Intervista a Ivan Bellavista

Ivan Bellavista: “Con Antonio Rezza e Flavia Mastrella ho scoperto il Teatro, quello vero. Il lavoro, il sudore, gli applausi, i camerini umidi, l’accoglienza calorosa. Ho definitivamente scoperto che il mio mestiere è questo. Non potrei fare altro.”

Un incontro fortuito ci ha permesso di conoscere più da vicino Ivan Bellavista. Classe 1985 ha già alle spalle alcuni spettacoli da lui scritti e interpretati come “Molière Immaginario”, andato in scena lo scorso febbraio al Teatro dell’Orologio di Roma e il prossimo giugno al Teatro Vascello.

Dalle tante idee prende spunto dalla collaborazione con Antonio Rezza e Flavia Mastrella, dai quali ha appreso cosa vuol dire fare seriamente teatro. Oggi lo troviamo a sperimentarsi nel suo mestiere senza mai perdere il suo obiettivo: quello di sentirsi sul palco sempre vivo e presente, affinché rendere la sua vita “Un vero capolavoro”.

Adora giocare con la fantasia e l’improvvisazione mescolando l’istinto e la gestualità, in scena molto importanti: la naturalezza permette infatti di dimenticare quella precisione affinché non sembrare un robot.

 

Che ruolo hanno le favole nella tua vita?

Le favole le ho scoperte tardi e ho capito che più saggio di un bambino non c’è nessuno.”

L’immaginazione oggi giorno aiuta ad evadere dalla rapidità giornaliera?

Non mi sono mai fidato della parola “immaginazione”. Da piccolo soffrivo del fatto che non ne avevo. Avere fantasia era diventata un’ossessione. Poi ho capito che se la fantasia era quella cosa che si nascondeva tra la noia e la realtà, ne avevo da vendere.”

Segui sempre il filone della fantasia nelle tue drammaturgie?

Mai. Non mi interessano le cose mai viste. Non cerco la novità a tutti i costi o l’idea che nessuno ha mai avuto. Cerco il divertimento, lo stare a mio agio. E la realtà, anche se mi fa senso, è un luogo dove respiri vita. Per “Un Vero Capolavoro” Sandra Conti ed io  ci siamo imposti la realtà di un luogo, il teatro. Con le quinte, i trucchi, i costumi, il pubblico. Quella e la realtà, l’esigenza, di divertirci e divertire il pubblico.”

Quanto la collaborazione con Antonio Rezza e Flavia Mastrella ha contribuito alla tua formazione?

Non mi basterà una vita per capirlo. Con Antonio Rezza e Flavia Mastrella ho avuto la fortuna di capire cosa voglia dire fare questo mestiere tutte le sere. Cosa voglia dire andare in scena dopo spostamenti assurdi e orari bestiali. Con Antonio e Flavia ho scoperto il Teatro, quello vero. Il lavoro, il sudore, gli applausi, i camerini umidi, l’accoglienza calorosa. Ho definitivamente scoperto che il mio mestiere è questo. Non potrei fare altro.”

L’improvvisazione teatrale serve sul palco come nella vita?

L’improvvisazione teatrale è fondamentale in fase di creazione. Poi deve diventare tutto matematico. Il gesto, il passo e il suono della battuta devono essere precisi ma fatti così bene che sembrano “naturali” e fatti per la prima volta. Dimenticare la precisione è altrettanto fondamentale, sennò diventi un robot senza anima. Nella vita? Serve, ma a volte non ti vede nessuno. Che gusto c’è?

Perché “Un vero capolavoro”?

Un Vero Capolavoro è lo spettacolo che Sandra ed io era una vita che sognavamo di fare. Dentro ci siamo noi, con i nostri vizi e i nostri tic. I nostri spassosi fantasmi da scacciare e la nostra rincorsa verso il baratro dell’esibizione pura. Cantiamo, cerchiamo di ballare, facciamo del nostro meglio (coordinati dalla grande coreografa, Paola Maffioletti) e in scena ci divertiamo con Francesca La Scala, un’attrice fantastica. Illuminati da Daria Grispino, assistiti da Marianna Camillò, fotografati da Barbara Sanna Murgia, organizzati da Tamara Viola. “Un Vero Capolavoro” è il più femminile dei miei spettacoli. E mi sento come Mastroianni in Otto e Mezzo!

Per “capolavoro” intendi la vita?

Per “Capolavoro” intendo la vita, sì. La voglia di renderla un posto magnifico.”

Che significato ha per te cercare a tutti i costi riportare qualcuno in vita in quanto ha il “dovere” di risvegliarsi?

Si ha la tendenza ad aspettare prima di vivere la vita. Si rimanda. Ci si diverte ad immaginarla. L’eroe di “Un Vero Capolavoro” si gode il palco, ne fa il suo parco dei divertimento, ma fuori non è nessuno. E’ un personaggio sconfitto. L’opportunità che ha è quella di riprovarci, se vogliamo. Non voglio svelare nulla.

“Dovere” in che posto si colloca nella “non libertà” di scegliere per se stessi e dunque vivere in un luogo sospeso tra la vita e la “non vita”?

L’unico dovere che io sento è quello di divertirmi sul palco, di vivermi il mio spazio concesso per un ora e mezza. Non ho la presunzione di fare lezioni. Cerco di fare la stessa cosa nella mia vita e spero che anche gli altri facciano la stessa cosa.”

Visto che si parla di esistenza: la felicità secondo te.

Sentirmi dire “Chi è di scena”.

Annalisa Civitelli

 

 

 

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