La legge dei denari

Shakespeare visto attraverso le maschere della Commedia dell’Arte

La neonata Compagnia TradirEfare Teatro, al Roma Fringe Festival, porta in scena Il mercante di Venezia, rivisitando la tragicommedia attraverso il linguaggio della Commedia dell’Arte. Portatrice di questo antico modo di produrre spettacolo, recupera il metodo di lavoro dei comici italiani

La Commedia dell’Arte rappresenta uno dei periodi più fecondi e largamente studiati della storia del teatro sia per il costante rapporto dell’attore con sé stesso e con il personaggio-maschera, sia per il dialogo mantenuto con lo spettatore attraverso l’interazione, sia per le improvvisazioni degli attori che seguivano un canovaccio di storia arricchendolo di continuo.

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La giovane Compagnia TradirEfare Teatro si è promessa di indagare questo genere teatrale divulgando il suo linguaggio mediante i testi dei grandi poeti. Restituiti, questi, alla tradizione scenica della commedia, lasciano immutato il loro significato universale, sono traslati nell’universo delle maschere e dei lazzi, della giocoleria e dell’improvvisazione, del riso e del sollazzo.

Il mercante di Venezia è, come noto, una commedia dalle tinte fosche. Essa comunque ben si presta al gioco proposto dalla compagnia, che affronta bene il capolavoro d’oltremanica, mutando lo strozzino ebreo in un Pantalone (maschera veneziana del mercante avaro), Bassanio e Graziano rispettivamente in Capitano e Arlecchino e Nerissa in Colombina.

La trasposizione di Irene Scialanca e Federico Moschetti rimane incentrata sul plot principale della commedia originale tagliando gli intrecci secondari: Bassanio, innamorato della nobile Porzia, chiede un prestito a Shylock per poterla corteggiare. Egli offre come garanzia la restituzione delle future ricchezze di Antonio (qui Antonia), che subirà, però, inaspettatamente la perdita delle stesse. Il contratto stipulato prevede che l’usuraio possa pretendere 30 libbre di carne dell’odiata Antonia in caso di mancata restituzione: la scaltrezza di Porzia, però, porterà il lieto fine nella storia.

_dsc5735Bassanio, interpretato da un bravo Gabriele Tacchi, è una delle colonne portanti dello spettacolo (ci piace dire che Tacchi sia un sostituto, a dimostrazione della capacità dell’attore di adattarsi a una nuova situazione): a lui fa da compare Graziano, una Irene Scialanca in veste di Arlecchino, con la quale si crea un buon rapporto scenico che fa spesso sorridere.

Porzia e Nerissa, i loro contraltari femminili, interpretati da Cinzia Antifona e Federica Guzzon, soffrono purtroppo di minore connessione tra loro. Valentina Conti, nelle vesti di Antonia, sfoggia buone doti acrobatiche e di giocoleria vivaci, mentre Federico Moschetti ben calza i panni di Shylock. Le musiche rispecchiano anch’esse le antiche tradizioni italiche: Malarazza è, difatti, la colonna sonora dell’intera pièce.

Lo spettacolo rappresenta un coraggioso e riuscito tentativo di indagare con differenti registri i capolavori del teatro moderno: tenta una commistione tra generi diversi – riuscendo nel suo intento – con una performance che non ci ha annoiato e che ci ha strappato più di un sorriso.

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Rispetto ai coevi spettacoli di commedia dell’arte c’è una gran verbosità e momenti di più alto registro drammatico (il celebre monologo di Shylock, su tutti) che vengono svincolati dai canoni della commedia dell’arte e riportati sul piano del teatro di parola.

La distanza con il pubblico ha reso, però, sofferenti gli attori, privandoli della possibilità di accoglierlo letteralmente in scena e coinvolgerlo nell’azione, in quanto lo spettacolo è adatto alle piazze. Tuttavia i momenti di dialogo con lo spettatore non son mancati, soprattutto nei momenti di presenza in scena di Porzia e Nerissa.

Ci piace sottolineare come, al di là della performance data, sia ben tangibile l’amore e il rispetto dei componenti della giovane compagnia per la maschera, da tutti ringraziata e presentata al pubblico alla fine della storia per permetterle di raccogliere gli applausi. Ci auguriamo di vederli migliorati, più coesi e più avvincenti in un futuro prossimo.

Maurizio De Benedictis

Foto: Sergio Battista

 

 

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