InFolle

Andare avanti, svoltare e arrivare a destinazione: quella desiderata

Il sogno può essere raggiunto. Arrivare a toccare la felicità focalizzandosi su tutte le coincidenze che ci sono sfuggite, può essere il sintomo di un nuovo muoversi nel mondo. Dagli altri possiamo ricevere consigli, sta a noi ascoltarli e essere i principali coautori della nostra vita

Metti un insegnante di guida che si chiami Antonio Maina Gioia (già il gioco di parole parla da sé). Metti che l’attore che lo impersona sia Ermenegildo Marciante, esemplare unico di comicità e di scioltezza in scena, senza inganno.

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Otteniamo un cocktail che ci immerge in una cornice tutt’altro che noiosa. Spettacolo prodotto  dalla compagnia di Come risolvere in 2, dopo i successi di Non ti fissare, Sessolosé e Cuori Monolocali, InFolle approda all’edizione Fringe di Roma 2016.

Antonio Maina Gioia lavora per Conti Maurizio, proprietario dell’autoscuola Il sorpasso, che richiama il titolo di un famoso film italiano. Il protagonista in scena si dimena in tre ambienti: a sinistra ci fa vivere una situazione intima, simulando il suo abitacolo, si trova sotto casa della sua ex ragazza Marta per riconquistarla; al centro, invece, l’attore, ci coinvolge con il monologo, si difende davanti a un giudice immaginario (quasi fosse la sua coscienza) e insegna ai suoi allievi a guidare; a destra, invece, racconta le sue lezioni nell’aula della scuola guida.

Tutti i suoi interlocutori sono immaginari, ma li percepiamo presenti e vivi. Ermenegildo Marciante non perde colpi. Con ritmo incessante ci racconta la sua giornata tipo. Varie così le vicende  paradossali che accadono per la strada, le quali prendono vita nel corso della recitazione.

La regia (Lorenzo Misuraca e Ermenelgildo Marciante) non è scomposta, anzi, è molto lineare, l’insieme quindi scorre in modo piacevole. Buono il lavoro sulle espressioni. Grazie all’utilizzo di diversi dialetti (uno tra questi ricorda la parlata tipica di Carlo Verdone nei suoi film), l’attore sviscera i vari dialoghi con ironia e dimestichezza, come anche le mimiche e i balli che accenna, non sono mai noiosi.

Lo spettacolo così divertente e frizzante in alcuni punti, rimarca come ovviare ai guai commessi, riconoscendo direzione e segnali giusti. Un momento nostalgico porta a galla il ricordo del nonno, con il quale il piccolo Antonio girava le vie di Roma, la città incazzata, in calesse. Interessante è come viene simulato il rumore degli zoccoli del cavallo, battendo la mano sulla gamba e sul petto.

La presenza del vecchietto Arturo rivoluziona la vita di Antonio. Il protagonista comprende che girare a vuoto nelle cose risulta solo una perdita di tempo. In-folle, infatti, sottintende essere immobili. Cominciare a ingranare le marce permette di muoversi, seppure lentamente.

Trovare la colla giusta può servire a riaggiustare. Afferrare le cose significa completare la mappa e prendersi la responsabilità delle proprie scelte, magari con qualche buona idea da proporre. Chissà se poi realmente ognuno di noi verrà seguito e sarà in grado di affrontare la vita tanto da risolvere il proprio sogno!

Annalisa Civitelli
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