Intervista a Francesco Olivieri

Francesco Olivieri: “Portare il cinema a teatro è un’idea rivoluzionaria”

Abbiamo incontrato il regista indipendente Francesco Olivieri, il quale da anni si dedica al suo progetto, “Ariel Saga Movie – L’Angelo delle Stagioni dell’Amore”, saga dal carattere prevalentemente cinematografico ma che, al contempo, vive di influenze letterarie, poetiche e teatrali.

Al Piccolo Teatro della Garbatella di Roma, a fine gennaio, è stato rappresentato un primo esperimento, un’appendice dell’idea: “L’Apocalisse del Potere – Primo Atto”.

Prettamente noir o che dir si voglia thriller psicologico o come lo definisce egli stesso, “cyberpunk”, lo spettacolo risalta i malesseri e le insofferenze del mondo attuale, espresse dai tre personaggi del testo.

Olivieri si ispira da un lato a film e registi hollywoodiani, dall’altro attinge ai registi francesi e agli inglesi (Mike Newell, Luc Besson, François Ozon, François Truffaut, Roman Polański) mentre tra gli italiani troviamo Antonioni, Bertolucci, Salvatores e Tornatore,  Verdone, Rubini, Genovese, Archibugi, Virzì e Rovere.

Definisce il cinemaL’unico e vero grande amore che ha cambiato per sempre la mia esistenza e la mia visione del mondo. Il cinema dovrebbe essere considerato, a mio parere, come una grande divinità della ‘creazione’ composto da tante menti diverse: una comunità di pensatori, artisti e poeti creatori d’arte con un unico grande cuore” e ama i registi che allo stesso tempo sono autori e architetti della propria opera, al fine di non accettare mai compromessi per ingraziarsi il favore del pubblico e della critica a tutti i costi.

Intraprendente e volenteroso desidera divulgare alla massa il suo messaggio, alquanto controverso e decisamente fuori dagli schemi.

 

Che cos’è Ariel Saga Movie e come è nata l’idea?

“Ariel Andersen – L’Angelo delle Stagioni dell’Amore” è una saga post moderna su tutte le facce dell’amore divisa in più lungometraggi, web series e spettacoli teatrali di lunga serialità. L’idea della saga naque nel 1996 inizialmente come opera saggistica e multimediale sullo studio antropologico ed emotivo sull’uomo, i suoi sentimenti e l’arte in base sia alle relazioni umane, sia al rapporto di coppia attraverso il tempo, le varie età della vita.

Di natura trasmediale include nel personale l’“Opus infinito”, tutte le più ragguardevoli forme di espressione artistica dalla letteratura, al cinema, passando per la fotografia, il teatro e la multimedialità in senso generale. Ariel è quindi soprattutto una “romantica odissea” verso la profonda scoperta del sé e della nostra identità.       

Quali sono state le principali fonti d’ispirazione al fine della creazione del progetto?

Il chiaro omaggio alla Sirena delle favole di H. C. Andersen e dei Fratelli Grimm, soprattutto, ma Ariel per me rappresenta un nome “cosmico”, che esprime il potere della maternità dell’arte in senso assoluto.

Il nome, inoltre, ha riferimenti e analogie importanti anche con l’angelo della “Tempesta” di Shakespare e con una celebre raccolta di poesie di Silvia Plath, oltre ad essere il nome della protagonista femminile di un “mio” cult movie: la commedia musicale “Footloose” (H. Ross – 1984).

Altre sicure fonti d’ispirazione sono state le anime giapponesi sempre degli anni ’80: “Evelyn, la magia di un sogno d’amore”; “L’Incantevole Creamy” e “Benvenuta Gigi”. In tutte le vicende animate, una ragazzina adolescente diventava donna mediante un incantesimo, mettendola di fronte ai problemi e alle sfide della vita adulta.

Quest’ultimo a quale genere di pubblico si rivolge?

Ariel è una saga in continua evoluzione. Essa si rivolge principalmente ad un pubblico “colto”, di media-alta formazione culturale e intellettuale, ed eterogeneo. Ma ovviamente, trattando al suo interno generi cinematografici e teatrali diversi è anche molto commerciale, perché non preclude, a priori, nessun genere di pubblico o di sentiero narrativo. 

La natura di Ariel è dunque perlopiù polivalente, nel senso che essa vuole dare alla collettività e ai propri spettatori sempre la possibilità di interagire sia tra loro oltre che con il progetto stesso in un rapporto di interscambio e di crescita reciproca.

“Ariel – L’Angelo delle Stagioni dell’Amore”, dall’inizio ad oggi, che strada sta prendendo?

Abbiamo la parte di ricerca artistica e laboratoriale rivolta ai giovani talenti in perpetuo movimento. Forniamo anche contatti con importanti agenzie di casting del settore, per attori, registi e fotografi emergenti appartenenti al nostro gruppo. Inoltre, creiamo siti web, showreel e book fotografici gratuiti rivolti agli artisti, anche in cambio della loro collaborazione e partecipazione al progetto.

Il 3 Ottobre del 2017 è nata la Compagnia teatrale “La Crisalide Della Sirena”, in supporto al progetto e in eterna memoria a mio padre Stefano Olivieri, il quale mi ha sempre spronato a far viaggiare le storie della saga su un doppio binario: il cinema e il teatro. La compagnia pertanto organizzerà, in questo caso, anche seminari e corsi di formazione e opere originali di vario genere di ampio respiro.

Le rappresentazioni teatrali avranno una retribuzione a incasso, universi narrativi e temporali sempre nuovi, cosi come la rotazione degli interpreti e dei gruppi, che proveranno sempre dalla nostra grande famiglia allargata. 

Ariel e gli artisti?

Oltre ai progetti cinematografici e alla messa in scena teatrale, Ariel in sé abbraccia l’idea di video-ritratti, sotto forma di interviste e lavori fotografici, in cui gli attori e le attrici coinvolti, si esprimono sia grazie a domande esistenziali, sia di carattere generale su vari temi di natura psicologica o di attualità. Potranno quindi confrontare i loro personaggi con la loro vita personale, mettendosi a nudo emotivamente, stringendo così un rapporto più intimo e confidenziale con il proprio pubblico.     .

Parlaci de “L’Apocalisse del Potere – Primo Atto”: perché hai deciso di dividere la storia?

Mi piaceva l’idea di interrogarsi su argomenti “scomodi” a livello esistenziale. Per questa prima parte, infatti, metto in evidenza la mente maschile e, in seguito, quella femminile, per farle confrontare sullo stesso “terreno di scontro” e accostare, solo alla fine, l’aderenza oppure l’assoluta distanza tra queste particolari interpretazioni del mondo moderno.

Ritengo sia indispensabile e funzionale alla narrazione l‘entrata in scena delle figure femminili, le quali si accosteranno sempre a quelle maschili, per donare altri colori, equilibri e ritmi, che daranno modo al pubblico di riconoscere ancora meglio il mio marchio d’autore romantico.

Se nel primo atto ci si interroga sulla morte, la rinascita e la corruzione dello spirito umano da parte delle forze esterne della terra, nel secondo ci si concentra su temi universali come la passione, il mistero dietro l’identità di noi stessi, il conflitto dei sensi e delle classi sociali per essere felici di noi stessi, del nostro rapporto con gli altri e molto altro.

In senso più ampio rafforzo la mia personale chiave di lettura verso questo “speciale romanzo di formazione”, estendendo il discorso al rapporto di coppia attraverso i secoli.     

Scomporre le vicende dunque l’ho percepita come una “necessità obbligata” per rispettare le date dello spettacolo, alleggerendone la durata e per una migliore fruizione da parte del pubblico.

Posso dire di aver trovato una chiave emotiva giusta in mezzo alle contrarietà del caso e l’ho usata in modo psicologico.

Come ti sei sentito nel mettere in scena la tua idea? 

Poter portare a teatro le storie di Ariel è un lascito che faccio a mio padre che desiderava tanto vederle in scena oltre ad essere un primo vagito di una grande idea, che creo da sempre, riguardo le origini esistenti dietro la vita di un uomo o di una donna.

Le vicende teatrali di Ariel, di conseguenza, saranno delle appendici narrative seriali – a tema – di vario genere incentrate soprattutto su approfondimenti dei personaggi e di situazioni che amplieranno e arricchiranno l’universo espanso dai registri cinematografi (e portare il cinema a teatro è di per se una follia).

Ti aspettavi molto riscontro?

A dire la verità ancora me lo aspetto. Come autore sento che il pubblico ha visto e sentito solo una buona parte di questo “ampio-concetto”, quindi, pur essendo già molto orgoglioso di questa prima parte, trovo sia giusto aspettare di vedere compiuto l’intero viaggio iniziato, affinché ragionare seriamente sul suo effettivo riscontro finale.

A livello personale, dunque, mi sento soddisfatto di questo primo interessante e stimolante esperimento, in cui ho sfidato me stesso confrontandomi con un habitat diverso dal solito ma ricco di splendide persone pronte a dare il massimo sul campo in ogni situazione.

Perché hai scelto tematiche assai controverse, che si accostano alla sfera contemporanea e futuristica? 

La strada per capire o accettare il mondo è sempre la stessa: nessuno di noi ci capirà mai niente in senso assoluto, che si viva nel presente oppure nel futuro prossimo. Penso, infatti, che tutto questo sia molto liberatorio e democratico, perché se i problemi degli uomini e delle donne sono sempre gli stessi, al di là dei tempi, e non hanno una sola spiegazione possibile, allora chiunque di noi può dargli un lieto fine, che si avvicini a un istante, a un lato  caratteriale o a uno stato d’animo. 

Ricordando che anche le favole, i romanzi o i film come la vita possono avere continui sequel e colpi di scena, almeno finché ci divertiamo a immaginarli e abbiamo voglia di vederli, poiché provocano in noi emozioni forti, portandoci, appunto, anche a sbagliare e a sognare nello stesso tempo. E l’amore è sempre lo sbaglio e il sogno più grande di tutti!

Zuleca Rienti

 

Per contattare il regista: arielthemovie@gmail.com

 

 

 

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