Illuminate: II° puntata

Rita Levi Montalcini – Artista della scienza

Le donne salveranno il mondo

Continuiamo il nostro viaggio all’interno del mondo delle quattro Signore che “Illuminate” il programma di RAI 3 ha preso in considerazione.

L’immaginazione è più importante della conoscenza (A. Einstein)

Il nuovo millennio. Così lo vedeva la scienziata nostrana, pensando che la leva del comando dovesse passare ai giovani e alle donne. Apre con questa opinione della Montalcini la puntata a lei dedicata, per la regia di Giacomo Faenza.

Caterina Guzzanti è filo conduttore: guida i telespettatori verso la conoscenza di questo “immenso” personaggio. Si reca alla Scuola Secondaria di I° grado, Rita Levi Montalcini, di Afragola (NA) – inaugurata dalla nipote di Rita, Piera Montalcini – dove, spiega la Preside Carmela Marchese, di attività se ne fanno molte, partendo dal campo scientifico (coding; robotica; sperimentazioni in vivo) per convogliare nell’arte.

La Guzzanti entra così in relazione con gli studenti e propone loro di mettere su un’improvvisazione sulla vita della scienziata. Ma, Cosa ha scoperto Rita Levi Montalcini e quando? Dove ha svolto le sue ricerche? Cosa è l’NGF? (Fattore Specifico di Crescita, un fattore proteico che stimola lo sviluppo delle cellule nervose). Insomma, le domande sono il punto di partenza per il nostro viaggio.

Una donna, la Montalcini, che non ha mai dato importanza ai titoli nobiliari né al Premio Nobel ma solo esclusivamente a ciò che ognuno di noi è; dotata inoltre di una forte immaginazioneserve anche quella per fare la scienziata – che le è servita per intraprendere la sua carriera nei difficili anni Trenta.

La morte per me non esiste, può avvenire domani, non importa quando. Quello che è importante sono i messaggi che noi in vita abbiamo dato agli altri, il mio messaggio è: credete nei valori – quale sia laico, sia religioso – quello che conta è credere che la vita sia vissuta se noi crediamo nei valori

Durante il corso del programma si inseriscono video datati e a colori, che riprendono interviste, notizie dai TG (per esempio, quella della vincita del Nobel per, appunto, la Medicina il 10 dicembre 1986), foto e alcune grafiche bidimensionali create appositamente per l’argomento in questione.

Vari personaggi della cultura, della televisione e della politica italiana intervengono con i loro ricordi, fatti e aneddoti della vita di Rita Levi Montalcini. Anche la testimonianza della nipote Piera Levi Montalcini è rilevante. I loro racconti sono serviti dunque a tracciare il ritratto dell’esistenza della figura emblematica che, silenziosamente, è entrata nella storia.

Emergono quindi lati caratteriali della Montalcini, rapporti e dinamiche familiari, esperienze di vita e di lavoro che la vedono in Belgio per poi ritornare a Firenze nel ’40, dove fa esperimenti in clandestinità, a causa delle leggi razziali. Una donna che ha studiato con Giuseppe Levi ed è poi approdata in America per rimanerci quasi 20 anni: studiò il cervello e scoprì che un tumore rilasciava una sostanza, che in qualche modo induceva le fibre nervose. Si può dire il primo passo verso Stoccolma!

nella ricerca scientifica contano maggiormente la totale dedizione e il chiudere gli occhi davanti alle difficoltà

Rinuncia alla famiglia e agli stereotipi di quei tempi, accrescendo la sua anima e quella di chi la circondava (credeva molto al “capitale umano” italiano). Un’avventuriera quindi che non si aspettava fama  e che ha vissuto sempre con umiltà. Riteneva che bisognava indignarsi laddove era giusto: contro ogni accettazione e compromesso. Una donna integra, che quando c’era bisogno di una spiegazione, esprimeva ciò che faceva e perché, dando, con coerenza, valide motivazioni. Una persona che emanava un’energia fisica impressionante e che, suo malgrado, divenne un’icona del suo tempo e non solo.

Pietro Calissano (Presidente Fondazione Ebri – Rita Levi Montalcini), accompagnò la scienziata a Stoccolma. Secondo lui la conoscenza (che ha investito gran parte del genio italiano), nel mondo moderno, equivale a ricchezza, significa indagine e ricerca: ritiene infatti che il ricercatore sia una possibile fonte di ricchezza, concetto che in Italia è molto carente.

Milena Gabanelli, descrive la Montalcini come figura altera e nobile, lontana dallo stereotipo dello scienziato e, allo stesso tempo si cala nella sua professionalità, tenace e costante.

Paola Tirassa (Ricercatrice CNR), invece, la conobbe nel 1986, alla ricerca di una tesi di laurea. Ci narra che la Montalcini stessa si rivolgeva ai giovani proprio perché li vedeva con grandi capacità d’immaginazione – elemento trainante – dunque, dei “visionari“, aggiunge la Guzzanti. Esprime, inoltre, che la scienziata si riteneva una donna comune, vale a dire – secondo la sua opinione – che ognuno può essere un genio, combattendo e dando veramente ascolto ai propri desideri. Ritiene inoltre che per Rita Levi Montalcini, di grande cultura umanistica e scientifica, tutto era considerabile: tutto faceva cultura. Credeva infatti nel colloquio costante tra scienza e società in tutte le sue forme, che determina di conseguenza l’importanza della scienza, della cultura, dell’istruzione, sul futuro.

Anna Finocchiaro (Senatrice della Repubblica Italiana 2006-2018), descrive la persona Rita come donna forte e determinata e, al contempo, dal temperamento quieto. Uno spirito indomito, dalla quale, ispirata ha tratto tale considerazione: “Tutto quello che si raggiunge non vale se non lo condividi“.

Enrico Alleva (Etologo, Istituto Superiore di Sanità), la riteneva persona elegante e competente.

Romano Prodi (Economista e Politico), ci racconta, invece, della Montalcini professoressa e il suo costante dialogo con i suoi collaboratori (“la libertà era nella ricerca“), di cui la cifra fondamentale sono stati il lavoro e la serietà.

…maestro, ruolo di parità: anticipare il futuro in cui l’alunno si trovi a contatto

Anna Foa (Storica) che, con gioia, ricorda le bambine afgane dopo la guerra riammesse a scuola il cui scopo era imparare e pertanto entra nel campo della solidarietà verso le donne dei Paesi poveri.

Francesco Mobili (Fumettista), infine, sta lavorando su una Graphic Novel su Rita Levi Montalcini. Un esempio per tutti che, secondo lui, era in contrapposizione tra la sua tenacia e la sua fisicità.

Dunque, una sana ora di apprendimento in cui la stessa Guzzanti impara, legge e prende appunti.

Spiccano così i punti di vista di ogni intervistato; la storia della scienziata; le origini della famiglia Levi, non osservante ma fortemente permeata di ebraismo, che non passava attraverso la tradizione; il pensiero del padre della Montalcini – libera pensatrice -; come lei stessa si considerava (bimba timida, insicura e inferiore alla media); quanto risentiva del dominio e dell’ autorità paterna; il suo grande attaccamento alla madre e la grande influenza artistica da parte della nonna, che respirò in gran parte la sua gemella Paola.

 non esistono razze, esistono i razzisti (Genetista, Alberto Piazza)

Rita Levi Montalcini spaziava: dall’impegno civile, all’arte, alla divulgazione scientifica e culturale, all’immaginazione chiave centrale dei suoi esperimenti – che comprendeva l’idea. La ricerca, infatti, per la scienziata aveva due validi appoggi: creatività-intuito e tenacia, elementi essenziali in cui la fortuna ha sicuramente qualche voce in capitolo.

La sua Fondazione (dopo che fu nominata Senatrice a Vita dall’allora Presidente Ciampi) si dedicò per di più alle donne soprattutto dei Paesi più poveri, verso le quali nutriva stima e una sana complicità. La sua “formula” per combattere disuguaglianze sociali e liberalità? L’istruzione.

Rita Levi Montalcini una donna dai concetti semplici: cultura = libertà, la quale si rivolgeva a tutti mediante un linguaggio universale senza retorica, e pertanto di facile comprensione.

Una personalità che da piccina contava di trovare la sua validità eroica e sociale: faceva l’infermiera, insegnava e parlava ai giovani con semplicità, quasi fossero suoi figli (non avendo mai procreato). Una figura antifascista, di un’infinita valenza, che ha fatto da cassa di risonanza nel mondo, la quale credeva fortemente che la vita non vada mai vissuta nel disimpegno o nel cinismo. Una donna che ha lasciato traccia di sé tanto che in Italia ci sono più di 50 scuole in Italia dedicate a lei.

Un murales scorre sul finale: il volto della Montalcini.

“…siamo esattamente noi a gestire noi stessi…”

Annalisa Civitelli

 

 

 

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