Intervista a Gabriele Mazzucco

La sensazione è che stiamo vivendo vite più lunghe, rispetto a quelle dei nostri antenati, ma di certo vite molto più veloci. Tutto ci passa veloce. Tutto è rincorso.

Persona versatile, Gabriele Mazzucco, riesce a coinvolgere tanto pubblico presentando i suoi spettacoli, i quali sono in cartellone per la stagione teatrale 2016/2017.

Attento e versatile, il regista è avvezzo alla continua osservazione della società, riuscendo sempre a inserire nei suoi testi problematiche a noi vicine, senza però appesantire le vicende che racconta.

Alle spalle molte attività. Con la sua Compagnia degli Artigialli ha già messo in scena parecchie performance: Il Catamarano; La Storia di mezzo; M’iscrivo ai terroristi; Chi è di scena?; Sketch Anarchici; Ciancicagnocchi; oltre a occuparsi anche di spettacoli rivolti ai bambini.

11836859_10206301527009755_8866077431997463676_nDunque, sempre in movimento, Gabriele Mazzucco, centra sempre il suo obiettivo: irriverente, mischia i vari dialetti riuscendo a tirarne fuori idee e gusti personali, a seconda del tema e del personaggio descritti. Coinvolgente, perché raggiungere diversi tipi di pubblico non è semplice, ma con intelligenza, passione e studio del linguaggio, Gabriele, di buon grado, dona sempre riflessioni dalle quali è difficile staccarsi.

Incentriamoci, ora, su Il Fantasma della Garbatella, di nuovo in scena al Teatro Ambra alla Garbatella dal 3 al 6 novembre, che invitiamo ad andare a vedere, e proviamo a conoscere Gabriele più da vicino.

 

Una parodia tra il sacro e profano che riesce a divertire e a decentrare per quasi due ore la realtà, portandola verso orizzonti paradossali. Per quanto, secondo te, è possibile ancora vivere dentro questo tipo di società?

L’essere umano ha innata, nel suo profondo istinto animale, la capacità di adattarsi (quasi) a qualunque cosa, se non proprio a tutto. Ha resistito alle ere glaciali, potrà resistere a questo delirio individualista, narcisista, ipertecnologico, basato tutto sulla competizione che è la nostra società.

La sensazione è che stiamo vivendo vite più lunghe, rispetto a quelle dei nostri antenati, ma di certo vite molto più veloci. Tutto ci passa veloce. Tutto è rincorso.

Non so se le nostre vite sono realmente più lunghe di quelli di chi ci preceduto; secondo me loro hanno vissuto più intensamente la vita, anche se, obiettivamente, in periodi più brevi di esistenza.”

Perché scegliere il quartiere la Garbatella? E’ quello che senti più affine a te?

Ho scelto la Garbatella perché qui sono nato e cresciuto. Da questo quartiere sono stato impastato, cotto e servito al resto del mondo. Spesso sento forte il desiderio di trasferirmi in altre parti, altri capitali mondiali, oppure ovunque ci sia il mare; però poi torno sempre qui, con la mente e con il corpo. Alla Garbatella mi stringe un legame magico.

Ti dimeni tra testi per bambini e quelli da proporre a un pubblico più adulto. Trovi difficoltà a calarti nelle due parti?

No, tanto quando scrivo i testi, qualunque essi siano, sono preso da un furore e da un divertimento che poco badano all’età del pubblico di riferimento. Cambiano le tematiche, le linee narrative, il linguaggio, ma la spinta che mi muove è la stessa.”

Lavori sempre su personaggi che in qualche modo si intersecano e creano scambi tra di loro, nonostante le loro diversità di territorialità. Hai la trama del testo già pronta per la tua penna, quindi il lavoro risulta più istintuale oppure c’è una lunga riflessione prima di scrivere e creare storia e personaggi?

Generalmente provo ad immaginare la natura dei personaggi a grandi linee, poi scelgo il genere, l’inizio e la fine. Poi scrivo e vedo quello che succede. Spesso i personaggi mi aiutano a creare la storia, quindi l’importanza è farli cominciare ad agire sapendo dove dovranno arrivare.”

La vostra è una Compagnia veramente affiatata. Quanto consta, al mondo di oggi, mantenere amicizia, lavoro e fiducia legati da un unico filo che possa non sfaldarsi?

Per noi è stata una casualità ed una necessità. Lavoriamo con dei tempi forsennati che ci possiamo permettere solo perché ci conosciamo talmente bene che sappiamo dove poter arrivare e come, con più facilità rispetto ad altri gruppi di lavoro creati ad hoc per questo o per quel progetto. Poi magari durante i giorni liberi ci evitiamo con tutte le nostre forze, per sopravvivere, ma nei momenti difficili siamo sempre presenti l’uno per l’altro anche fuori dal lavoro.”

Annalisa Civitelli

 

 

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