La compagnia delle anime finte

Il passato visto dalla finestra

Una vicenda che ci arricchisce e ci avvicina a quelli che sono stati gli affetti più vicini. ll romanzo, dai toni drammatici, poetici e atroci – quando si parla dei legami di sangue – tocca nel profondo. Assai pretenzioso e accattivante allo stesso tempo, commuove grazie al gioco che l’autrice innesca con i lettori: quello della memoria  

Ma’, ti devo dire una cosa”. Non sono io che parlo. È la paura. Sta passando un respiro impaurito tra il suo corpo e il mio. “Fa’ ampressa, sto murenno”. Forse non se n’è accorta. Non ha sentito che è già morta, che mi sta rispondendo da un letto di foglie, che la sua voce scivola sotto le riggiole e poi risale come un alito asserragliato lungo il muro”.

La storia che vi proponiamo ha come sfondo la città partenopea: Napoli. L’autrice Wanda Marasco, alla quale è stato conferito il terzo posto all’ultima edizione del “Premio Strega”, proprio con “La compagnia delle anime finte”, ci porta al Sud dell’immediato dopo guerra, ambientando il suo romanzo verso un mondo familiare, fatto di tradizioni e di superstizioni.

Rosa, la nostra protagonista, guarda la sua città dalla collina di Capodimonte. Rosa è il centro della storia: parla con Vincenzina, esattamente con il suo corpo, perché è morta. E’ proprio in questo suo raccontonon ascoltato – che lei cerca riparo dal dolore. Sana e lenisce il legame con la madre dalla sua nascita, quello che ha segnato la loro intera esistenza.

Rosa ripercorre in questo modo le tappe fondamentali della vita della genitrice: dall’infanzia povera a Villaricca all’arida campagna alle porte della città; dall’incontro con Rafele, nobile e suo futuro marito (erede di un grande immobile chiuso da anni nel buio e nella tristezza  in via Duomo) all’usura praticata nel Rione.

Lo stile di scrittura dell’autrice, scorrevole, nitido e incisivo per le immagini che dona, infatti, conduce il lettore per mano verso una narrazione evocativa. E’ un po’ come vivere a contatto con la protagonista tra i soprusi inferti e subiti, fragilità e ferocia, intese come una stessa linea che congiunge vittima e carnefice.

l personaggi sembra uscire dalle pagine, prendendo vita: facendoci da guide nei vicoli della città, animano dunque la scena come attori, riuscendo ad aprire le porte della memoria. Annarella, l’amica e il “demone” sia dell’infanzia, sia dell’adolescenza; Emilia, la ragazzina che “ride a scroscio“; Nunziata, il maestro, utopico e pazzo; Mariomaria, un uomo diventato donna; Iolanda “la bella” sorella. Queste “anime finte” sembrano attendere qualcosa da “riparare“, soprattutto i rapporti con gli affetti più importanti, sebbene questi siano già privi di vita.

Vicende quindi dolorose, le quali sembrano così lontane dalla nostra vita, che attraverso un linguaggio fortemente espressivo, talvolta simbolico e realistico, sono capaci di catapultarci in uno spicchio di mondo corrotto, disperato e atroce. Inoltre, povero e amorale, privo di cultura e di prospettive: ci troviamo infatti in un contesto dove le “risonanze medioevali” fanno si che promiscuità, una squallida sessualità e un’aggressività familiare, descrivono luoghi privi di risorse e di stimoli. Come si può capire anche da un particolare momento dell’adolescenza vissuto da Rosa e una sua amica:

In estate andavamo a prendere il sole sul terrazzo. Nude, i vestiti gettati sul suolo di pece, due asciugamani per stenderci, l’olio abbronzante, il mangiadischi. Annarella era piena di ossa aguzze, le trecce le scendevano sulle mammelle come due corde bionde che qualcuno doveva tirare”.

La compagnia delle anime finte” si dimostra quindi un libro nell’insieme inquietante e visionario, scritto in una lingua complessa e articolata, rendendo un po’ ostica la lettura del testo. Impresa ardita – potremmo dire “pretenziosa” – quella della Marasco, capace di mischiare l’italiano di tutti i giorni con il dialetto stretto e le sue inflessioni.

Per chi non conosce l’idioma napoletano, infatti, il romanzo  potrà leggerlo sicuramente con più lentezza, non di certo in modo scorrevole; superata, invece, la barriera linguistica, non si potrà che farsi accarezzare profondamente dalle vicende narrate. Dunque, un’opera toccante, contemporaneamente accattivante e straziante – almeno quando si descrivono i legami parentali – che anche grazie ai toni drammatici e poetici riesce a toccarci nel profondo, commuovendoci.

Matilde de Bisogno

 

 

La compagnia delle anime finte

di Wanda Marasco

Romanzo e saggio storico

Narrativa italiana – moderna e contemporanea

Neri Pozza Editore

Collana: Bloom
Anno edizione: 2017
238 pagine
Biografia 

Wanda Marasco, nata a Napoli il 6 maggio 1953, scrittrice, attrice, regista ed insegnante, si fa conoscere con le sue prime raccolte già tra i sedici ed i vent’anni. Definita come una delle voci giovani interessanti, dal talento visionario e moderatamente barocco.

Nel 1977 pubblica la raccolta “Gli strumenti scordati”; due anni dopo “L’attrito agli specchi”, mentre nel 1978 le viene assegnato il “Premio per la poesia William Blak”.

“L’arciere d’infanzia”, il suo primo romanzo edito Manni Editore,  viene invece pubblicato nel 2003, aggiudicandosi il “Premio Bagutta” per la sezione “Opera Prima”.

Nel 2006 le è stato conferito il Premio speciale alla carriera “Città di Pieve di Cento”.

Con “Il genio dell’abbandono” (casa editrice Neri Pozza) del 2015, incentra il romanzo sulla figura dell’artista napoletano Vincenzo Gemito. Il libro viene infatti inserito tra i dodici finalisti del Premio Strega (edizione 2015), ottenendo largo consenso di pubblico e di critica. Nel 2017, con il romanzo “La compagnia delle anime finte”, l’autrice si classica al terzo posto tra i finalisti del Premio Strega.

 

 

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