Intervista a Isabella Giannone

Isabella Giannone: Non pensare che la cultura risieda nei quartieri del centro e scoprire passione, genuinità di fruizione e serenità di giudizio in quartieri magari più decentrati ma meno intossicati dalle mode e dalla cultura da esposizione salottiera”.

L’attrice sarà in scena al Teatro Tor Bella Monaca di Roma, dal 19 al 21 maggio con “Il viaggio di Ecuba”.

Il teatro classico rimanda un po’ alla realtà dei nostri giorni ed è sempre una garanzia. La Giannone, che ha lavorato con Luca De Bei, Longoni e Manfridi,  come altre importanti personalità del teatro italiano, è da tempo impegnata sia sulle scene, sia come insegnante di recitazione, dizione, voce e tecnica della comunicazione.

Presta dunque la sua voce alla qualità e alla professionalità in cui crede molto. Si avvicina ai giovani con sagacia e versatilità aiutandoli a trovare la loro strada all’interno di un ambiente difficile, il quale vive il contrasto tra apparenza ed essere.

Una personalità coraggiosa che desidera perseguire la sua strada e il suo mestiere con serietà e grinta, calcando le scene dei maggiori teatri italiani.

 

Cosa vuol dire, di questi tempi, definirsi “multitasking”?

Credo di essere in grado di fare molte cose insieme e farle abbastanza bene.

Secondo una recensione dello spettacolo “Senso” è stata definita brava e rara attrice di teatro, che di questi ultimi tempi subisce un calo di interpreti professionali e versatili. Quale emozione suscita in lei tale definizione e come, oggi, si possono formare i giovani talenti affinché il futuro possa offrire al pubblico dei nuovi Mastroianni e delle nuove Melato (tanto per citare degli esempi), discostandosi, dunque, dall’evidente omologazione?

Ringrazio il critico che l’ha scritto e ne sono onorata; per quanto riguarda i giovani l’unica cosa che mi sento di dire è che dovrebbero riflettere seriamente a cosa vogliono “veramente” e se si tratta di emergere oppure di avere successo, ecco allora credo che  probabilmente faranno di tutto per ottenerlo e magari ci riusciranno; se invece si tratta di recitare o stare su un palcoscenico, ebbene allora anche in quel caso si faranno in quattro per riuscirci e magari, famosi oppure no, ci riusciranno e magari  anche piuttosto bene. Credo che uno “diventa” ciò che desidera realmente, non ciò che dichiara di voler diventare” .

Oggettivamente che pensa dei numerosi spazi e scuole teatrali e, di conseguenza, quale idea si è formata rispetto al forte desiderio dei giovani nel divenire attrici o attori?

Insegnando trovo molto strano trovare allievi che non vanno mai a teatro e credo che sostanzialmente, ovvio sempre senza generalizzare, la passione per il teatro sia di gran lunga superata dalla passione per il successo e per l’apparire alla televisione, magari in una fiction di livello bassissimo. Il teatro e la vita del teatrante credo sia più un qualcosa che li spaventa, delle scuole e dei corsi di teatro penso semplicemente che gli eventuali allievi dovrebbero scegliere le scuole o i corsi  con  insegnanti che hanno praticato a lungo e a livello nazionale la professione che si accingono ad insegnare e quindi evitare docenti senza alcuna esperienza di palcoscenico e ce ne sono tantissimi purtroppo.

Che significa oggi giorno lavorare nel mondo delle produzioni e quali sono i rischi?

Ognuno di noi è spesso alla mercé degli “incontri” che fa nella vita e questo è normale e non sempre gli incontri sono felici, ma quello che è veramente grave, secondo me, è fare incontri “fortunati“ e non avere la voglia o la pazienza di “coltivare e proteggere“ questa ”cosa preziosa” e quindi perdere preziose collaborazioni per incuria umana e professionale.

Sarà in scena al Teatro Tor Bella Monaca di Roma dal 19 al 21 maggio 2017. Qual è il segreto nel richiamare il pubblico verso un teatro decentrato: divulgare la cultura in zone periferiche?

Non pensare che la cultura risieda nei quartieri del centro e scoprire passione, genuinità di fruizione e serenità di giudizio in quartieri magari più decentrati ma meno intossicati dalle mode e dalla cultura da esposizione salottiera.

Ecuba, oggi, che tipo di personaggio sarebbe rispetto al carattere che Euripide le conferisce?

Mantiene le caratteristiche che la fanno scagliare contro ogni forma di ingiustizia, potere ingiusto e prevaricazione ma diventa donna di oggi, donna che dietro l’apparente distanza che spesso noi amiamo mettere verso ciò che ci appare come  ”l’altro da noi” , rivela un’anima profondamente affine e “sorella“ a quella di tutte le donne e di tutte le madri.

Essere “donna completa”: quale significato attribuisce a questa “dimensione” e dove risiede, secondo lei, la forza delle donne?

Nell’essere se stesse e nel non seguire modelli che nella maggior parte dei casi sono creazioni atte a banalizzare e “catalogare” la donna e quasi mai sono creati dalle donne.

Come vive la poesia e dove la ritrova?

Nella vita di tutti i giorni nel mio caso, in tante cose, sono una persona molto fortunata.

Annalisa Civitelli

 

 

 

 

 

 

 

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