Gretel e tutti gli altri

Lasciare per trovare

Più che entrare dentro una favola non si può, i contenuti sono possibilità di essere le personalità viventi in essa, grandi e piccine, per intraprendere il viaggio poetico, infinito, intimo e pedagogico. Apertura dei sensi: quando decidono di uscire si è più predisposti a tenere gli occhi aperti.

Gretel e tutti gli altri, trasposizione della celeberrima fiaba dei fratelli Grimm, Hansel e Gretel, al Teatro Planet di Roma, il 5 e 6 aprile, ha visto in scena Marcella Pellerano diretta da Susanna Mannelli, le quali hanno elaborato il testo dei Grimm per riportarlo alla loro visione.

Cronopiosgruppo di ricerca dell’Associazione Botti du Schoggiu (dell’Isola di San Pietro – Sardegna), nata 25 anni fa e che letteralmente significa germogli dell’isola, hanno davvero fatto un lavoro fantastico e rivoluzionario basato sulla ricerca dell’Io profondo.

Grazie al lavoro dell’improvvisazione teatrale, lo studio embrionale della performance e dei personaggi ha subìto una forte trasformazione, caratteriale e simbolica, mentre l’uso dei materiali poveri ha davvero dato un senso all’insieme, trasformandolo in magia.

Sul palco un manto rosso disposto in modo circolare. Un attaccapanni ove immobili giacciono due personaggi che attendono di essere rappresentati: il piccione (un ombrello con un becco di legno) e Circius, il maestro dei ventosi (una canna da pesca con occhiali e berretto anni ’30, tipici dei piloti di aerei).

Una bimba si palesa vestita di bianco. Due valigie di alluminio. Due simboli contenenti oggetti. Lei si incammina verso il viaggio. E’ sola. Perde suo fratello per un tratto. Incontra, però, delle figure che le indicano e le consigliano. Il piccione, Circius, la terra, l’aria, l’acqua e il fuoco.

Nel deserto del pieno di nulla si gioca con i quattro elementi. Per far muovere le foglie c’è un ventilatore che crea vento artificiale, il mondo è alla rovescia, e il bosco è dimensione di mimica, di suoni naturali e tradizionali sardi.

Un dialogo con sé stessi rappresenta questa chicca, primo posto della seconda rassegna del DOIT Festival 2016, in cui si evince che la paura va addomesticata. Senza scuse né remore né timore si intraprende il cammino, prestando attenzione a ogni singolo messaggio che ci colpisce.

Il piccione parla in rima. L’attrice gli dà voce accucciata dietro l’ombrello, aprendolo e chiudendolo lo anima, muovendosi a destra e sinistra del palco. Ne vediamo il becco e le parole danzano. Movimenti ariosi introducono Circius: un grande sforzo nel direzionare la canna da pesca e simulare il vento; calando la garza bianca si sfonda la quarta parete.

Ecco dunque la percezione del respiro; lasciare andare i pensieri permette di liberare la mente e trovare ciò che si desidera. Gretel vola e guida il vento. Sull’aria e sullo sfondo musicale archetipico tutto trova un senso, come quasi a sistemare tasselli di vita e di armoniosa pienezza.

Il vento abbandona la fanciulla. Precipitando nel vuoto ripete a sé stessa: respira, respira, mentre la paura dell’istante pesa. La valigia è il fardello che la manda giù. Nella caverna simula una camminata in equilibrio su di essa, confessandoci che tanti sono i camminamenti e, con passo deciso, per il sentiero impervio della montagna, i cercatori, si aggrappano alla strada che hanno scelto trovando il loro tesoro.

L’aria condensandosi materializza lettere, noi immaginiamo parole in 3D; nello spazio di disperdono. Per andare più su non si possono seminare sassi, altrimenti non si vola; appesantendosi non si approda da nessuna parte.

Alla bocca del vulcano, in cui passa la vita di tutti, incontriamo il fuoco. L’acqua interviene e Marcella Pellerano si veste di cellophan. Viviamo un momento un cui esso si gonfia e si sgonfia fluendo come le onde. Le luci blu lo infrangono per dare l’idea del mare. Interloquendo con l’elemento acqua si è immersi in essa. Le vocalità, umana e registrata, definiscono il tono di una parlata come essere dentro un liquido.

Molte le domande e le affermazioni di cui abbiamo necessità per chiarirci, anche con l’esterno. Il senso di abbandono e di annegamento trascinano verso il fondo, quello vero; per cercare la sorgente e colmare mancanze, si risale. Subentra l’aria: si colloca nei polmoni. Si chiama respiro.

Dalle onde l’attrice ne esce vestita di rosso. Più matura, più consapevole: avendo vinto il fuoco diventa fuoco lei stessa. Con danze tradizionali sarde ci incanta. Il corpo lo utilizza con energia, ritmo e funzionalità rispetto a ciò che rappresenta. Cadenzando la parola con il movimento.

Donando vitalità e scoperta, lega tutto a quell’Io che andrebbe sempre irrigato e rinvigorito; fatto risalire a galla dagli inferi che lo trattengono.

Immaginiamo la performance in uno spazio ampio, ove tanti bambini possano rimanerne rapiti ogni singolo minuto che passa. Alla dizione, però,  potremmo dare più slancio differenziando le voci dei personaggi in modo più netto. Soprattutto donare a Gretel una voce più da bimba.

Far vivere la fantasia in un teatro piccolo è gioco di incastri. Ottima la scelta dei materiali per dare vita alla creatività, e il senso al valore della tradizione inteso come impegno. La fine della fiaba la si conosce. Se ne esce più convinti riconoscendo la nostra forza: l’insita sicurezza.

Uno spettacolo che apre ai sensi, perché quando loro decidono di uscire siamo più predisposti a tenere gli occhi aperti.

 … non c’è bisogno di essere uguali, è nel diverso che c’è il tuo tesoro …

Annalisa Civitelli

 

Licenza Creative Commons

Quest’ opera di

https://brainstormingculturale.wordpress.com/
è concesso in licenza sotto la
Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Unported

Based on a work at brainstormingculturale.wordpress.com

Annunci