Intervista ad Alessandra Fallucchi

Alessandra Fallucchi: “Mi rispeccio in Matilde di Canossa”

Attrice italiana versatile e poliedrica si è diplomata all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”. Candidata come miglior attrice di teatro nel 2005 per “Farenehit 451” al Golden Graal e vincitrice del premio Golden Graal 2007 come miglior attrice sezione dramma/teatro per il monologo “A cuore aperto”, la sua carriera si divide tra cinema, teatro, televisione e insegnamento.

Abbiamo incontriamo l’attrice in occasione dello spettacolo di Alma Daddario “Matilde di Canossa – La legge Il cuore La fede” andato in scena il 31 agosto scorso ad Anagni, dove ha interpretato il ruolo di Matilde.

Da donna, cosa sente di avere in comune con il personaggio di Matilde di Canossa? In cosa vorrebbe o avrebbe voluto esserle simile?

Come donna il personaggio di Matilde mi ha colpito per la modernità della sua natura. Una personalità indipendente, coraggiosa e controcorrente, una donna che usava la sua cultura per affermarsi in un mondo dominato dagli uomini come quello della politica e della diplomazia. Queste sono qualità in cui mi rispecchio molto, visto che oltre ad essere attrice sono impegnata nel mondo dello spettacolo a 360 gradi, come produttrice, organizzatrice e regista….ambiti ancora a prevalenza maschile in cui le donne si muovono con maggiore fatica. Anche la sua vita sentimentale non particolarmente felice me la rende ahimè molto affine e vicina.

Mi piace l’idea, inoltre, di questa bella donna che si misurava sul campo di battaglia come un generale andando a cavallo e maneggiando la spada. Significa che il suo coraggio e la sua intraprendenza non erano relegati solo all’ambito politico ma anche all’azione pura. Si sporcava le mani per dirla senza giri di parole.

Attualizzando il personaggio di Matilde di Canossa, secondo lei è possibile, per le donne di oggi, conciliare la propria femminilità con ruoli di comando e di responsabilità?

Possibile è ogni cosa, ma non credo sia semplice. La battaglia è proprio questa per noi, rimanere femminili nel senso positivo e bello del termine seppur in ruoli di comando e potere, vincendo i pregiudizi culturali e facendo squadra. Spesso purtroppo sono proprio le donne le prime ad ostacolare e denigrare il lavoro e il percorso di altre donne. L’emancipazione culturale pertiene il sesso maschile come quello femminile.

Quanto pensa sia importante la funzione introspettiva del teatro per la formazione della personalità umana, in relazione alle dinamiche sociali?

Io credo fermamente che il teatro come la letteratura, l’arte e il cinema siano fondamentali per la crescita dell’individuo e la formazione di una coscienza etica e sociale. Non lo dico io ovviamente, ma ci sono grandi intellettuali e scrittori di oggi e del passato a confermarlo. Penso per esempio a Pasolini, Calvino, Eco, Flaiano solo per citarne alcuni.

Elena D’Elia

Foto: Sergio Battista

 

 

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