Right on!

Il teatro fisico in scena

“Ciascuno la porta in sé la peste. Il microbo è cosa naturale. Il resto, la salute, l’integrità, la purezza, sono un effetto della volontà, e di una volontà che non si deve mai fermare.” Un grido a liberarci dal malessere, a curare la giustizia affinché di errori non siano più legittimi

Daniela Marcozzi ha partecipato al Roma Fringe Festival 2016, con la sua rappresentazione Right on!, prodotta a Berlino nel 2015. Grazie al supporto artistico di Practical Works Peter Rose, la performer si ispira a fatti realmente accaduti in Italia nel 2012.

Ci racconta, infatti, la vicenda di tre suoi cari amici accusati di associazione sovversiva con finalità di terrorismo internazionale; trattenuti per un anno in carcere preventivo – secondo la legge anti-terrorismo 270bis – senza processo. Attualmente la maggior parte delle accuse sono state ritirate in quanto inconsistenti.

_dsc0220

L’esibizione si basa essenzialmente sul teatro fisico. Questo genere di rappresentazione teatrale contestualizza la narrazione attraverso mezzi fisici, affidandosi integralmente al movimento fisico, unificandolo, semmai, al testo per trasmettere la storia. Il linguaggio del corpo, dunque, diventa molto importante: si parla mediante i gesti delle mani, il percorso del pensiero e altre caratteristiche fisiche.

Daniela Marcozzi recita in inglese. Il suo intento è farci riflettere sull’uso della legge come strumento di controllo e repressione prendendo spunto da La Peste – 1947 – di Albert Camus, che rientra nella produzione dello scrittore definita ciclo della rivolta. Infatti, il libro è una metafora del male e, specificamente, del nazismo.

14053771_1837216479842043_3206550696735703796_oRight on!, che in ambito politico-sociale significa essere sensibile a tematiche sociali e essere politicamente corretto, incita a un grido. Un’incitazione fatta di rabbia, di concetti sui quali bisogna soffermarsi per comprendere dinamiche a noi sconosciute.

Sulla destra del palco la Marcozzi, seduta su una sedia, declama il monologo in inglese, mentre su un pannello alle sue spalle viene proiettata la traduzione: purtroppo poco comprensibile per via del colore utilizzato, il blu chiaro. Se la scelta fosse ricaduta sul bianco, più idoneo e leggibile, la performance stessa avrebbe acquistato più valore.

_dsc0284

Prima ancora l’artista si è espressa, con il suo corpo, in mimiche e movenze. Danzando con due coperchi in mano, a simboleggiare la giustizia, di seguito si inginocchia a terra. Su un coperchio ci sono delle foto, sull’altro, una mela – simbolo della tentazione e del male – la quale viene poi addentata con voracità. Successivamente, l’artista sviluppa il suo concetto cercando di sviscerare il significato sia del monologo, sia dei fatti accaduti nel 2012 attraverso altre simbologie e movimento del corpo che, in ogni caso, sembrano slegati dalla recitazione stessa.

Non è un’esibizione di facile comprensione quella di Right on!. Possiamo definirla visiva e tragica, ma considerandola un esperimento ardito, non siamo in grado di sapere quanto sia arrivato al pubblico di tale esperimento; poiché complesso, possiamo considerare che al linguaggio moderno ci dobbiamo ancora abituare.

Annalisa Civitelli

Foto: Valeria Scorsa

 

 

Licenza Creative Commons

Quest’ opera di

https://brainstormingculturale.wordpress.com/
è concesso in licenza sotto la
Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Unported

Based on a work at brainstormingculturale.wordpress.com

Annunci