Intervista a LePuc

LePuc: “…internet è uno strumento pericoloso e va maneggiato con cura. La cosa che più mi fa paura, e penso valga per tutti, è che quello che non viene postato sul web è come se non accadesse. Insomma, per un artista oggi è indispensabile il web, ma l’arte, credo e spero, si consuma all’aria aperta, in mezzo alla gente”

Abbiamo incontrato LePuc, giovane cantautore, in occasione del suo esordio “Io secondo Woody”. L’album, dalle sonorità dolci e dai ritmi manouche, ci guida verso il mondo attuale da cui il cantante prende ciò che osserva per poi scriverlo e tradurlo in musica.

Napoletano di adozione, grazie all’attenzione rivolta alle piccole cose, riesce anche a includere il frutto dei suoi studi. Laureato in Giurisprudenza, infatti, ritiene che i testi e la musica stessa possano essere terreno fertile per la giustizia e dunque rivolgere un messaggio a chi fruisce dell’ascolto dei brani.

Molte le contaminazioni e le collaborazioni in “Io secondo Woody”, che già dalla copertina potremmo definire uno sguardo verso l’infinito. Seduti su una chitarra-barca, su un mare pulito e immaginario, rievoca un po’ il “Il Piccolo Principe”, che ci ha abituati alle favole e al suo essere delicato.

Suoni che dunque inducono alla riflessione e ci cullano, fanno abbandonare un po’ le costrizioni giornaliere, per giungere a qualcosa di dolce, al contatto con noi stessi e con la poesia.

Un’interpretazione assai singolare della realtà alla quale non si fugge, ma dalla quale tuttavia si cerca sempre una scappatoia per allontanarsi da questo troppo fruire grazie a Internet e altre applicazioni.

Riteniamo interessante lo sfondo delle canzoni, le quali evocano le fiabe: il linguaggio di LePuc infatti si accosta molto al mondo infantile, al quale suggeriamo di avvicinarsi sempre di più, per stimolare la fantasia in modo espressivo e magico.

Giacomo, il tuo primo lavoro descrive spesso storie che tu osservi da lontano: quali sono i particolari che ti colpiscono tanto da volerne scrivere?

Le cose che mi colpiscono non sono tanto i particolari, quanto ciò che normalmente ci circonda e a cui spesso non diamo la giusta attenzione. Vedi, le mie canzoni parlano di piccole cose, di pensieri condivisi – o condivisibili, di storie e disavventure che viviamo quotidianamente. Probabilmente, tramite le mie canzoni non faccio altro che cercare compagnia, parlando di cose a volte insignificanti ma che riguardano tutti.

Come tantissimi cantautori hai iniziato suonando in piccoli locali e persino in strada: quanto incide il luogo in cui ci si esibisce nella formazione della propria identità di artista?

Incide molto, o comunque incide in relazione alle persone che vivono quel posto. LePuc, per esempio, è nato in un locale spagnolo dove ogni lunedì qualsiasi tipo di artista poteva esibirsi: ballerini, cantanti, poeti, attori. Tutti si sentivano a casa, anche, e forse ancor di più, le persone che lo frequentavano abitualmente anche solamente da spettatori. Quest’atmosfera mi è rimasta sulla pelle come un tatuaggio.

Tu sei laureato in giurisprudenza: l’amore per la giustizia può trovare terreno fertile in un’opera musicale?

Sicuramente sì, o almeno i grandi maestri della canzone ci insegnano che la musica può affrontare temi importanti ed essere il terreno fertile anche per la giustizia. Personalmente, non la trovo una cosa facile: toccare con i miei testi alcuni argomenti non mi è mai riuscito in maniera spontanea. “Mario”, il mio testo apparentemente più “politico”, è una canzone che in realtà narra semplicemente della storia di un uomo. Le difficoltà, legate a politiche sbagliate che il protagonista affronta – ed ha affrontato – durante il suo cammino, sono solo la cornice di quella che è una presa di coscienza di sé che Mario vive.

La musica contemporanea esiste ormai imprescindibilmente dal web: quali sono secondo te i pregi e gli svantaggi di questa condizione?

Il pregio è senza dubbio quello di consentire a tanti artisti di far sapere al “mondo” di esistere. Oggi, se pensi di saper fare qualcosa, puoi farlo vedere a tutti e cercare l’approvazione di un pubblico che, potenzialmente, è infinito. D’altra parte, e qui vengono i difetti, internet è uno strumento pericoloso e va maneggiato con cura. La cosa che più mi fa paura, e penso valga per tutti, è che quello che non viene postato sul web è come se non accadesse. Insomma, per un artista oggi è indispensabile il web, ma l’arte, credo e spero, si consuma all’aria aperta, in mezzo alla gente.

Quali canali userai per far conoscere questo tuo primo lavoro?

Mi ricollego a quanto appena detto: il primo canale sono i concerti. Il desiderio costante è quello di suonare il più possibile dal vivo, sperando che la mia musica incontri per la strada orecchie attente. Se però volete restare in contatto con me e sapere dove potete trovarmi, cercatemi su Facebook o Instagram.

Gabriele Amoroso

 

 

 

creative commons

Quest’ opera di

https://brainstormingculturale.wordpress.com/
è concesso in licenza sotto la
Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Unported

Based on a work at brainstormingculturale.wordpress.com