Intervista a Mariagiovanna Rosati Hansen

Mariagiovanna Rosati Hansen: “Umiltà: strumento vincente della professione attoriale”

Attrice, regista e Art Theatre Counselor, Mariagiovanna Rosati Hansen è la direttrice artistica del Festival Teatrale X ACTOR, importante manifestazione dal respiro internazionale, giunta, quest’anno, alla sua tredicesima edizione.

Artista energica e poliedrica, la Hansen ha elaborato un metodo integrato d’insegnamento riconosciuto in tutta Europa e negli Stati Uniti, dove la sfera puramente artistica si fonde inscindibilmente con quella psicologica, in una dimensione terapeutica.

 

Chiediamole di raccontarci nei dettagli la sua esperienza di formatrice e di direttrice
artistica.

Mariagiovanna, la rassegna teatrale X ACTOR, in scena presso il Teatro Abarico di Roma, ospita spettacoli di compagnie provenienti da tutta Europa e promuove il contatto tra mondi e culture differenti accomunate dall’amore per lo spettacolo, oltre ogni barriera linguistica ed espressiva. Qual è il bilancio che ne trae, alla luce di queste tredici edizioni?

Il bilancio è positivo, specialmente negli ultimi sette anni, in cui ho potuto constatare un interesse sempre più entusiastico e “fattivo” da parte dei partecipanti. Tutti i Direttori di compagnia si sono offerti di condurre un workshop aperto a tutti, attori e non, e questo ha permesso di creare una rete di “formazione e aggiornamento” veramente interessante.

Gli Attori di tutte le generazioni hanno potuto sperimentare in prima persona gli stili diversi per “fare Teatro” in ogni Paese. L’armonia tra tutti i partecipanti che si crea in questa situazione di condivisione artistica e non solo, è la cosa che più mi rende felice.

Il carattere cosmopolita della rassegna porta a un confronto implicito, e forse inevitabile, tra la drammaturgia italiana e quella internazionale. Quali sono, secondo Lei, i punti di forza e le criticità del nostro panorama teatrale, dal punto di vista della produzione letteraria, in rapporto agli altri paesi europei?

Direi che è una bella gara! Lavorando spesso all’estero, posso dire che una cosa che distingue in particolare i polacchi è che ci sono moltissimi giovani e giovanissimi drammaturghi rispetto a noi ma, per il resto, direi che oggi come oggi tutte le nazioni europee possono vantare drammaturghi di grande rilievo.

Secondo la Sua opinione, si crede ancora nella valenza intrinseca del teatro come forma d’arte portatrice di valori universali indispensabili per l’umanità?

Assolutamente sì! La mission della nostra associazione e del mio Metodo, che nasce per gli attori, ma abbraccia anche la Teatro Terapia fin dal 1973, è proprio quella di lavorare al passaggio del messaggio positivo di Pace attraverso l’Arte in generale ed il teatro in particolare. (cito dal mio libro “L’arte dell’attore e l’art theatre Counseling Ed Edup)

“Il teatro non è soltanto un luogo dove si va per divertirsi, ma è da sempre anche un luogo di ricerca e di conoscenza dell’animo umano. D’altro canto Artista è chi si turba facilmente. L’inquietudine, il desiderio, l’attrazione, la repulsione, il timore sono lo scotto che si paga per l’arte. Un artista è di tanto maggiore di un altro quanto più profonda e vasta e cosmica sono la sua morale, la sua filosofia, la sua religione, la sua visione del mondo e della vita. Per un attore la conquista di tutto ciò è indispensabile. Anche la Psicologia è materia di approfondimento dell’animo umano ed insieme al teatro esse sono “nella loro forma applicativa, anche forme di comunicazione, modi di entrare in relazione, strumenti per intervenire e provocare un cambiamento” (Feyerabend 1984)

La sua carriera di attrice e regista si accompagna a quella di formatrice, che conduce attraverso l’utilizzo di un metodo basato sui principi delle artiterapie, di cui è la fondatrice esclusiva. Qual è il valore aggiunto che tale metodologia conferisce alla sfera puramente didattica?

Mi piacerebbe risponderti con la prefazione al mio secondo libro “Il guardiano del fuoco” scritta da Annamaria Guzzio: 

“ …Infatti, così come è stretto il rapporto tra il Teatro e la Vita, il mestiere di regista a cui fa riferimento Mariagiovanna ha molto a che fare con la capacità di affrontare coscientemente la vita. Ci parla di emozioni, relazioni, comunicazione, comprensione, rispetto dell’Altro, empatia…tutte idee che sono a fondamento del suo metodo che, pur essendo nato per i teatranti, è dilagato in breve ben oltre le sponde previste per influenzare profondamente coloro che ne sono venuti a contatto, in qualsiasi modo o forma.

È difficile così collocare questa donna nell’età d’argento a cui dice di appartenere, tanto sprizzanti di entusiasmo sono le sue parole quando parla del suo lavoro, della sua particolarissima maniera di accostarsi, attraverso il gioco del teatro, all’anima dei suoi attori per tirarne fuori, maieuticamente, la parte più funzionale alla relazione autentica.

E così può capitare, anche a chi non è particolarmente attratto dal mondo della scena teatrale di volerne esperire, anche solo per poco, la magia, il gioco colorato delle passioni che si incontrano, si scontrano, si riconoscono fino a quel fare anima di cui ci parla Hillmann e che chi ha avuto la fortuna di far parte di un laboratorio teatrale fondato sul metodo Hansen ha sentito profondamente fino ad averne memoria perenne.

Benvenuto, dunque, lettore, su questa giostra fatata…. E non importa se sarai un adulto particolarmente serio, o un professionista prestigioso o un tipo poco incline all’arte, sei stato, sicuramente, un bambino anche tu, e quindi capace di sognare. Questo libro ci parla di sogni che possono avverarsi e divenire Libertà.”

Dunque, quale correlazione intercorre tra psicologia e teatro? Come è stato introdotto e poi sperimentato il suo metodo?

Il “Metodo Hansen®” unisce sinergicamente l’aspetto creativo proprio dell’Arte Teatrale con la competenza psicologica che va a sostegno del lavoro degli allievi.

Intendo dire che, al contrario delle Teatro terapie in genere dove il teatro viene utilizzato per asservire la parte psicologico-terapeutica, il mio Metodo utilizza il Counseling Gestaltico nel Teatro.

Il Counseling permette la mediazione tra i due aspetti: infatti, da una parte favorisce l’autoconoscenza attraverso la consapevolezza e lo sviluppo ottimale delle risorse personali (aspetto creativo dell’arte dell’Attore) e dall’altra, con un training specifico, permette utilizzando varie tecniche, di migliorare le capacità di ascolto e di risposta assertiva facilitando i rapporti inter-personali (competenze professionali del Counseling).

Scopo dell’Art Counseling nel Teatro è pertanto quello di offrire agli allievi l’opportunità di scoprire, esplorare e rendere chiari gli schemi di pensiero e di azione per vivere e lavorare più creativamente, acquisendo, cioè, la capacità di utilizzare al meglio le proprie risorse rispetto ai propri bisogni e desideri e quindi ottimizzare il raggiungimento del proprio benessere.

Come gli aspetti motori influiscono sull’attorialità?

E’ il pensiero che governa l’intonazione di una battuta: il movimento in scena, infatti, è finalizzato allo spostamento sul palco, mentre il gesto è rivolto alla comunicazione e anche il gesto, come la battuta, nasce da un pensiero.

In scena tutto è gesto, cioè finalizzato alla comunicazione, in particolare a quella di una emozione. Di conseguenza tutto, in scena, influisce sulla comunicazione ed è governato dal pensiero. Se re-citare significa “citare due volte” credo, pertanto, che ne basti una per esprimere un pensiero e comunicarlo con stile.

Per finire, parliamo del futuro della professione di attore. Ultimamente, nel panorama artistico italiano, emergono sempre di più dei giovani interpreti spesso privi di un’adeguata gavetta. Secondo la Sua esperienza, quanto le nuove generazioni sono disposte a mettersi in gioco e a investire nella formazione, rinunciando ai miraggi dati da una notorietà effimera? 

Il teatro e la professione dell’Attore non si può amare solo un pochino e “narcisisticamente”. Ci si deve saper donare totalmente e senza risparmio, ma non si può donare ciò che non si possiede, di conseguenza è indispensabile conoscere se stessi e le proprie potenzialità (più che i propri limiti).

C’è un consiglio, o un monito, che ritiene indispensabile fornire a chi vuole intraprendere questo mestiere?

L’umiltà, che non significa dubitare delle proprie capacità ma lasciare che le esperienze ci attraversino nel profondo e, accogliendone l’essenza, far sì che i nostri limiti svelati diventino i nostri punti di forza, è il solo strumento vincente in questa professione così complessa come complesso è l’animo umano, infinito e irripetibile. Va da sé che il “talento”, pur essendo una “grande ingiustizia”, è una componente indispensabile.

Elena D’Elia

Foto dal web

Nei libri di Mariagiovanna Rosati Hansen“L’arte dell’attore e Art Theatre Counseling” edizione Edupe e “Il guardiano del fuoco” (scaricabile gratuitamente dal sito www.istitutoteatraleuropeo.it ) è ampiamente spiegato il Metodo Hansen in relazione con l’Art Counseling nel Teatro

 

 

 

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