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Giuseppe Oppedisano, Daniela Giovanetti e Maurizia Grossi: “Il teatro è un dipinto della realtà non è una fotografia della realtà”

Brainstorming Culturale ha incontrato Giuseppe Oppedisano, attore ed interprete di “Universo 25” (in scena al teatro Lo Spazio di Roma dal 15 al 26 novembre) testo firmato da Fiammetta Carena che descrive una realtà nella quale gli esseri umani sono tanti, troppi rispetto ai ruoli sociali esistenti.

L’idea del testo parte da un esperimento realmente condotto negli Stati Uniti 50 anni fa: venne creato un habitat ideale per topi, i quali, una volta riprodottisi, portarono quel microcosmo al collasso. Oppedisano ci racconta diversi aspetti dietro e davanti le quinte dello spettacolo insieme a Daniela Giovanetti e Maurizia Grossi, con lui in scena assieme a Maurizio Palladino.

Giuseppe, quale collaborazione c’è stata con Fiammetta Carena?

L’incontro è stato divertente: eravamo a cena con Daniela Giovanetti e Maurizia Grossi e Fiammetta disse che le sarebbe piaciuto scrivere un testo su di noi. Io avevo già letto qualcosa scritto da lei e le feci notare subito come fossimo molto distanti quando si tratta di generi teatrali, però lei iniziò a scrivere comunque ed in effetti mi sono appassionato perché ho iniziato a vedere delle immagini in quel testo, lei scriveva “quadri”.

Allora l’accordo è stato che lei avrebbe dovuto fidarsi di me e degli attori. Con gli attori e Fiammetta stessa abbiamo rielaborato il testo quasi completamente, ma da un punto di vista emozionale più che verbale, perché lo stesso concetto può essere scritto in mille modi diversi quindi ciò che abbiamo provato a fare è stato proprio questo: finire il lavoro in una collaborazione dove c’è l’autore che si fida del regista.

Da cosa è stata ispirata l’idea di base della sua regia?

Inizio sempre chiacchierando con gli attori dopo qualche lettura e a quel punto rivoluzioniamo tutto. E si inizia a giocare seriamente. In realtà l’idea mi era già venuta mentre pensavo al testo: “sprofondamento comportamentale”, è l’esperimento che mi ha dato tutti i suggerimenti.

Ho pensato ad una messinscena semplicissima e a sfruttare la bravura degli attori per rendere visibile l’invisibile. Ho usato le porte scorrevoli per dettare i tempi e ricordare una gabbia, quindi l’idea fondamentalmente è stata questa: creare una costrizione all’interno di quelle che ho definito non case ma loculi. Abbiamo anche provato a percepire fisicamente questa costrizione, in alcune scene siamo spesso molto vicini o addirittura seduti sulla stessa sedia.

Quali sono secondo lei i punti di forza dello spettacolo?

Bella domanda… senza dubbio gli attori, questa loro capacità psicofisica di rendere tutto credibile ed io sono dell’idea che un attore più che bravo debba essere credibile; questo è senza dubbio un punto di forza così come la costruzione scenica e ovviamente l’idea di Fiammetta, questa fine del mondo, questa apocalisse decisa da chi poi? Da noi stessi.

Pensate che la storia di Universo 25 abbia qualcosa di verosimile?

Giuseppe OppedisanoQuesto lo chiederei al pubblico! Quando entro in un testo creativamente devo giustificarmi ogni cosa quindi un mondo del genere potrebbe anche esistere. Io sono un appassionato di fisica e meccanica quantistica, so che si sta rivoluzionando un po’ tutto e sono convinto che fuori da noi non esiste niente. Nelle mie note di regia dico che questi personaggi provano ad uscire dall’uno e quindi diventano piccoli; lo spettacolo racconta questo: l’esigenza di stare insieme ma anche di dividersi, inoltre i personaggi rappresentano tutti gli schieramenti politici ma sono talmente piccoli che qualcosa di più grande li sovrasta. Sicuramente siamo noi a decidere delle nostre vite, il caso non esiste, ce lo creiamo noi dunque speriamo di essere noi stessi a condurre questo universo in un modo migliore.

Daniela GiovanettiSì, assolutamente sì. Viviamo in un mondo che assomiglia sempre più ad Universo 25.

Maurizia GrossiSì, oltretutto la storia parte da un esperimento che è stato condotto realmente. Io in realtà ho una visione più ottimistica della vita e vorrei anche mantenerla però purtroppo ci sono le premesse nel nostro mondo perché si arrivi a quello. Ricordiamo comunque che il teatro è un dipinto della realtà non è una fotografia della realtà

Giuseppe, come ha scelto suoi attori?

Non li ho scelti. Non li ho scelti semplicemente perché con Maurizia Grossi lavoro da tanto, Daniela e Maurizio li avevo visti entrambi a teatro, mi piacevano molto e mi sono detto che mi sarebbe piaciuto far lavorare tutti su altre corde, altri livelli. E loro hanno accettato, ci siamo scelti insieme.

Come avete lavorato sui vostri personaggi?

Daniela Giovanetti: intanto abbiamo lavorato molto bene insieme a partire dal tavolino ed i personaggi sono cresciuti giorno dopo giorno. Abbiamo lavorato dimenticando tutto quello che avevamo fatto prima, ricominciando da zero e creando il personaggio senza sporcarlo di ricordi che a volte l’attore tende ad usare.

Maurizia GrossiSono d’accordo. Per quello che mi riguarda personalmente, dal momento che il mio personaggio è molto lontano da me, sono stata portata proprio per mano dal regista, lui mi ha aiutato a costruire una storia e passo dopo passo ha creato per me un modo di camminare, un modo di parlare, un modo di pensare, tutto quello che è “altro da sé”.

Daniela GiovanettiCon Giuseppe abbiamo lavorato benissimo: attraverso la sua idea del personaggio e attraverso un profondo rispetto per l’attore, cosa che non tutti i registi hanno, abbiamo creato un terreno dove è nato qualcosa.

Che regista è Giuseppe Oppedisano?

Maurizia GrossiÈ un regista che sa ascoltare, che sa cosa vuol dire essere in scena. Non è un regista “di teoria”. Voglio aggiungere che essendo un regista che ha un occhio anche al cinema spesso costruisce scene di taglio cinematografico con azioni e luci tipiche del grande schermo.

Daniela GiovanettiGiuseppe è un regista di attori. Essendo lui stesso un attore si occupa in primis degli interpreti. È anche importante che Giuseppe stesso abbia scelto un testo di drammaturgia contemporanea, una cosa che dovrebbero fare gli stabili e che in realtà facciamo noi. Abbiamo scelto di rischiare quando non rischia più nessuno ed il fatto di parlare attraverso un linguaggio contemporaneo è sempre linfa vitale per il teatro altrimenti questo si chiude su se stesso e muore.

Giuseppe, che tipo di approccio ha al lavoro quando lei è contemporaneamente attore e regista?

Costringo gli attori ad osservarmi, a criticarmi e spesso succedono cose straordinarie, il lavoro diventa una sfida ancora più eccitante perché se non riesco ad accontentarmi io allora non possono neppure loro. Ma mi fido delle loro opinioni, è bellissimo capire che il parere è sincero.

Dove arriverà lo spettacolo?

Daniela GiovanettiSiamo aperti a qualsiasi tipo di offerta!

Giuseppe OppedisanoSiamo partiti senza paracadute e senza rete, lo spettacolo sta piacendo anche ai giovani. È uno spettacolo particolare e mi piacerebbe poter andare in altri teatri a Roma e fuori Roma; questo è stato un investimento di tutti noi, non c’è nessuna produzione dietro, è stato un vero sacrificio per tutti. È chiaro che quando le cose si fanno con amore i sacrifici passano in secondo piano, speriamo comunque che lo spettacolo possa proseguire ad avere una vita e che venga visto anche da spettatori scettici perché soltanto in questo modo si può avere un vero confronto.

Gabriele Amoroso

 

 

 

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