ci vuole forza. Pensate che questa disciplina possa curare la società malsana e malata affinché migliorarla e svegliarla sia per rivolgere uno sguardo a sé stessi sia rivolto all’esterno?

Noi facciamo teatro e non ci occupiamo di psicologia. La società non ha bisogno di ulteriori discipline salvifiche, quanto piuttosto di persone reali che mettano realmente in campo le proprie competenze e le proprie passioni. Come Bologninicosta, è quello che facciamo ogni giorno.

In che modo vi lasciate che le esperienze vi coinvolgano e in che modo riuscite a estraniarvi per creare distacco, se questi vissuti suscitano in voi un grande impatto emotivo?

Il nostro vissuto personale è il terreno organico su cui tutto fiorisce. L’arte è quel mezzo formidabile che rende ogni esperienza materia fluida, lucente, disponibile. L’artista non crea distacco, ma si assume la responsabilità del dono.

Definizione di pace, di perdono, di scelta, di essere sé stessi, di anima

In una parola: Incontro.

 

Grazie a Sofia Bolognini e Dario Costa per il tempo che ci hanno dedicato

 Annalisa Civitelli

 

SELEZIONE UFFICIALE E PARTECIPAZIONE

RomeoeGiulio. International Theatre Festival “Faces without masks” 2016, Skopje (Macedonia); Festival “Visioni Shakespeariane” di Firenze.

SOLD OUT

RomeoeGiulio. Quattro repliche al Teatro Abarico di Roma, due al Teatro Bertolt Brecht di Formia (LT), una al Teatro Valle di Chiaravalle (AN).

AWARD FOR BEST DIRECTOR

Sofia Bolognini. International Theatre Festival “Faces without masks” 2016, Skopje (Macedonia).

GRAND PRIX FOR THE BEST PERFORMANCE

RomeoeGiulio. International Theatre Festival “Faces without masks” 2016, Skopje (Macedonia).

CANTIERI INCIVILIovvero anche l’attore va in Paradiso

E’ la terra rozza che fa per te. Un terreno barbaro, un laboratorio di intenti pronto ad accogliere artisti incivili. bologninicosta indice una open call rivolta agli attori in rivolta. È aperto a tutti coloro che hanno dimestichezza con l’immaginazione e la ricerca artistica.

È una prima piattaforma di indagine sul tema del lavoro nel mondo dello spettacolo. Un dispositivo teatrale strutturato per immaginare corpi sociali e spazi di emigrazione spontanea. Uno spaccato di presente messo sotto sequestro. Un primo appuntamento verso la costruzione del nuovo lavoro bologninicosta.

 

L’esperienza si concluderà con l’allestimento di una breve performance sotto forma di

primo studio che andrà in scena domenica 12 giugno in apertura dello spettacolo delle 20

presso la Sala Rossa del Teatro Testaccio.

Ai selezionati verrà richiesto di elaborare una performance della durata massima di tre minuti e mezzo a partire dalla microdrammaturgia inviataci tramite mail. NON è NECESSARIO imparare il testo a memoria, né eseguire il brano per intero: il candidato è totalmente libero di sbranare, usurpare, sodomizzare il testo a proprio piacimento. Posso essere utilizzati supporti musicali e ogni altro ciarpame scenico che il candidato ritenga necessario.

 

 

www.bologninicosta.com

 

 

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