Shakespeare kills radio stars

La sofferenza è sempre un guadagno per qualcuno

La sperimentazione in scena non sempre ha valenza positiva. Di questo bisogna prendere atto, in quanto non sempre lo spettatore riesce a essere condotto verso il messaggio che lo spettacolo vuole dare, uscendone confuso, destrutturato e, dunque, privo di immaginazione 

Sulla scia della celebre canzone Video Killed the Radio Stars, del gruppo new wave britannico The Buggles, la Compagnia Matutateatro presente al Roma Fringe Festival 2016 ci fa assistere a una performance decisamente fuori dagli schemi.

L’intento è proporre al pubblico un concerto basandosi unicamente sulle parole di Shakespeare,  omaggiandolo a 400 anni dalla morte. Lo spettacolo ha esordito lo scorso 23 aprile (data della ricorrenza) a Sezze, in occasione della rassegna Polline.

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Alessandro Balestrieri, curatore della regia, autore del testo e interprete di Shakespeare kills radio stars, afferma: «Inizialmente immaginavo di fare un concerto: musiche originali con testi shakespeariani. Poi facendo incontrare questi due elementi è successo qualcosa. Le immagini, potentissime, della scrittura di Shakespeare hanno preso a sgomitare, a pretendere di esistere. Sono venuti fuori i personaggi. Così mi sono ritrovato tra le mani un non-concerto che è anche un non-spettacolo. Perché è entrambi e allo stesso tempo non lo è».

Possiamo, infatti, partire proprio da questo concetto. Sul palco vediamo l’attore vestito con fogge quattrocentesche, in nero e camicia bianca, e con un paio di scarpe con il tacco. Inizialmente declama al microfono i versi di Shakespeare, intonando qualche vocalizzo.

Sulle basi musicali di Riccardo Romano e dello stesso Balestrieri, l’attore impersona il Bardo, che si trasforma nei suoi personaggi. Nel corso della rappresentazione riconosciamo alcune opere, come per esempio Sogno di una notte di mezza estate (richiamato dalla testa d’asino indossata dall’attore in scena) e Romeo e Giulietta.

1-logoUna forma di spettacolo-concerto pop che non convince appieno, poiché non si comprendono né il fine né il senso che l’autore desidera trasmettere. Grottesco è il termine esatto per definirlo.

Giocando con l’asta del microfono in modo dissacrante, Balestrieri, forse riprende l’idea dei concerti new wave, senza, a nostro avviso, riuscire nell’intento.

Certo, si avverte il richiamo a tutti i più nobili temi a cui il Bardo ci ha abituati, ma le trovate dell’autore non sembrano abbastanza incisive, perché la poetica shakesperiana rimane solo in sottofondo, senza però riuscire ad emergere compiutamente.

Di fronte a questo esempio di teatro, rimaniamo nella più profonda curiosità di vedere recitare gli artisti in altri ambiti, quantomeno per capire se sono veramente all’altezza del loro mestiere.

Annalisa Civitelli

Foto: Civitas Creativa AC

Disegno suoni: Francesco Pantaneschi; Disegno luci: Jessica Fabrizi

 

 

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