Intervista a Luca De Nuzzo

Luca De Nuzzo: l’autore che parla attraverso la musica

Luca De Nuzzo, pugliese di nascita (San Severo) e romano di adozione si forma come cantautore. Nel 2004 è stato riconosciuto miglior cantautore grazie al Premio De Andrè, e nell’anno successivo esce il suo primo CD che riporta il nome proprio, Luca De Nuzzo, contenente 12 brani cantati in dialetto e due in italiano.

Strettamente legato alla poesia, muove le sue origini nella sua città suonando le note di famosi gruppi musicali insieme a due giovani gruppi musicali. Dalle melodie rock blues si avvicina a cantate più intimistiche e tradizionali, prendendo spunto dalla sua terra e dal Sud in generale.

Nel 1997 approda nella Capitale con la sua chitarra. Mentre in cantautore continua a fare esperienza con vari gruppi metropolitani, scopre la voglia di esprimersi mediante parole e canzoni, solo sue, accostando così voce e strumento.

Una scoperta quale prosegue ancora oggi con alle spalle importanti riconoscimenti. La sua evoluzione testimonia una preparazione musicale forte e determinata. Un oculato sguardo al circostante e che riguarda tutti noi. Ciò che dovremmo essere in grado di riprenderci per una vita sana e migliore, il contatto con la natura.

Ecco dunque, qui di seguito, questa nostra intervista

logo vegetalia

L’elemento principale ed emblematico che permette la realizzazione di Vegetalia – Lalle è solo il nome di una camelia, il tuo nuovo lavoro, è la natura. Come è nata l’idea del progetto?

L’idea dell’intero progetto ha una “radice” profondissima, che ha a che fare con la mia infanzia. Da bambino ho avuto la fortuna di andare in campagna con mio padre che nasce contadino e diventerà un prestigioso commerciante del Tavoliere delle Puglie, zona che mi ha visto nascere.

Poi nel momento adolescenziale c’è stato un lungo silenzio tra me e lui e, in quei dieci anni mi sono avvicinato alle piante, quasi come per andare a cercarlo e oggi per fortuna (da pochi anni) abbiamo un ottimo rapporto e condividiamo quest’amore per la natura. Quindi attribuisco senza dubbio a lui il mio interesse per il mondo vegetale in genere ed è (mio padre) il mio consigliere di fiducia su come trattare le piante, come curarle qualora si dovessero ammalare.

Tutto questo mi ha portato a produrre questo lavoro che è ancora in stato embrionale e c’è molto entusiasmo anche da parte di tutte le persone che ne faranno parte e mi aiuteranno a realizzarlo.

Rispetto ai tuoi esordi (Premio De Andrè come miglior cantautore nel 2004 / CD – Luca De Nuzzo nel 2005 / CD – jòmene e jòmeneuomini e uomini nel 2009, finalista al Premio Tenco dello stesso anno) come si evolve l’ambito musicale e cantautorale?

Devo risponderti che in Italia non credo ci sia molta evoluzione in questo periodo nel mondo musicale, anche per questo motivo il progetto vorrà entrare più in un tessuto teatral-musicale più che rimanere nel mondo musicale che è sotto anestesia amministrativa, quindi le idee non emergono e gli artisti indipendenti come me, ad esempio, faticano ad emergere.

vegetalia 1

Quali sentimenti riservi verso il dialetto della tua città e perché la scelta di cantare in lingua sanseverese prima e attualmente discostandotene prediligendo l’italiano?

Non mi sto allontanando dal mio dialetto né tanto meno dal lavoro fatto nei primi due dischi che mi hanno impegnato per più di dieci anni, sto semplicemente andando avanti lungo il mio percorso e già dal 2011 a due anni dal secondo disco avevo per la testa di considerare l’ipotesi dell’italiano, poi diverse vicissitudini familiari mi hanno costretto a fermarmi per quasi cinque anni.

Avevo già delle avvisaglie e desideri di cambiamento dopo appunto dieci anni di concerti in cui l’espressione del viso predominante del pubblico era quella corrugata. Ho sentito l’esigenza di cambiare, di farmi comprendere e di misurarmi attraverso la lingua nazionale anche perché dell’Italia berlusconiana (lo scrivo volutamente in piccolo) non avevo alcun desiderio di farne parte, cantavo in dialetto anche per protesta politico-sociale. Ora, ho voglia di parlare di natura e quindi devo farlo nella mia lingua nazionale per farmi capire da tutti.

Che significato ha per te la poesia, perché attingere da essa e quale potere nasconde in sé?

Qui ritorno alla questione dialetto e italiano. Poeticamente parlando non l’ho mai vissuto come limite il dialetto, nel senso che non ha potuto che agevolare la mia “eventuale” poetica.

Il limite semmai era del pubblico che non poteva capirci granché.

La poesia è quanto di pìù prezioso si possa vivere nella vita, non esiste dimensione più ricca di forza e debolezza, di luci e di buio. La poesia è quanto più mi possa garantire di rimanere in vita senza nessuna smania e senza alcun interesse scaltro, se non quello di comunicare e condividere delle emozioni che nel quotidiano non trovano mai spazio, non trovano mai voce.

Nasconde quindi il potere più puro e immenso che possiamo conoscere, proprio perchè chiunque sa che non tutti possono conoscerlo.

Il 15 aprile la presentazione del tuo nuovo CD Vegetalia al T.A.G. di Roma. Quale stimolo ha spinto la collaborazione con Fabrizio Bosso, Gianni Iorio ed Ezio Zaccagnini, e quindi unire le tue forme musicali al jazz (sempre alla base delle tue composizioni)?

Ho sentito la necessità di condividere questo mio “ritorno” con amici come Gianni ed Ezio che conosco da tanti anni e il più interessante dei trombettisti italiani di questo momento che è Fabrizio, conosciuto attraverso un altro caro amico decennale Javier Girotto, ospite in jòmene e jòmene nel 2009. La chiave jazz ha poco attinenza in questa scelta, sia Bosso che Iorio, che Zaccagnini li considero soprattutto dei grandi artisti che hanno una loro poetica, un loro “discorso” che inevitabilmente condivido, comprendo e stimo.

Che cosa può aspettarsi il pubblico da una serata come quella che proponi: l’immersione nella natura e l’ascolto della musica composta e eseguita con passione e professionalità?

Al momento si tratterà solo della presentazione di un disco con canzoni che parlano del mondo vegetale e il tutto unito ad un argomento che considero infinito e appartenente ad ogni essere vivente, (non solo animale) ovvero l’amore. Poi allestirò uno spettacolo che eseguirò in “sedi vegetali” quindi giardini comunali e pubblici, ville e orti comunali nel periodo primavera estate e in teatro con allestimenti e piante tra il pubblico nel periodo invernale.

Questa è la partenza: quali le prospettive a lungo raggio per Vegetalia?

Le ambizioni sono altissime, le aspettative pure…Vegetalia diventerà un qualcosa che la gente concepirà come una sorta di momento di evasione dalla freneticità e ritmi assordanti della vita moderna per quella convivialità alla quale rimango personalmente affezionato e spero di rimanerne affezionato ancora per molto, una piattaforma reale e supportata dal virtuale usato con intelligenza senza nessuno scopo che va aldilà dell’interesse collettivo, nel rispetto profondo della natura, quindi nel rispetto di tutti, anche dell’erba cattiva.

E con questa, mia cara Annalisa, ringrazio te e i lettori e vi saluto affettuosamente.

Ciao.

Grazie a te per il tempo dedicatoci

Annalisa Civitelli

 

 

 

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