La moglie. Viaggio alla scoperta di un segreto

L’altro punto di vista

“La moglie. Viaggio alla scoperta di un segreto” – all’interno della rassegna “Una stanza tutta per lei”,  del Teatro Brancaccino di Roma – è una breccia per incentivare la riflessione sulla rivoluzione in atto: la donna del terzo millennio. In scena fino al 2 aprile, l’attrice Cinzia Spanò presenta il suo lavoro e la sua commovente interpretazione

Il mondo presentatoci è immediatamente riconducibile a due entità distinte e lontaneapparentemente impenetrabili l’una dall’altra: la prima è quella che appartiene alla protagonista, mentre l’altra è quella del marito.

Lo scontro tra le due realtà viene tratteggiato mediante il racconto della loro conoscenza, avvenuta anni prima rispetto al momento rappresentato. Durante un’estate romana, lei, studentessa di lettere, tramite un gruppo di amici, si imbatte in un ragazzo tutto preso dai numeri.

Lui è il classico tipo che, ammirando le stelle, non manca di far osservare all’ascoltatore che, in realtà, quel che si sta guardando è una serie di corpi celesti morti. Il genere d’uomo che, invece di bearsi della presenza delle lucciole nelle serate estive, non fa che ripetere quanto queste, in verità, assomiglino alle mosche. Un universo, dunque, con cui è difficile costruire un dialogo, soprattutto se a doverlo fare è una giovane che ama meravigliarsi della bellezza del creato senza porsi troppe domande: una persona per la quale le stelle sono soltanto punti luminosi, e desidererebbe attenzioni e ascolto.

Eppure il ragazzo si rivela abbastanza lucido e abile da ottenere la stima di questa donna e a renderlo degno di tale considerazione è una frase in particolare: «L’ignoranza non è mai meglio della conoscenza!».

Cinzia Spanò, diretta da RosarioTedesco, attraverso la sua lettura ci fa entrare così in un mondo antico, dove comunque la donna, negli anni ’30-’40, ancora non viveva la sua indipendenza; ecco quindi che entra in gioco l’immagine del rapporto tra i due, dove lei fatica ad emergere e la sua voce non comunica il suo sentire.

La presentazione di questa vita coniugale prosegue piacevole, fino al momento in cui a cambiare rotta è un’imminente partenza prospettata dall’uomo. All’alba della seconda guerra mondiale, egli coltiva infatti il progetto di lasciare l’Italia. Dopo essere andato a ritirare il Nobel di cui è stato insignito, in tutta fretta conduce la moglie a Los Alamos, in New Mexico, dove avrebbe continuato a svolgere la sua attività di scienziato.

La trasferta ci viene raccontata attraverso la voce di lei; la donna alla quale non è dato vivere, ma solo aspettare passivamente. Il suo compito è, infatti, attendere che qualcun altro decida, e pazientare mentre altri lavorano alle soluzioni. Suo marito sembra però avere l’impressione di averla salvata e condotta in una terra nella quale nessuno l’avrebbe giudicata in quanto ebrea.

Costretta, quindi, nella sua “campana di vetro“, le monotone giornate sono arricchite dalla gioia fittizia nel sorseggiare il tè con delle noiose vicine, le quali si intrattengono sempre con gli stessi argomenti. Abituate ormai da tempo ad essere estromesse dalla vita lavorativa, si crogiolano nella mediocrità dei loro difetti, si lanciano in sfide agguerrite circa la bellezza dei mariti o dei figli e si indignano di fronte alla prima diversità.

Della farina scorre volutamente nell’aria, dalla teiera alle tazze. Elementi scenici, questi, che ogni pomeriggio ci si ostina a riempire negli incontri pomeridiani. L’attrice versa il composto bianco con un gesto esagerato e simbolico dell’accanimento convulso alla propria ordinarietà: una routine composta da troppe inconsapevolezze. La Spanò così ci descrive, a suo modo, uno stato sociale in cui la donna, poco valorizzata, viene sminuita e sottomessa, crogiolandosi su quello che ha.

È una vita stretta quella della protagonista. Solo alla fine, sebbene aiutata da un’altra figura femminile, scopriremo come venne a conoscenza della “tragedia” che si sarebbe compiuta di li a poco nel laboratorio del marito. Dietro questo racconto emerge a chiare lettere la biografia di Enrico Fermi, tuttavia non così rilevante. Questa è la storia della moglie, dopotutto.

Cristina Fusillo

Foto: Laila Pozzo

 

 

Teatro Brancaccino

Rassegna Una stanza tutta per lei

dal 30 marzo al 2 aprile

La moglie – Viaggio alla scoperta di un segreto

di e con Cinzia Spanò

regia RosarioTedesco

 

 

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