Intervista ad Anna Maria Bruni

Anna Maria Bruni: “Attraverso Marilyn esprimo verità che riguardano tutti”

Giornalista, attrice, autrice e regista teatrale, la versatile Bruni ha alle spalle un percorso di studi e di lavoro ricco e interessante. Dal teatro classico al contemporaneo, scrive e installa anche rappresentazioni dal messaggio civile molto forte.

Diplomatasi al “Laboratorio Cinema”, veste ruoli in alcune fiction TV. Dall’improvvisazione teatrale prende spunto per il suo Laboratorio teatrale “Spazio Libero”, in cui il lavoro di ricerca diventa basilare per una buona formazione.

Come giornalista, inoltre, ha lavorato come editor per la rivista “La rivista del manifesto” diretta da Lucio Magri, in seguito in qualità di web editor per Rifondazione.it, il sito della direzione nazionale di Rifondazione Comunista.

Prosegue la sua carriera collaborando con Dazebao.org, in cui si occupa del settore sindacale/lavoro, per poi di conseguenza impegnarsi sui temi della crisi del lavoro sul diritto all’istruzione per MicroMega.org, il manifesto e rassegna sindacale, mensile della CGIL, stimolandola a scrivere un libro: “L’unica possibilità di essere normale” (Vertigo editrice).

Il 21 maggio Anna Maria Bruni, in occasione della Rassegna Smaschera, diretta da Toni Garbini,  sarà in scena con “Marilyn’blues, la verità attraverso le immagini”. Al Teatro degli Impavidi di Sarzana l’attrice darà voce al suo monologo intenso, che rievoca la famosa attrice americana.

Abbiamo incontrato Anna Maria Bruni in prossimità del suo debutto.

 

Anna Maria Bruni, dopo il successo romano, andrà ancora in scena la sua Marilyn. Un racconto attraverso le immagini: perché questa scelta?

“E’ la sua “scatola delle foto”, quella che tutti abbiamo in casa. La rappresentazione è quella di una normalità, attraverso la quale ho voluto restituire l’immagine di una persona con una sua vita privata ricca di amici, persone con cui ha condiviso parti della propria esistenza, l’uomo che ha amato, artisti che hanno segnato l’epoca in cui è vissuta“.

Ha selezionato non solo immagini che rimandano a fatti e situazioni, ma anche quelle artistiche. Anche questi elementi fanno parte di una “scatola delle foto”?

“Sì, se segnano la tua vita, se hanno un significato forte. Io, per esempio, ho una scatola piena di immagini di opere pittoriche, oltre che di foto della mia vita privata. Se ci sono artisti che hanno formato la tua sensibilità, non possono mancare nella tua scatola.

Penso che le immagini riempiano un vuoto e colorano. Nella parte finale della rappresentazione, per esempio, celebrano la vita di Marilyn, accompagnandola; poi perché parlo di fatti” che contribuiscono a definire la verità sull’attrice, tracciandone un profilo a tutto tondo, molto diverso da quello costretto dentro le immagini patinate“.

Ma anche queste ultime dicono di lei…

Indubbiamente, e vanno rivendicate. Ma il punto è che solo quelle patinate, appunto, costringono l’artista dentro l’immagine di “starlet”, che Hollywood e stampa dell’epoca le hanno imposto, mettendola in condizione di ingaggiare una lotta insopportabile per affermare la volontà di girare film che non fossero solo d’intrattenimento. Non per niente ha fondato una sua casa di produzione, per poter rivendicare la sua autonomia“.

Questa sua ultima affermazione è particolarmente significativa: crede davvero fosse così?

Credo davvero che la Monroe stesse vivendo la sua vita per conquistarla, la sua indipendenza, esattamente come tante donne hanno fatto e stanno facendo tuttora. E gli avvenimenti di cui parlo vanno a sostegno di questo. Ho cercato di tracciare un profilo che mostrasse forza e fragilità, bisogni disattesi e determinazione. In una parola: la verità“.

Dallo spettacolo, pertanto, si esce con un’idea completamente diversa di Marilyn Monroe. Perché ha voluto parlare proprio di lei?

Intanto perché mi è sempre arrivata la sua ricchezza interiore, anche nei film più “spensierati”, e quindi mi è venuto spontaneo far emergere le vicende che hanno determinato la sua vita, e che lei ha contribuito a determinare. Poi perché, in realtà, attraverso di lei esprimo verità che riguardano tutti“.

Marilyn è una scusa per raccontare la vita delle donne?

Il testo che ho scritto “canta” una verità che è umana, che riguarda tutta l’umanità, e quindi le donne ma non solo, anche gli ultimi degli ultimi – il riferimento ai migranti è piuttosto chiaro alla fine, ma di più anche chi pensa e vive con coerenza verso i propri ideali“.

Perchè Marilyn’blues?

Marilyn’blues per richiamare il contenuto dei blues originali, strutturati per raccontare vere storie spesso personali, ma capaci di contrastare “verità ufficiali”.

Come viene introdotto il ritmo musicale nel corso della narrazione?

Il testo ha una struttura poetica perché la forma stessa è qui senso, sostanza, portata dal ritmo del linguaggio. Frasi brevi, rime nascoste, assonanze, creano musicalità, incarnata dal personaggio stesso“.

Quanta ricerca c’è stata dietro per arrivare al prodotto finale?

Ho impiegato un anno e mezzo di ricerche tra interviste, libri, dati, fonti, tutto cio’ che rispettasse la verita’ dei fatti, mentre per il lavoro di scena ho introdotto un po’ di improvvisazione sul personaggio, e prove per dare forza alla scena. Per il testo, invece, è stata necessaria una revisione eliminando alcune battute, “pulendolo” e rendendolo più lineare, ma soprattutto mi sono concentrata molto sulla costruzione della scena“.

Un motivo per venire ad assistere a “Marilyn’blues, la verità attraverso le immagini”?

Spero che lo spettacolo possa andare in giro poiché è ben fatto ma, dal momento che ne sono anche l’autrice, certo, mi auguro che anche il testo convinca ed emozioni come è già accaduto“.

Annalisa Civitelli

 

 

 

 

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