La fanciulla con la cesta di frutta

Il dramma comico dell’opera e dell’artista

Spettacolo finalista, insieme a Rukeli, dell’edizione settembrina del Roma Fringe Festival 2016, sarà sul palco del Teatro Quirinetta (Roma) il 27 settembre, per la chiusura della rassegna stessa. Un tocco giocoso che riguarda l’arte: ascolta quello che pensano i quadri, gli autori e chi è ritratto

La fanciulla con la cesta di frutta, con Grazia Capraro, Marco Celli, Adalgisa Manfrida e Michele Ragno, per la regia di Francesco Colombo, riserva un tocco di originalità e genialità che genera sul pubblico stupore e divertimento.

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Immaginiamo una notte al museo: la fissità silenziosa delle opere d’arte e il rumore proveniente dai lenti sospiri annoiati del custode di turno regnano sovrani nella sala addormentata. Così pare, almeno.

Immaginiamo, ora, la Galleria Borghese di Roma in tutto il suo fascino monumentale e al centro un fanciullo incorniciato e immobile col suo cesto di frutta in mano, illuminato solo dalle luci di cortesia di un luogo ormai chiuso al pubblico. È Mario Minniti ritratto dal maestro Caravaggio in quel suo dipinto dal titolo Fanciullo con canestro di frutta.

Cosa sente un quadro? Che direbbe se potesse parlare? Apostroferebbe malamente la guida boriosa e saccente che ogni giorno sfoggia la sua presunta conoscenza di questa o quell’opera d’arte?

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Il nostro Mario Minniti, interpretato da un espressivo Marco Celli, conosce ormai l’inganno della guida e dello studioso d’arte che tutto pretende di sapere tranne la reale verità: cosa veramente sia l’opera e chi sia lo stesso artista.

Dalla domanda esistenziale per eccellenza “Chi sono?” inizia una kermesse di quadri, personaggi e artisti che, capeggiati da Minniti, cercano di comprendere il labile confine che si situa fra l’opera e il suo artista. Può l’opera stessa essere considerata l’artista nel momento del suo compimento?

Vediamo, dunque, alcuni quadri animarsi. Dello stesso Minniti i protagonisti de Le stigmate (il Cristo con gli angeli); l’Autoritratto di Van Gogh; la Prima ballerina di Degas; Ophelia di Millais; infine la Gioconda di Leonardo da Vinci.

tsimg_4905Sagacia e inventiva diventano un tutt’uno con la recitazione. Un’esaltazione dell’arte viene così valorizzata da un gioco di quesiti e trasmessa dal desiderio di essere rappresentati per rimanere  sempre sulla scena e immortalati nella bellezza.

L’eternità di una figura dipinta e incorniciata nella tela, in un certo senso, fissa l’anima di tale figura rendendo imperitura la creatura, ma rende immortale anche il soffio artistico del suo creatore. È quello che succede a Minniti stesso che tenta in tutti i modi di scacciare dalla sua tela e dalla sua persona la presenza dell’ingombrante Caravaggio con cui non intende affatto dividere lo status di protagonista.

Pensiero di Minniti-Celli è che l’opera sia l’artista. È solo nel prodotto che c’è arte e realizzazione, il creatore è solo un tramite per il vero artista che si cela in questo o quel quadro.

tsimg_4908Buonissimi i tempi comici dei quattro giovani protagonisti che nello spazio mobile del palco di Villa Ada regalano risate e un po’ di poesia. Lo spettacolo – che ricordiamo è in finale il prossimo 27 settembre al Teatro Quirinetta – è fresco, dinamico, ma al contempo ricco di spunti riflessivi legati anche alle polemiche comuni riguardanti l’arte, nello specifico quella contemporanea, che si inerisce nell’insieme di opere citate grazie al famoso Taglio di Fontana.

Non c’è creatura divina o umana ritratta, allora come riferirsi a questa tela? Dov’è qui l’artista?

Domande esistenziali, pulsioni umane in corpi divini e desideri sono indotti dal personaggio che si crede di dover rivestire. Difficile destreggiarsi all’interno e giungere, per le stesse opere, a una conclusione circa il loro essere, ma di certo si rimane incantati dall’eloquente verbalità e sfondo filosofico che la performance ci invita a seguire.

Una rappresentazione degna di nota, la quale non passerà di certo inosservata sia per l’idea che esprime – la caratterizzazione dall’inanimato all’animato – sia per la forte energia, la quale denota una forte espressione artistica che i giovani attori comunicano in modo gioviale e senza sovrastrutture.

Gertrude Cestiè

Foto: Alessandra Notaro

 

 

 

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