Intervista a Chiara Becchimanzi

La risata è uno strumento terapeutico e potente. E’ la bolla di energia che si libera: quando una sala intera ride fa bene a tutti. A me, agli spettatori e le spettatrici, al mondo

Chiara Becchimanzi è stata in scena al Teatro Trastevere di Roma dall’8 all’11 dicembre con Principesse e Sfumature. Giovane attrice e autrice, è reduce dall’ultima edizione del Fringe Festival capitolino dove si è aggiudicata il premio Best Comedy e ha collezionato una nomination come miglior attrice.

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Portatrice di una comicità leggera quanto introspettiva e riflessiva, con il suo spettacolo comico, a cui abbiamo assistito al Fringe Festival 2016 (https://brainstormingculturale.wordpress.com/teatro-fringe-festival/roma-fringe-festival-2016/principesse-e-sfumature-lei-lui-noialtre/), ci mette di fronte il comportamento uomo-donna riguardo le relazioni sotto varie sfumature, appunto.

Abbiamo, così, voluto intervistare Chiara Becchimanzi per Brainstorming Culturale – Il movimento circolare della cultura, abbandonandoci a una chiacchierata leggera nella quale l’attrice, alla fine, intervista il suo pubblico.

Abbiamo visto il tuo “Principesse e Sfumature” e ti facciamo i nostri complimenti. Hai saputo donarci risate e ci hai fatto riflettere.

Grazie! Ti ho visto divertirti in seconda fila

Speriamo che questa intervista non risulti noiosa. Anzi, dacci una mano tu: rendiamola in qualche modo divertente! Dì tutto quello che vuoi e sviscera le tue doti comiche.

Per chi non conoscesse il tuo lavoro, riassumiamolo. “Principesse e sfumature” è un monologo di una donna in terapia che, giunta ai trent’anni, tira le somme della sua vita sentimentale tutt’altro che definita, condendo le sedute con riflessioni semiserie sulla condizione femminile di oggi, sui dogmi della sessualità, sull’eterno femminino e sulla dicotomia tra uomo e donna. Cosa c’è in più che mi sono dimenticato?

Quasi nulla, direi che vi do un 8! Aggiungo solo che la riflessione si articola anche a partire dai modelli culturali e gli stereotipi di riferimento, dall’etica del sacrificio, dell’accontentarsi, da quel dannato “gioco della felicità” di Pollyannesca memoria che sembra inciso nelle nostre viscere, talmente tanto da influenzare le nostre scelte, e dalla mia esperienza con i pupotti della scuola materna, sui quali già agiscono, assurdamente, tutti i cliché di genere possibili.

Già, perché non abbiamo detto che Chiara Becchimanzi insegna anche teatro ai più piccolini.

 Lo spettacolo “Principesse e Sfumature” è una cornice nella quale inserisci, in modo esemplare, diversi momenti comici: gli sberleffi verso il best seller “Cinquanta sfumature di grigio”, le reminiscenze di modelli educativi e non dell’infanzia (Pollyanna, Cenerentola o la Topazio di Grecia Colmenares), le trombate che iniziano male e finiscono peggio e così via. Tu stessa dici che i racconti sono in parte autobiografici: quando e perché hai deciso di fissarli su carta per farne uno spettacolo?

Per vendicarmi naturalmente! Scherzo. Tutti gli incontri che ho avuto la fortuna di vivere – anche quelli dolorosi – hanno contribuito a rendermi quella che sono, e ci ho fatto pace: lo spettacolo mi è servito anche a questo.

 Ho incontrato davvero molti tipi di uomini (intendiamoci, non sono una virago mangiamaschi, è che piuttosto che molti partner occasionali ho avuto un po’ di fidanzati e storie molto intense), e con tutti sono emerse alcune idiosincrasie di comunicazione che mi hanno spinto alla terapia e all’introspezione.

Il percorso cominciato con la mia terapeuta (che veramente sussurrava) si è interrotto per vari motivi, e io ho cominciato a fissare su carta una terapia immaginaria, ma piuttosto coerente all’inizio del cammino fatto. Pensa che ieri una spettatrice psicologa mi ha chiesto se fossi una collega! Quindi direi che me le sono immaginate bene, le sue domande.

 E poi perché ho sentito forte l’urgenza di parlare di identità di genere e discriminazione, in un momento in cui gli episodi di violenza si moltiplicano, e si va sul sintomo invece che sulla causa: una causa secondo me culturale, incisa nel pattern comportamentale femminile e maschile da impulsi religiosi, mediatici, modelli educativi. Mi pareva utile provare a condividere il mio particolare e smontare uno per uno i cliché relativi al femminile, per scatenare una riflessione sul generale e sul particolare di ogni singola spettatrice, di ogni singolo spettatore.

Lo abbiamo già detto che sei brava: ora dì ai lettori perché dovrebbero vedere il tuo spettacolo.

Per ridere! Ridere è una faccenda sottovalutata, declassata al mero intrattenimento. Ma ridere delle cose, di tutte le cose, anche di se stessi, ci aiuta a scandagliare la realtà, a metabolizzarla, anche a cambiarla.

La risata è uno strumento terapeutico e potente. E’ la bolla di energia che si libera: quando una sala intera ride fa bene a tutti. A me, agli spettatori e le spettatrici, al mondo. Questo per essere poetica. Fuor di poesia: ragazze e donne, veniteci per coccolarvi – sarà una serata tra amiche per volersi più bene.

Portateci i maschi così potrete dir loro, attraverso di me, cose che non avete mai osato dire riguardo il sesso.

 Uomini, accorrete così imparate qualcosa e qualcosa la insegnerete a me con le vostre reazioni (non vi chiederò dimostrazioni, placate i bollenti spiriti).

 Mi riferisco a tutte le età e a tutti gli orientamenti sessuali – quello di cui parliamo riguarda tutti!

 L’altroieri, mentre parlavo di masturbazione femminile auspicandone delle sedute settimanali, una signora distinta di circa 60 anni interviene e mi fa: “anche giornaliere”.

Direi che il grado dell’interattività è chiaro, no?

Eh già, eravamo in sala anche noi quando lo ha detto e abbiamo pensato: “Evviva, se non fosse stato per lo spettacolo non lo avrebbe mai detto!”

Senti, ma non sei stufa di sentirti fare solo domande? Neanche fosse un colloquio di lavoro…

Ti diamo, così, un’opportunità inaspettata: ascoltare le opinioni del tuo pubblico. Chiedici qualcosa tu riguardo il tuo spettacolo: quello che vuoi, ma ti avvisiamo, saremo spudoratamente sinceri.

Evviva! Allora, intanto vi chiederei di tornare a vederlo perché ho cambiato l’inizio – che secondo me giovedì 8 dicembre non ha funzionato benissimo, mentre invece la seconda serata sì. E qualcosina qua e là cambia sempre di sera in sera, comunque.

Chiara Becchimanzi prende ora le vesti di intervistatrice del suo pubblico, composto da noi di Brainstorming Culturale.

Chiara: Da uomo, ti sei sentito aggredito?

Maurizio: Ma quale aggredito, ho le spalle larghe!

Di certo fa strano sentir parlare di orgasmi simulati, di fragilità maschile, del sesso vissuto da noi come fossimo Rocky in corsa sulla scalinata di Philadelphia e da voi come una seduta dal dentista, mentre invece risulta tutt’altro.

Chiara: Cosa ti ha fatto ridere di più? Cosa ti ha infastidito?

Maurizio: Ridere? La tua rilettura di “Cinquanta sfumature di grigio” (per inciso, non lo abbiamo mai letto) che, grazie alla tua detrazione in chiave comica, non leggeremo mai.

 Infastidito? Nulla

Chiara: Credi di aver appreso qualcosa in più dell’universo femminile o no?

Maurizio: Perché, credi ancora che noi uomini si tenti di capirvi?

Sai che impressione abbiamo avuto? Di essere stati una mosca presente ad un incontro tra amiche nel quale queste parlano di sesso mentre, scioccamente si pensa che lo si faccia solo tra uomini!

Ricadiamo, dunque, nei cliché dei quali parli e che distruggi, ossia: il parlare di sesso sembra sia appannaggio dei soli maschi, e che le principesse non possano avere le spade come i cavalieri e così via.

Chiara: Aldilà del fatto che sono una paracula, e quindi trovo il modo di far ridere tutti, è interessante la riflessione che propongo? Pensiate valga la pena diffondere lo spettacolo e venderlo in tutte le piazze, tanto da consentirmi di associare alle soddisfazioni emotive e adrenaliniche da palco anche quelle economiche in modo che ce “magnamo” tutti, anche i miei colleghi?

Maurizio: Sì, hai davvero trovato un modo divertente di far riflettere sui generi, sulla vita e sulle aspettative che si hanno su noi stessi.

Riguardo l’ultimo punto, noi di Brainstorming Culturale ci crediamo perché pensiamo che “Chi di cultura vive, debba anche mangiarci. Speriamo che questa intervista inconsueta, con uno scambio interattivo di domande e risposte, abbia davvero aiutato nel farti conoscere.

Ringraziamo Chiara di essere stata disponibile e divertente!

Maurizio De Benedictis

Foto: Sergio Battista

 

 

 

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