Illunminate: III° puntata

Palma Bucarelli, la Signora dell’Arte italiana

La terza puntata di “Illuminate” vede protagonista la Signora dell’Arte italiana, presentata da Valentina Bellè, di cui soggetto e sceneggiatura sono curati da Davide Minnella, Gino Clemente, Francesca Lancini, Gloria Giorgianni ed Elisa Amoruso. La consulenza è di Angelo Bucarelli, la fotografia è a cura di Martina Cocco, il montaggio di Federico Mascolini e la regia di Elisa Amoruso.

Questa volta a farci da Cicerone e guidarci nel mondo della prima direttrice di un museo in Italia (ruolo che acquisì a poco più di vent’anni) è la Bellè. Le hanno chiesto di scrivere un articolo proprio su tale personaggio e si reca così alla redazione del Corriere della Sera di Roma, per capire il perché della scomparsa di alcuni libri dall’archivio Bucarelli e acquisire informazioni.

Si presenta a Giuseppe Di Piazza (Caporedattore CdS di Roma). La modella svolge quindi un’inchiesta circa dei volumi non più rinvenuti dal fondo Bucarelli. Il giornale si è appunto occupato di tale argomento, scrivendo degli articoli a riguardo. Spiega Di Piazza stesso che la storia è stranissima: alcuni testi sono riapparsi (Porta Portese, per esempio), buttati in cantine e c’è tuttora un’inchiesta giudiziaria in corso. Si indaga sull’Accademia di San Luca, per la gestione che ha fatto del patrimonio e altri reati (peculato e appropriazione indebita).

Si crea l’atmosfera ideale per rivolgere una domanda essenziale al caporedattore: Chi era Palma Bucarelli?, che risponde così: “Una donna volitiva, bellissima e intelligente, che ha cambiato lo scenario dell’Arte italiana, che ha fatto cose straordinarie, ma anche molto amata e osteggiata allo stesso tempo“.

Le incursioni video appartengono invece ai programmi degli anni ’60, in cui si contestualizza lo stato dell’Arte italiana, carente in alcuni settori. Ne “L’Approdo” (Rai 1 -29 giugno 1963), la conduttrice spiega che Palma Bucarelli è la nuova sopraintendente della Galleria Nazionale di Arte Moderna di Valle Giulia a Roma. Le chiede: Come giudica la situazione del nostro patrimonio artistico di arte contemporanea?

Palma Bucarelli: “Direi che per l’arte moderna e contemporanea la situazione del patrimonio artistico non è molto buona, direi anzi cattiva. Alcune lacune si sono colmate, però resta sempre un patrimonio molto scarso per quelli che sono i movimenti veramente importanti dell’arte europea”. 

La Bellè di seguito incontra Sirai Bucarelli (nipote di Palma Bucarelli) alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, affinché all’interno dell’archivio della Direttrice del Museo qualcosa di utile spunti fuori. La nipote ci delinea il ritratto della zia, donna speciale e carismatica, seria e professionale sul lavoro, affettuosa e presente nei rapporti familiari, praticamente considerata un “mito” in famiglia.

Una carrellata di foto d’epoca è uno scambio tra le due: la Bucarelli compare sempre elegante in mezzo ad uomini (aveva infatti molti corteggiatori) e dalle quali trapela un temperamento algido. Per approfondire la figura della Bucarelli alla Bellè vengono poi forniti dei diari, dai quali trapelano pensieri, insicurezze, aneddoti e passioni.

Palma Bucarelli, dunque, la prima donna italiana a dirigere un museo: Chi era davvero? Cosa ci ha lasciato?

Sempre da “L’Approdo” (Rai 1 – 29 giugno 1963) emerge che “negli anni ’60 il nome della Storica dell’arte, però, fu collegato a un dibattito animato e, a volte, polemico, circa il suo criterio della conduzione della Galleria“, perché il suo pensiero era già all’avanguardia.

Palma Bucarelli: “Mi pare che il pubblico abbia diritto di andare a vedere, di andarsi a guardare, nel proprio museo le opere di cui sente parlare, degli illustri maestri dell’arte europea, dell’Ottocento e del nostro secolo. Non vedo perché debba solo guardare soltanto riproduzioni, spesso anche cattive”.   

Musiche dolci accompagnano la narrazione, di cui il tema principale è una sonorità di pianoforte, saltellante e ondeggiante. Valentina Bellè legge alcune righe, dal carattere poetico,  scritte dall’elegantissima Signora dell’Arte, il cui aspetto fisico non l’ha di certo avvantaggiata, poiché bella e intelligente che, inoltre, si è presa il merito di lavorare in un ambiente prettamente maschile.

Le incursioni delle spiegazioni dei suoi ritratti (Savinio e Carlo Levi)- di cui molti pittori l’hanno omaggiata – all’interno del programma “Grandi Mostre” (Rai 1 – 1 luglio 1978), sono altrettanto interessanti ed esplicativi, facendo altresì emergere una dialettica forbita e mai fuori contesto.

l’arte è sempre stata un privilegio maschile, e questo mi faceva infuriare. Una giovane donna che viveva d’arte non era pensabile

una giovane donna che pensava all’arte non era pensabile“, proprio perché considerata essa privilegio maschile

Intervengono:

Dacia Maraini (Scrittrice) spiega che la Bucarelli era di quella generazione in cui il femminile era qualcosa di inferiore e di degradante, soprattutto nel campo dell’arte.

Camilla Bersani (Scrittrice) racconta che Palma inaugura, per la prima volta, la figura femminile contemporanea di donna che non si deve sposare, non deve avere figli ma affermare se stessa, la propria bellezza, intelligenza, forza, e studi, pur non venendo da una famiglia borghese o aristocratica, in cui la donna era più valutata e aveva più diritti.

Philippe Daverio (Storico dell’arte) spiega, al contrario, quanto l’ambiente scolastico e universitario sia stato influente; lei intuisce l’energia. La vera caratteristica,  che contiene all’interno dell’anima, non un cuore ma un contatore geiger. Daverio la definisce una passionale, e come tutte le passionali, pericolosa. La ritiene inoltre “una copertina di Vogue“, un prodotto dell’ambiente nel quale non era nata ma nel quale si era inserita per motivi prettamente professionali. Aggiunge infine che scopre un ex medico fascista dell’esercito, un tale Alberto Burri, che vende “Il grande sacco” alla Bucarelli, molto discusso. Una persona, secondo Daverio, automaticamente connessa, capace di intuire l’“approdo di una cultura nuova”.

Con la Bellè si instaura una discussione peculiare, in cui lo stesso Daverio spiega che la Bucarelli gestisce una mutazione critica in corso allora, mentre la Bellè intuisce che la stessa provò ad unire l’arte moderna alla contemporanea.

Giusi Ferrè (Giornalista, esperta di moda) narra il segreto del vestire della Bucarelli, perfettamente padrona dei tempi in cui vive: “Timeless – Senza Tempo“.

Sandra Petrigiani (Scrittrice) la interpreta in qualità di donna dal carattere pugnace e battagliero.

Stefano De Luca (Editore dei Diari di Palma Bucarelli) pensa che l’elegante Signora volesse tutto dalle persone con cui lavorava, affinché rigassero dritto.

Altre notizie comunicano l’arrivo di 200 opere di Picasso a Roma, uno dei preferiti della Curatrice, perché “la sua attività comprende tutto il mezzo secolo ed è stato uno dei caposcuola di ben tre generazioni“. Si uniscono all’artista spagnolo i migliori pittori della prima metà del secolo scorso: Klee, Mondrian, Kandinsky, Nolde (impressionisti, tedesco), Mirò, Pollock (per l’America), Potriè.

Nella sua mostra Palma coglie dunque la centralità di Picasso, fuori da ogni patriottismo. Ecco la parola di Achille Bonito Oliva (Curatore e Critido d’Arte). Di Picasso dice: “Per me Picasso è il Michelangelo del Ventesimo secolo“. Con questo, spiega che la Bucarelli, con la sua dichiarazione, ha dimostrato, appunto, non solo di conoscere l’arte contemporanea ma anche la capacità di riconoscere il primato del pittore spagnolo, cogliendone la personalità completa. Oliva lo definisce il “cannibale“, in quanto si è divorato il passato e il presente, anticipando il futuro.

Arrivano gli anni della Guerra e dei bombardamenti. Le opere vengono di conseguenza messe in salvo, salvaguardate e stipate nei sotterranei di Palazzo Farnese a Caprarola, abbastanza ampi per ospitare tutti i capolavori a cui Palma teneva. Successivamente trasferite a Castel Sant’Angelo. Ce lo spiegano bene Rachele Ferraio (Biografa di Palma Bucarelli), poiché in questa località Palma trascorreva le sue estati e, di seguito Angelo Bucarelli (Art Director, nipote di Palma Bucarelli).

Una Signora dal fascino irresistibile, che dichiara di vestire la moda italiana per suo piacere personale, come promozione della genialità e della creatività del nostro Paese. Da Fabiani a Lancetti, e altri stilisti, la Bucarelli sfoggia quindi – a detta della Ferrè – tagli dritti, che danno risalto al volto e agli occhi ma anche i tailleur, in cui la giacca diventa un modulo espressivo, un modo per dare senso di potere e autorevolezza.

…si attribuiscono tante cose alla bellezza, che invece sono il frutto dell’intelligenza

Di certo è che per fare questo tipo di trasmissioni documentarsi e fare ricerche è necessario. Dicono di Palma, inoltre, che lei avesse coscienza di sé e pertanto aveva insita la coscienza di avere diritti e doveri. Anche spaccati sociali vengono inseriti nella visione di “Illuminate”, tant’è che la Bucarelli si rendeva conto della posizione svantaggiata della donna, la quale ancora non votava (ricordiamo che il suffragio fu esteso alle donne dopo la Seconda Guerra mondiale).

Una figura non propriamente femminista, perché appartenente a una generazione precedente agli anni ’30. Quando si utilizzava la parola “femmina” o “femminile”, infatti, si pensava a un termine denigratorio; tuttavia proprio il femminismo ha avuto il pregio di proporre l’idea che essere donna non è inferiorità, bensì bisogna essere orgogliose: è un valore. Dunque a noi arriva un ritratto di una personalità forte, coraggiosa con il pregio di intuire e di portare avanti le sue battaglie con convinzione, azzittendo gli uomini. E la Bucarelli lo fa da donna sola.

A proposito di Burri, Flavio Caroli (Storico dell’arte), invece, esprime che lo scandalo di fondo fu soprattutto da parte della cultura del Partito Comunista, in contrastato con l’arte astratta (da un articolo di Togliatti che scomunicò questo tipo di linguaggio), per sottolineare un po’ le contestazioni del periodo contestualizzato.

Palma. Appassionata della vita, la quale pensava che il diario fosse un posto segreto e su le cui pagine l’inchiostro scivola via fluido. Da bambina era piena di fantasia e desiderava una vita ricca di cose. Era superba e già escludeva la presenza di un uomo al suo fianco, dunque degno di lei. Li considerava nemici: persone che si possono vincere, perché non sopportavano il potere femminile. Fa dell’arte la sua passione, professione e missione, indipendente e in grado di scardinare gli stereotipi dei suoi tempi.

gli uomini si possono vincere, se si vuole

Scaturiscono verso la fine della puntata, i sentimenti della Bucarelli, la sua visione dell’amore, concepito come attrazione mentale (fattore di intelligenza): uno ama e uno si lascia amare.

Viveva le relazioni in modo rispettoso e libero. Una donna pertanto che aveva una visione moderna dell’esistenza attraverso uno spiccato senso estetico e che, nella mondanità, respirava una Roma fervida e in fermento (anni ’50 / ’60) frequentata da scrittori e artisti, anche stranieri (Pasolini, Moravia, Mazzacurati, Morante, Liz Taylor, Garbo).

La Bucarelli, infine, fu la prima donna ad avere una macchina: un modo di rappresentare se stessa, dinamica e autonoma. Somigliava alla diva Greta Garbo, si esprimeva con notevole proprietà di linguaggio ed era simbolo dell’esaltazione della femminilità. Vive durante un cambiamento: nascono le cosiddette “installazioni” e Pascali, per esempio, fu il più promotore di tutti; inventò una natura che passa attraverso il nostro mondo tecnologico, però radicata nella vita vera.

Una sintesi perfetta della persona Palma, della sua esistenza e del connubio femminilità e ipereleganza, che devono sempre andare d’accordo. Da qui un parallelismo con Cocò Chanel.

C’è qualcosa che le donne di oggi dovrebbero imparare da Palma?

Il vero percorso dell’indipendenza femminile non sta nell’abbandono della femminilità ma nell’esaltazione della stessa 

Capri, giunge inaspettata. Luogo dell’anima, come Cortina e Venezia, e del resto Roma, desideri di pace e di mondanità. La canzone della Civello in sottofondo guida la Bellè verso un’altra intervista a Lorenzo Cantatore (amico e biografo di Palma Bucarelli), il quale ha avuto il privilegio di trascorrere gli ultimi anni della vita di Palma con lei.

Via verso la conclusione con Carlo Giulio Argan – relazione simbiotica – con la quale si chiude in un viaggio corposo e assai stimolante, che ha donato un’altro tassello alla nostra ricchezza personale.

Annalisa Civitelli

 

 

 

 

 

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